Parametri e studi di settore: l’inerzia del contribuente fa vincere il Fisco

di Gianfranco Antico

Pubblicato il 9 marzo 2012

in caso di accertamento parametrico, il contribuente che non si presenta al contraddittorio rischia di pregiudicare le proprie chances di difesa anche in sede processuale

Con ordinanza n. 1153 del 27 gennaio 2012 (ud. 15 novembre 2011) la Corte di Cassazione Civile, ha dato ragione al Fisco, sul ricorso proposto dai contribuenti avverso la sentenza con cui la C.T.R. della Calabria, in accoglimento dell'appello dell'Ufficio, riformava la sentenza di primo grado che aveva accolto il ricorso introduttivo.

Il vero nocciolo della questione per il contribuente è dato dal fatto che l’A.F. non avrebbe motivato in sede provvedimentale nè provato in sede processuale le ragioni dell'applicabilità alla fattispecie dei parametri invocati - "laddove, come nel caso in questione, l'accertamento è effettuato a carico di chi opera in un sistema economico a prezzi amministrati e/o in un contesto socio-economico caratterizzato dalla diffusa concorrenza di similari attività svolte abusivamente e/o con un valore reale dei beni strumentali basso (come si evince dal rapporto tra le immobilizzazioni cartolari e le bassissime quote di ammortamento), utilizzando gli schemi previsti dai d.p.c.m. del 29.01.1996 e del 27.03.1997, l'Autorità Finanziaria è tenuta a motivare adeguatamente il provvedimento di avviso e, in fase processuale, a sopportare il preciso onere probatorio fissato dall'art. 2697 c.c. (onde dimostrare la presunta evasione fiscale) ovvero a dedurre indizi gravi, precisi e concordanti che giustificano il ricorso alle presunzioni semplici ?".

La Suprema Corte, quanto alla censura concernente l'asserita erronea applicazione dei principi in materia di onere della prova, rileva che le SS.UU., con sentenza n. 26635 del 2009, hanno affermato che la procedura di accertamento tributario standardizzato mediante l'applicazione dei parametri o degli studi di settore costituisce un sistema di presunzioni semplici, la cui gravità, precisione e concordanza, pur non essendo ex lege determinata dal mero scostamento del reddito dichiarato rispetto agli "standards" in sè considerati, "nasce in esito al contraddittorio, da attivare obbligatoriamente, pena la nullità dell'accertamento, con il contribuente, il quale, in tale sede, ha l'onere di provare, senza limitazione alcuna di mezzi e di contenuto, la sussistenza di condizioni che giustificano l'esclusione dell'impresa dall'area dei soggetti cui possono essere applicati gli standards o la specifica realtà dell'attività economica nel periodo di tempo in esame".

La Corte evidenziare, altresì, che, secondo quanto si legge nella sentenza impugnata (non specificamente censurata sul punto), "l'Ufficio, in considerazione del fatto che i ricavi dichiarati erano inferiori a quelli calcolati, ha invitato il contribuente ad esporre e documentare i fatti e le circostanze idonee a giustificare lo scostamento dei ricavi dichiarati da quelli determinati con l'applicazione dei parametri. A fronte di tale formale invito l'appellato non ha fornito alcun elemento idoneo a gi