Studi di settore: niente overruling senza imprevedibilità

di Valeria Fusconi

Pubblicato il 14 gennaio 2012

analisi di un'interessantissima sentenza di Cassazione che illustra come il principio dell'overruling tipico della common law possa influire anche sulla giurisprudenza italiana in tema di studi di settore (Valeria Fusconi e Eleonora Bartolotta)

La Suprema Corte, con l’ord. n. 23017 del 4 novembre 2011 (ud. del 29 settembre 2011) chiarisce i caratteri principali dell’overruling, attraverso una riflessione sull’applicabilità dell’effetto scusante tipico dell’istituto nel campo degli studi di settore.

 

La pronuncia trova duplice giustificazione (sostanziale e formale) rispettivamente:

1) nella natura meramente presuntiva del parametro dello studio di settore;

2) nella struttura del procedimento logico abrogativo del precedente vincolante (c.d. overruling), alla luce delle caratterizzazioni sue proprie ed in ragione delle motivazioni - di fatto e di diritto – che costituiscono il presupposto di legittimità del mutamento di interpretazione giurisprudenziale determinatosi.

 

Infatti, la funzione generale dell’istituto dell’overruling è quella di “espellere” dalle fonti del diritto - con efficacia retroattiva - il precedente orientamento interpretativo vincolante, introducendo una nuova e diversa regola iuris, principalmente, allo scopo di adeguare l’interpretazione giuridica ai mutamenti, di fatto e di diritto, nel frattempo intervenuti.

 

Ora, benché l’overruling sia un istituto tipico del common law, di recente, anche la giurisprudenza nazionale ne ha riconosciuto l’importanza1, distinguendo nell’ordinamento nazionale le varie ipotesi di mutamenti: a) conseguenti a giurisprudenza cd. “evolutiva”, volta ad accertare il significato assunto dalla norma nel momento in cui il giudice è tenuto a farne applicazione; b) relative alla interpretazione c.d. “correttiva”, con la quale il giudice torna sul testo della disposizione normativa al fine di desumerne un significato ulteriore e diverso rispetto a quello consacrato nel precedente orientamento interpretativo, indipendentemente dalla considerazione delle vicende evolutive che hanno interessato la norma2.

Ciò che emerge è il carattere (comune ad entrambe le fattispecie) dell’imprevedibilità del mutamento interpretativo giurisprudenziale rispetto all’orientamento consolidatosi nel tempo.

 

Proprio su questo tema si concentra l’attenzione dei giudici nella decisione in commento, sul presupposto fattuale della sentenza di secondo grado che aveva dichiarato l’illegittimità dell’atto di accertamento effettuato, per l’anno 1996, a carico di un S.n.c., in ragione dei corrispettivi certificati dal registratore di cassa della società contribuente, dedotti nel giudizio di merito in opposizione alla presunzione di cui all’art. 3, cc. 186 – 189, L. 549/1995. Il chiarimento della Corta arriva dalla necessità di disconoscere la richiesta dell’Erario di attribuire efficacia scusante all’overruling, disapplicando la regol