Regime forfetario: la verifica del limite in presenza di contributi

di Vito Dulcamare Giuseppe Dulcamare

Pubblicato il 17 dicembre 2020

Con l’approssimarsi della fine dell’anno, ai contribuenti forfettari che intendono permanere nel particolare regime e agli altri contribuenti che vi intendono accedere dal nuovo anno, si pone la questione di verificare il limite dei ricavi/compensi.
Quest’anno la verifica pare complicata dal gran numero di contributi emanati a seguito dell’emergenza da COVID 19, dei quali nulla è stato detto se concorrono o meno alla determinazione del predetto limite; ma la questione interessa, in genere, tutte i casi in cui il forfettario fruisce di contributi.
L’analisi delle varie discipline induce a ritenere che, per gli esercenti attività d’impresa, devono essere considerati i soli contributi in c/esercizio tassabili, mentre alcun contributo deve essere considerato per i professionisti.

Il limite di applicazione del regime forfetario

regime forfetario verifica limite contributiIl primo presupposto per poter confermare il mantenimento del regime o per poter entrare nel regime del forfait è costituito dall’ammontare dei ricavi o dei compensi.

Infatti, l’art. 1, comma 54, della legge n. 190/2014 prevede che il regime forfetario si applichi alle persone fisiche, esercenti attività d’impresa, arti o professioni, se “hanno conseguito ricavi ovvero hanno percepito compensi, ragguagliati ad anno, non superiori a euro 65.000”.

Ai fini del limite di applicazione:

  • non si considerano gli eventuali maggiori ricavi o compensi dichiarati ai fini dell’eventuale adeguamento agli degli ISA (comma 55Q);
     
  • si considerano i ricavi/compensi di tutte le attività esercitate, con esclusione dei ricavi dell’eventuale attività agricola esercitata nei limiti dell’art. 32 del TUIR;
     
  • i ricavi/compensi si considerano secondo la loro rilevanza fiscale (cassa o competenza) nell’anno di riferimento.

Nel proseguo, in considerazione del differente trattamento fiscale di contributi, si farà prima riferimento ai contribuenti forfettari che siano titolari di reddito e successivamente, ai professionisti.


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Il riferimento ai ricavi

Per quanto riguarda il riferimento ai ricavi dei contribuenti esercenti attività d’impresa, questi vanno individuati sulla base delle seguenti norme:

  • Art. 57 del TUIR, secondo cui costituiscono ricavi anche il valore dei beni destinati ad autoconsumo personale o familiare;
     
  • Art. 85 del TUIR che elenca una serie di componenti positivi costituenti ricavi.

In particolare, l’art. 85 del TUIR prescrive che costituiscono ricavi (c.d. “ricavi tipici”) i seguenti componenti:

a) i corrispettivi delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi alla cui produzione o al cui scambio è diretta l’attività dell’impresa,

b) i corrispettivi delle cessioni di materie prime e sussidiarie, di semilavoratori e di altri beni mobili, esclusi quelli strumentali, acquistati o prodotti per essere impiegati nella produzione.

L’espresso riferimento ai ricavi di cui alle predette lett. a) e b), oltre che per il regime del forfait, vale per i contribuenti che applicano il c.d. regime di vantaggio”, il cui limite è sempre di 30.000 euro, di cui all’art. 27, commi 1 e 2, del decreto legge n. 98/2011, in quanto così espressamente disposto dall’art. 2 del D.M. 2 gennaio 2008.

Per tali soggetti, quindi, i ricavi sono costituiti solo da quelli compresi nelle predette due lettere.

Invece, per applicare il forfait, il citato art. 85 prevede anche che i ricavi comprendano, per la parte che qui interessa, anche i seguenti ulteriori componenti di reddito:

g) i contributi in denaro, o il valore normale di quelli in natura, spettanti sotto quals