Accordo di mediazione e successivi riflessi operativi

di Antonino Russo

Pubblicato il 12 aprile 2012

l'articolo riassume i contenuti espressi, in tema di accordo sulla mediazione, dalla Direzione Centrale Affari Legali e Contenzioso dell’Agenzia Entrate: la pubblica amministrazione dimostra a chiare lettere di riporre estrema fiducia nell’aspetto deflattivo del contenzioso che sottende all’istituto vigente dal 1 aprile 2012

L’Agenzia Entrate - rappresentando , nella Circolare n. 9/e del 19 marzo 2012, ai propri uffici periferici le direttive in tema di mediazione ex art. 17-bis D.lgs n.546/92 e relativo contraddittorio - esterna fermamente il precipuo intento deflativo ritenuto afferente il procedimento che ha fatto il suo recentissimo ingresso nel nostro ordinamento tributario.

Infatti, l’ AE indica che l’Ufficio – dopo le valutazioni sull’eventuale possibilità di ricorso all’istituto dell’autotutela – anche in caso di mancata proposizione di istanza di mediazione, da parte del reclamante-contribuente, valuta l’opportunità di comunicare al contribuente una propria proposta di mediazione ovvero avvia un contraddittorio con quest’ultimo evidentemente improntato a vagliare, secondo caratteri di celerità e efficacia, ogni fondata ipotesi deflativa e preventiva della lite.

L’invito non necessita di particolari formalità potendo giungere nella sfera cognitiva del destinatario mediante comunicazione da effettuarsi per mezzo di posta elettronica ordinaria1.

L’esito del contraddittorio – che si svolge, secondo le aspettative dell’AE, possibilmente nell’ambito di un solo incontro – viene descritto in un apposito verbale2.

In vero, il legislatore dell’art. 17-bis in commento non ha inteso regolamentare le procedure di documentazione del contraddittorio. Pur tuttavia, la prima direttiva interpretativa ufficiale dell’Agenzia Entrate si è opportunamente occupata della questione, disponendo la formalizzazione del contraddittorio nell’intento evidente di rispettare pienamente quel dialogo tra Fisco e contribuente che pur mette potenzialmente in discussione la pretesa fiscale.

E’ indubbio il pregio di conferire, da parte dell’AE, al contraddittorio i caratteri tipici di quel giusto procedimento amministrativo che trova garanzia nei precetti costituzionali di legalità e di imparzialità amministrativa.

Del resto, l’indicazione fornita dall’AE appare conforme ai parametri europei che tendono a valorizzare il contraddittorio3.

L’interlocutore di parte pubblica nella fase del contraddittorio è l’Ufficio Legale4 di appartenenza dell’impositore.

Questo in ragione del fatto che, ai sensi del comma 5 dell’articolo 17-bis del D.Lgs. n. 546 del 1992, la trattazione dell’istanza di mediazione (effettuabile solo da “strutture diverse ed autonome da quelle che curano l’istruttoria degli atti reclamabili”) sono state individuate, dall’AE, negli Uffici legali delle Direzioni provinciali e regionali.

Nella fase del contraddittorio “da mediazione” l’Ufficio (unitamente alla parte) andrà alla ricerca di elementi non noti, sopravvenuti o comunque non presi in considerazione nel caso di precedente (ed eventuale) tentativo di definizione di cui al D.Lgs. n. 218 del 1997. In questo caso, secondo l’AE, possono assumere rilevanza: i motivi del ricorso che evidentemente anticipano la fase contenziosa5, i documenti presentabili ma non disponibili (o non esibiti) dal contribuente in fase di accertamento con adesione, la formazione di nuovi orientamenti giurisprudenziali.

Stante l’intangibilità del potere del contribuente di sottoscrivere personalmente l’accordo di mediazione, questi può partecipare personalmente al contraddittorio oppure conferire procura al proprio delegato.

Il riferimento , citato dalla Circ. N.9/e del 2012, è alla procura speciale ex art. 63 del d.p.r. n.600/736, che disciplina la rappresentanza e l’assistenza dei contribuenti presso gli uffici finanziari.

Così la rappresentanza e l’eventuale stipula della mediazione sarà possibile solo mediante il conferimento, al professionista, di una procura speciale7 che, sempre secondo l’AE, può essere prevista anche nell’ambito della procura alle liti qualora il contribuente decidesse di affidarsi alla assistenza tecnica difensiva di soggetti iscritti in specifici Albi professionali.

Il richiamo all’art. 63, citata fonte, dovrebbe sottintendere alla possibilità di delegare – solo in una fase amministrativa quale il contraddittorio da mediazione - anche i soggetti che non siano in possesso di determinati requisiti tecnici e professionali (titolo di studio, iscrizione ad albi professionali); del resto, anche la sede (ufficio finanziario) di espletamento di tale forma di mandato segna un’altra differenza molto rilevante sia con la procura ex art. 83 e segg. c.p.c. sia con l’incarico