E' reato registrare fatture false

Con sentenza n. 1894 del 18 gennaio 2012 (ud. 12 ottobre 2011) della Corte di Cassazione Penale, Sez. III, è stato ritenuto che la sola registrazione della fattura falsa, non ancora inserita in dichiarazione, perché intervenuti i controlli del Fisco, costituisce reato.
 
IL FATTO
Nell’ambito di indagini tributarie svolte dalla Guardia di Finanza, erano emersi gravi indizi di reati fiscali, consumati da diversi soggetti in concorso tra loro nel periodo tra il 2005 e il 2008 e consistenti, in particolare, nell’emissione continuata di fatture false per importi elevatissimi a fronte di operazioni in tutto o in parte inesistenti, tramite tre società di comodo.
Fatture che erano ricevute e annotate in contabilità. A ciò si aggiungevano dichiarazioni fraudolente con l’uso di fatture o altri documenti in tutto o in parte inesistenti, per l’indicazione di elementi passivi fittizi al fine di evadere le imposte sui redditi, in relazione agli esercizi finanziari da 2005 a 2007.
 
Il ricorso in Cassazione
L’indagato ha proposto ricorso per cassazione, chiedendone l’annullamento e lamentando, con unico motivo di impugnazione, l’erronea applicazione dell’art. 9, del D.Lgs. n. 74 del 2000.
Ad avviso della difesa – la quale richiama le sentenze Cass., sez.un., 7 novembre 2000, n. 27, e 28 ottobre 2010, n. 1235/2011, nonchè Corte costituzionale n. 49 del 2002 – “poichè secondo la prospettazione accusatoria le società facenti capo all’indagato si sarebbero avvalse dei documenti contabili predisposti da altra società, non sarebbe configurabile il reato di cui all’art. 8 del D.Lgs. medesimo, a lui contestato. A sostegno della sua ricostruzione, la difesa richiama il principio giurisprudenziale secondo cui il D.Lgs. n. 74 del 2000, art. 9, esclude, in deroga all’art. 110 c.p., la configurabilità del concorso dell’emittente nel reato di dichiarazione fraudolenta commesso dall’utilizzatore e soprattutto, del concorso dell’utilizzatore nel reato di emissione anche in caso di preventivo accordo, con la conseguenza che, per l’emittente, la successiva utilizzazione da parte di terzi configura un postfatto non punibile, mentre per l’utilizzatore, che se ne avvalga nella dichiarazione annuale, il previo rilascio costituisce un antefatto pur irrilevante penalmente. Erroneamente dunque – prosegue il ricorrente – il Tribunale avrebbe interpretato il sistema normativo nel senso che l’utilizzatore di documenti o fatture emesse per operazioni inesistenti concorre con l’emittente, non essendo applicabile, in tal caso, il regime derogatorio previsto dal D.Lgs. n. 74 del 2000, art. 9”.
 
LA SENTENZA
La Suprema Corte ha ritenuto infondato il ricorso e di conseguenza rigettato.
Nel caso di specie, il soggetto si è limitato ad annotare le fatture false (prodotte da altri col suo concorso) in contabilità, senza inserirle in dichiarazione, non avendo potuto effettuare tale inserimento perchè gli accertamenti sono stati effettuati prima della scadenza del termine per la presentazione della dichiarazione stessa.
Per la Corte, “l’ipotesi in esame è, dunque, differente da quella del concorso tra chi ha emesso una fattura e chi l’ha utilizzata nella dichiarazione fiscale; concorso la cui confìgurabilità è esclusa dal D.Lgs. n. 74 del 2000, art. 9, comma 1, lett. b). Diversamente opinando, si giungerebbe a creare un’area di impunità per quei soggetti che abbiano concorso nell’emissione di documenti per operazioni inesistenti, limitandosi ad annotarli in contabilità, senza utilizzare tali documenti nella dichiarazione relativa all’imposta indicando elementi passivi fittizi: tali soggetti sarebbero, infatti, esclusi sia dall’ambito di applicazione dell’art. 8, che punisce l’emissione di documenti inesistenti, sia da quello dell’art. 2, che richiede, oltre all’annotazione dei documenti nelle …

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