Cessione di ramo d’azienda e interpello qualificatorio

di Fabio Carrirolo

Pubblicato il 11 gennaio 2021



Cessione di azienda e ramo d’azienda: dagli elementi che le caratterizzano agli effetti impositivi. Nel contributo si esaminano alcuni aspetti fondamentali di questa operazione straordinaria: la definizione di azienda e gli effetti fiscali sia per le dirette che per l'IVA

Cessione di azienda e di ramo d'azienda: quali differenze

Cessione ramo aziendaLa cessione di aziende e rami d’azienda si caratterizza per:

  • l’onerosità della transazione, ossia la pattuizione di un corrispettivo dovuto dal cessionario;
     
  • il trasferimento a titolo definitivo del complesso aziendale (o di un suo ramo).

Quanto agli effetti impositivi, occorre considerare che la cessione di singoli beni effettuata da un soggetto che esercita attività di impresa può essere soggetta ad IVA, mentre la cessione unitaria dell’azienda o del ramo aziendale fuoriesce dall’ambito applicativo di tale imposta e va assoggettata ad imposta proporzionale di registro.

La cessione dell’azienda o del ramo d’azienda rappresenta anche una fattispecie imponibile ai fini delle imposte sui redditi, dato che con essa i beni soggetti al regime del reddito di impresa fuoriescono dalla sfera giuridica del cedente, rendendo imponibili gli eventuali plusvalori latenti.

La sussistenza di un’azienda, con tutte le conseguenti implicazioni tributarie, può essere oggetto di interpello qualificatorio: tale è appunto il caso oggetto di precisazioni da parte dell’Agenzia delle Entrate nella recente risposta ad interpello n. 546/2020.

Dello stesso autore puoi leggere: "Cessione d’azienda con riserva di proprietà e successiva risoluzione del contratto"

 

Definizione di azienda: azienda sì o no?

L’azienda, ai sensi dell’art. 2555 del codice civile, un’universalità di beni (materiali e/o immateriali), ai quali l’imprenditore imprima una “direzione” unica per una finalità relativa all’esercizio dell’impresa, ossia alla produzione e allo scambio di beni e servizi (essa è infatti definita come il “complesso di beni organizzati dall’imprenditore per l’esercizio dell’impresa”).

Gli elementi centrali nella definizione del concetto di azienda sono costituiti:

  • dal requisito dell’organizzazione dei beni, ossia il collegamento funzionale fra i beni di un complesso produttivo unitario;
     
  • dal requisito della strumentalità dei beni del “compendio” per l’esercizio dell’impresa, nel senso che se è configurabile un’impresa senza azienda, non appare invece possibile parlare di azienda al di fuori di un contesto di tipo imprenditoriale.

Tra gli elementi che concorrono a formare l’azienda devono ricomprendersi – secondo l’interpretazione più condivisibile - tutti i beni materiali e immateriali, ivi inclusi i rapporti obbligatori, ma con l’esclusione dei debiti.

Infatti, rispetto ai cespiti materiali e immateriali che possono essere trasferiti con l’azienda, le passività costituiscono semmai un “accollo contestuale”, ossia una pattuizione distinta da quella strettamente qualificabile come trasferimento d’azienda, ma stipulata nell’ambito di un accordo contrattuale unitario.

Per tale motivo, esse possono essere poste in diminuzione del valore dell’utilità ricevuta.

Il ramo d’azienda è, in tale contesto, una parte dei beni facenti parte del patrimonio di un soggetto “impresa”, che sono complessivamente coordinati e finalizzati all’esercizio di una determinata attività economica.

Tale soggetto può svolgere più attività (ad esempio, tramite un ramo commerciale e uno finanziario), e quindi può decidere di gestire, trasferire, affittare un solo ramo indipendentemente dall’altro.

In caso di eventi realizzativi che intere