Credito imposta sanificazione: la pulizia degli impianti di condizionamento

Il prossimo 7 settembre scade il termine ultimo per richiedere il cosiddetto credito d’imposta sanificazione. Con la maxi circolare del 20 Agosto il Fisco è intervenuto con ulteriori chiarimenti su due casi dubbi: la certificazione delle attività di sanificazione e la pulitura degli impianti di condizionamento

Credito imposta sanificazione: quadro normativo di riferimento

L’art. 125, del D.L. n. 34/2020, convertito con modificazioni nella Legge n. 77/2020, al fine di favorire l’adozione di misure dirette a contenere e contrastare la diffusione del Covid-19, ha concesso ai soggetti esercenti attività d’impresa, arti e professioni, agli enti non commerciali, compresi gli enti del Terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti, nonché – per effetto della modifica introdotta in sede di conversione in legge – “alle strutture ricettive extra-alberghiere a carattere non imprenditoriale a condizione che siano in possesso del codice identificativo di cui all’articolo 13-quater, comma 4, del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 giugno 2019, n. 58”, un credito d’imposta in misura pari al 60% delle spese sostenute nel 2020 per la sanificazione degli ambienti e degli strumenti utilizzati, nonche’ per l’acquisto di dispositivi di protezione individuale e di altri dispositivi atti a garantire la salute dei lavoratori e degli utenti. Il credito d’imposta spetta fino ad un massimo di 60.000 euro per ciascun beneficiario, nel limite complessivo di 200 milioni di euro per l’anno 20201.

Leggi qui la nostra guida al credito imposta sanificazione

Alla circolare n. 20/E del 10 luglio 20202 ha fatto seguito in questi giorni la circolare n. 25/E del 20 agosto 2020, con la quale l’Agenzia delle Entrate ha fornito ulteriori specifici approfondimenti.

Vediamo, quindi, di fare il punto sulla questione, rilevando le regole dettate e la posizione dell’Amministrazione finanziaria.

Il credito imposta sanificazione e acquisto di dispositivi di protezione: le regole

Il credito d’imposta per la sanificazione e l’acquisto di dispositivi di protezione di cui all’art.125 del D.L.n.34/2020, è circoscritto ai seguenti soggetti:

  • imprenditori individuali e società in nome collettivo e in accomandita semplice che producono reddito d’impresa indipendentemente dal regime contabile adottato;
  • enti e società indicati nell’articolo 73, comma 1, lettere a) e b), del T.U. n. 917/1986;
  • stabili organizzazioni di soggetti non residenti di cui alla lettera d), del comma 1, dell’articolo 73 del T.U. n. 917/1986;
  • persone fisiche e associazioni di cui all’articolo 5, comma 3, lettera c), del T.U .n. 917/1986 che esercitano arti e professioni, producendo reddito di lavoro autonomo ai sensi dell’articolo 53 dello stesso T.U.n.917/1986.
  • enti non commerciali, compresi gli enti del Terzo settore;
  • enti religiosi civilmente riconosciuti3;
  • strutture ricettive extra-alberghiere a carattere non imprenditoriale a condi­zione che siano in possesso del codice identificativo di cui all’art.13-quater, comma 4, del D.L. 30 aprile 2019, n. 34, conv. con modif. dalla L.28 giugno 2019, n. 58 ( norma che ha istituito, al fine di migliorare la qualità dell’offerta turistica, assicurare la tutela del turista e contrastare forme irregolari di ospitalità, anche ai fini fiscali, presso il Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, una apposita banca dati delle strutture ricettive nonchè degli immobili destinati alle locazioni brevi ai sensi dell’art.4 del D.L.24 aprile 2017, n. 50, conv. con modif. dalla Legge 21 giugno 2017, n. 96, presenti nel territorio nazionale, identificati mediante un codice alfanumerico, di seguito denominato «codice identificativo», da utilizzare in ogni comunicazione inerente all’offerta e alla promozione dei servizi all’utenza).

La norma non prevede alcuna distinzione in ordine al regime fiscale adottabile dai soggetti beneficiari.

Non possono beneficiare del credito d’imposta coloro che svolgono attività commerciali non esercitate abitualmente o attività di lavoro autonomo non esercitate abitualmente, producendo conseguentemente redditi diversi, ai sensi dell’art. 67, comma 1, lettere i) e l), del T.U. n. 917/1986.

Dalla lettura della…

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