Controlli bancari: il convivente more uxorio è equiparato al coniuge

Il tema della presunzione legale delle movimentazioni bancarie operate dal contribuente e dalla sua convivente sul conto bancario cointestato. A chi spetta l’onere di provare che gli elementi desumibili dalla movimentazione bancaria non siano riferibili ad operazioni imponibili? Sono o no equiparabili in questo ambito la convivenza more uxorio e il matrimonio?

controlli bancari convivente more uxorio equiparato coniugeNon è sufficiente ad escludere l’operatività della presunzione legale che deriva dai controlli bancari l’ipotesi di contitolarità del conto con altro soggetto con il quale sussiste uno stabile legame affettivo di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale e non un rapporto di coniugio (convivente more uxorio).

E’ questo sostanzialmente il principio che si ricava dalla lettura dell’ordinanza della Corte di Cassazione n.13505 del 2 luglio 2020.

 

Convivente more uxorio equiparato al coniuge: il fatto

L’Agenzia delle Entrate ha notificato al titolare di una ditta individuale un avviso di accertamento, con il quale, sulla base di accertamenti bancari effettuati, ha rettificato quanto dallo stesso esposto nella dichiarazione relativa all’anno d’imposta 2004, contestando l’omessa dichiarazione di ricavi per Euro 73.630,00, recuperando a tassazione le maggiori imposte IRPEF, IVA ed IRAP ritenute dovute, applicando le conseguenti sanzioni ed interessi.

Il contribuente ha impugnato l’atto impositivo dinanzi alla Commissione tributaria provinciale (CTP) di Brescia, che ha accolto il ricorso.

Proposto avverso la sentenza di primo grado appello da parte dell’Ufficio, la Commissione tributaria regionale (CTR) della Lombardia (sezione staccata di Brescia), ha respinto il gravame.

Avverso la sentenza della CTR l’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per cassazione.

 

Il punto di diritto della Corte di Cassazione

Osserva, innanzitutto, la Corte che la sentenza impugnata, nella parte in cui assume la necessità di operare un distinguo, ai fini dell’applicazione della presunzione legale di cui al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32 e del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 51, tra le movimentazioni operate dal contribuente e quelle riconducibili alla sua convivente sul conto bancario a loro cointestato, si pone in contrasto con la pregressa giurisprudenza della Corte, la quale ha avuto modo di precisare, in tema di IVA, che detta disposizione (così come analogamente il D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32, in tema di imposte dirette):

consente all’Amministrazione finanziaria di procedere alla rettifica della dichiarazione su basi presuntive utilizzando i dati relativi ai movimenti su tutti i conti correnti bancari intrattenuti del contribuente, anche se cointestati ad un terzo estraneo all’impresa, sicchè non è sufficiente ad escludere l’operatività della presunzione legale il mero riferimento alla contitolarità del conto con il coniuge non impiegato nell’azienda ed alla commistione tra consumi familiari ed attività imprenditoriale, essendo necessaria la prova analitica dell’estraneità ai fatti imponibili degli elementi desumibili dalla movimentazione bancaria” (cfr. Cassazione sez. 5, 16 ottobre 2015, n. 20981).

Detto principio – osservano gli Ermellini – riferito ad ipotesi di contitolarità del conto con il coniuge,

è certamente riferibile alla fattispecie in esame nella quale è incontroverso in fatto che tra l’ A. e la V. – per la quale ultima non è stato neppure dedotto che essa fosse titolare di una propria attività costituente fonte di reddito – cointestari del conto sul quale sono state rilevate le principali movimentazioni, esistesse, nell’anno d’imposta al quale si riferisce l’accertamento, uno stabile legame affettivo di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale (si veda, ora la L. 20 maggio 2016, n. 76, art. 1, comma 36), al punto da acquistare un’unità immobiliare per la propria convivenza di fatto”.

Infine, la stessa valutazione della prova offerta dal contribuente come idonea a superare la presunzione legale relativa di cui alle succitate disposizioni

“è inficiata dall’errore di diritto in cui è incorsa la CTR, che – senza peraltro dar conto che le giustificazioni rese dal contribuente erano riferite solo ad alcune delle movimentazioni oggetto di contestazione da parte dell’Amministrazione – non ha…

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