Riforma della Giustizia Tributaria: i dieci principi fondamentali da rispettare

di Maurizio Villani

Pubblicato il 19 marzo 2022

La Riforma della Giustizia Tributaria è sempre tra le priorità del Governo.
Si va sempre più verso la figura professionale dei giudici tributari ma non solo: esaminiamo i dieci principi da rispettare nell'ambito della sua riforma strutturale.

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riforma della giustizia tributariaIl Ministero dell’economia e delle finanze (MEF) ed il Ministero della Giustizia, dopo la relazione finale del 30 giugno 2021 della Commissione interministeriale per la riforma della giustizia tributaria, conclusa con due opzioni contrastanti, hanno deciso di istituire un Gruppo tecnico operativo avente il compito di predisporre, entro il 15 aprile 2022, uno schema normativo per la decisiva riforma strutturale della Giustizia tributaria, prevista dal PNRR.

Intanto, in questi giorni, le Commissioni Riunite Finanze e Giustizia del Senato stanno proseguendo le audizioni in merito ai vari disegni di legge di riforma della giustizia tributaria presentati dai vari schieramenti politici.

La riforma della giustizia tributaria torna dunque tra le priorità del Governo e si va verso una figura professionale dei giudici tributari, come indicato dal Ministro Franco nell’audizione del 23 febbraio 2022 al Senato sullo stato di avanzamento dei progetti legati proprio al PNRR.

Nel progetto di riforma la giustizia tributaria deve continuare ad essere un’esclusiva giurisdizione di controllo dell’esercizio del potere di applicazione dei tributi e deve continuare ad essere portatrice di una cultura speciale della giurisdizione che non è assimilabile a quella né del giudice civile né di quella amministrativa né del cultore dell’economia aziendale e della contabilità dello Stato.

Infatti, con l’importante ordinanza n. 144 del 20-23 aprile 1998, la Corte Costituzionale ha stabilito il seguente principio, a seguito di una mia eccezione fatta alla Commissione Tributaria Provinciale di Lecce:

“che per le preesistenti giurisdizioni speciali, una volta che siano state assoggettate a revisione, non si crea una sorta di immodificabilità nella configurazione e nel funzionamento, né si consumano le potestà di intervento del legislatore ordinario; che questi conserva il normale potere di sopprimere ovvero di trasformare, di riordinare i giudici speciali, conservati ai sensi della VI disposizione transitoria, o di ristrutturali nuovamente anche nel funzionamento e nella procedura, con il duplice limite di non snaturare (come elemento essenziale e caratterizzante la giurisprudenza speciale) le materie attribuite alla loro rispettiva competenza e di assicurare la conformità a Costituzione, fermo permanendo il principio che il divieto di giudici speciali non riguarda quelli preesistenti a Costituzione e mantenuti a seguito della loro revisione” (principi ripresi dalla Corte Costituzionale con l’ordinanza n. 227 del 20/10/2016).

Quindi, la riforma strutturale della giustizia tributaria non viola assolutamente l’art. 102, secondo comma, della Costituzione, che riguarda l’istituzione di nuovi giudici speciali non certo quelli preesistenti a Costituzione, come le Commissioni tributarie.

Chiarito quanto sopra, vediamo quali, secondo me, devono essere i dieci principi da rispettare nella riforma strutturale della speciale giustizia tributaria.

 

I principi cardine della Riforma della Giustizia Tributaria

Quinta magistratura

La nuova magistratura tributaria deve avere una propria autonomia e deve nettamente distinguersi dalle altre magistrature (ordinaria, amministrativa, contabile e militare).

Deve essere la QUINTA MAGISTRATURA per l’importanza e complessità delle materie trattate, che incidono profondamente nel tessuto economico nazionale (trattano cause di 41 miliardi, 1% del PIL Nazionale).

L’attuale esistenza di un “Ruolo unico nazionale dei componenti delle Commissioni tributarie” (art. 12, comma 4-bis, della Legge n. 44 del 2012, che ha modificato l’art. 4 della Legge n. 183 del 2011 inserendovi il comma 39-bis), non consente di assimilare gli attuali magistrati onorari che operano nelle Commissioni tributarie o negli uffici giudiziari ordinari ad un vero e proprio “ordine giudiziario”.

Infatti, il suddetto ruolo unico nazionale non costituisce un ruolo organico di incardinamento di soggetti legati da un rapporto di pubblica dipendenza, ma solo un ruolo di natura funzionale.

Si deve prevedere la redazione di un codice della giustizia tributaria.

Infine, vale la pena citare la Corte di Cassazione che, nelle conclusioni della Relazione anno 2021, si esprime in questi termini:

“Accanto a numerosissimi giudizi bagatellari che in buona parte si esauriscono nei gradi di merito, vi è un contenzioso di grande rilievo giuridico ed economico, che giunge ineluttabilmente in Cassazione (è questo il motivo per cui mentre da anni le cause tributarie decrescono nei gradi di merito, il flusso dei ricorsi per cassazione è sostanzialmente stabile).

Nel 2021 il valore delle cause trattate dalla sezione tributaria della Corte ha superato 9 miliardi di euro, con un tasso di accoglimento dei ricorsi nei confronti delle decisioni delle Commissioni tributarie regionali di gran lunga più elevato di quello del contenzioso ordinario […].

Vi è un larghissimo consenso sulla necessità di riformare la giustizia tributaria affidandola a giudici che la trattino a tempo pieno, mentre oggi per i componenti delle Commissioni (a cominciare dai magistrati che sono circa 1.450) è un secondo lavoro. Sarebbe un passaggio cruciale.

Delle 40.756 cause civili definite quest’anno dalla Corte, 15.518 sono in materia tributaria (il 38,1% del totale) e quasi metà dell’arretrato attiene a questa materia. Una riforma reale della giustizia tributaria è forse l’atto più di ogni altro in grado di incidere sui problemi del giudizio di legittimità, riequilibrando il vertice del sistema giudiziario”.

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A cura di Avv. Maurizio Villani

Sabato 19 marzo 2022

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