Obbligo di convocazione in caso di accertamento con adesione?

 
Con ordinanza n. 29127 del 28 dicembre 2011 (ud 22 novembre 2011), la Corte di Cassazione ha confermato che – in sede di accertamento con adesione – la convocazione del contribuente non è obbligatoria.
 
 
 
Fatto e diritto
 
L’ordinanza trae origine dal ricorso proposto dall’Agenzia delle Entrate avverso la sentenza n. 143/18/2008 della CTR di Palermo – Sez. di Catania del 03.04.2008, depositata il 26.06.2008, che riformando la sentenza di primo grado, ha annullato due cartelle esattoriali emesse a seguito di accertamenti definitivi relativi agli anni 1998 e 1999 per le imposte IRPEF, IRAP e IVA.
 
Secondo la CTR l’iscrizione a ruolo sarebbe stata illegittima perchè l’Ufficio, in violazione del disposto dell’art. 6 del D.Lgs. n. 218 del 1997 aveva omesso di invitare il contribuente a comparire a seguito dell’istanza di accertamento con adesione dal medesimo presentata.
 
L’Amministrazione finanziaria deduce il vizio di violazione di legge ex art. 360 c.p.c., n. 3, – con riferimento al D.Lgs. n. 218 del 1997, art. 6, cc. 2 e 4, – e afferma che la CTR avrebbe violato tali disposizioni ritenendo che la mancata attivazione del contraddittorio sull’istanza di accertamento con adesione presentata dal contribuente (e quindi il mancato invito del contribuente medesimo a comparire) determini l’illegittimità degli atti impositivi e della conseguente cartella di pagamento.
 
 
 
L’ordinanza della Corte di Cassazione
 
La Corte ha giudicato manifestamente fondato il ricorso delle Entrate, “perchè il principio di diritto espresso nella sentenza gravata, secondo cui l’omissione dell’obbligo dell’Ufficio di procedere alla convocazione D.Lgs. n. 218 del 1997, ex art. 6, determinerebbe la illegittimità degli atti impositivi e delle conseguenti cartelle di pagamento, è stato giudicato erroneo dalle Sezioni Unite di questa Corte, che, con la sentenza n. 3676/2010, hanno affermato l’opposto principio che in tema di accertamento con adesione, la mancata convocazione del contribuente, a seguito della presentazione dell’istanza D.Lgs. 16 giugno 1997, n. 218, ex art. 6, non comporta la nullità del procedimento di accertamento adottato dagli Uffici, non essendo tale sanzione prevista dalla legge”.
 
 
 
Brevi riflessioni
 
La questione oggi affrontata e risolta positivamente per il Fisco non è certamente nuova.
 
Già con sentenza n. 28051 del 30 dicembre 2009 (ud. del 23 novembre 2009) la Corte di Cassazione aveva dato ragione all’Amministrazione finanziaria sulla questione relativa all’obbligatorietà o meno dell’invito, da parte dell’ufficio, nel caso di presentazione di istanza di adesione, ex art. 6, c. 2, del D.Lgs. n. 218/97. Affermava la Corte, che “la formulazione del testo di legge induce a ritenere che la convocazione del contribuente, a seguito della sua richiesta, non costituisca per l’ufficio un obbligo, ma soltanto una facoltà, da esercitare in relazione ad una valutazione discrezionale del carattere di decisività degli elementi posti a base dell’accertamento e della opportunità di evitare la contestazione giudiziaria”. Infatti, “l’’istanza di audizione invero non priva di efficacia l’accertamento, ma ne sospende soltanto il termine di impugnazione di 90 giorni, decorsi i quali, senza che sia stata perfezionata la definizione consensuale, esso diviene definitivo, salva l’impugnazione”. E’ solo col “perfezionamento della definizione” che l’avviso di accertamento perde efficacia.
 
Inoltre, per la Corte l’ufficio può escludere “l’opportunità di una composizione bonaria”, e quindi “l’obbligo della convocazione costituirebbe un inutile appesantimento dell’attività amministrativa&…

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