Soggetti non residenti: cessioni di beni in Italia. Mancata identificazione e problematiche conseguenti

La possibilità dei soggetti non residenti di operare in Italia, svolgendovi cessioni di beni e/o prestazioni di servizi, è condizionata dalla necessità di rispettare determinate forme e di assumere una soggettività finalizzata a fornire una certa garanzia alle operazioni compiute e ad assicurare l’adempimento degli obblighi fiscali.
Questi soggetti infatti devono operare in armonia con le norme italiane e con quanto richiesto dalle Convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni.
Inoltre, sotto il particolare profilo dell’IVA è necessario – al di là dell’ipotesi di stabile organizzazione – che il soggetto “estero” sia identificato nel nostro Paese o direttamente, ovvero tramite rappresentante fiscale.
In particolare, in questo contributo si prendono in considerazione presupposti e modalità di azione di un soggetto IVA comunitario che intenda operare in Italia mediante cessioni di beni e/o prestazioni di servizi, anche nell’ipotesi in cui non abbia previamente provveduto ad identificarsi (quindi in situazione di irregolarità).

soggetti non residenti cessione beniSoggetti non residenti: aspetti generali

I soggetti non residenti possono avere natura di “semplici” persone fisiche, ovvero di impresa o di ente commerciale e non. Inoltre, come accade anche ai soggetti residenti, possono essere titolari di redditi di varie tipologie (impresa, capitale, lavoro autonomo e dipendente, etc.).

In particolare per le imprese, il collegamento con lo Stato italiano, idoneo a far scaturire il presupposto di tassazione ai fini delle imposte sui redditi (nel caso dell’agente di commercio, dell’IRPEF), è ravvisabile solamente se esiste una stabile organizzazione.

Quindi, sempre in linea generale:

  • i redditi dell’impresa non residente con stabile organizzazione (SO) in Italia vengono qui tassati;
     
  • i redditi dell’impresa non residente senza SO in Italia, ancorché prodotti nel nostro Paese, vengono tassati nello Stato estero di residenza.

 

Stabile organizzazione

La stabile organizzazione (SO) è riconducibile a un centro di affari, cioè di una struttura che, secondo determinati parametri di tipo formale e sostanziale, viene considerata idonea a operare (acquistare, vendere, negoziare …) all’interno di un determinato Paese, ma che parte di un soggetto ubicato in un Paese terzo.

La Stabile Organizzazione è formalizzata dalle convenzioni internazionali OCSE (art. 5 modello di convenzione).

In particolare, secondo l’art. 7 del modello di convenzione OCSE, gli utili di un’impresa domiciliata in uno Stato contraente sono imponibili solamente in tale Stato, a meno che l’impresa non svolga la propria attività nell’altro Stato contraente per mezzo di una stabile organizzazione ivi situata (ipotesi nella quale gli utili dell’impresa divengono imponibili, se e in quanto attribuiti alla stabile organizzazione).

Le previsioni del modello OCSE sono riprodotte nell’ordinamento interno italiano – ai fini delle imposte sui redditi – dall’art. 162 del TUIR.

La nozione di SO accolta ai fini dell’IVA si è costruita guardando alla nozione di “centro di attività stabile” promossa dall’OCSE e attraverso la giurisprudenza della Corte di Giustizia.

Essa rappresenta una delle modalità mediante le quali un’impresa non residente può operare nel nostro Paese: in tale ipotesi, infatti, viene formalmente costituita una posizione IVA (con i relativi obblighi strumentali e dichiarativi), senza la quale il soggetto non residente può solo identificarsi direttamente, ovvero nominare un rappresentante fiscale.

 

Identificazione diretta

I soggetti passivi IVA residenti in un altro Stato membro della UE per poter operare in Italia devono qui registrarsi ai fini IVA in considerazione delle operazioni che intendono svolgere, mediante la procedura di identificazione diretta (art. 35-ter D.P.R. n. 633/1972).

Tale procedura è alternativa alla nomina di un rappresentante fiscale (art. 17 comma 3 D.P.R. n. 633/1972.

Il ricorso alla procedura di identificazione diretta non è possibile se il soggetto passivo europeo dispone di una SO in Italia.

Al fine di ottenere l’attribuzione di un numero di partita IVA in Italia mediante identificazione diretta, un soggetto passivo IVA europeo deve presentare il modello ANR/3 presso il Centro Operativo di Pescara dell’Agenzia delle Entrate.

La procedura di identificazione diretta deve essere completata anteriormente all’effettuazione di operazioni attive e passive rilevanti territorialmente in Italia (se, quindi, tali operazioni sono già state poste in essere, si verifica una situazione di fatto in violazione delle norme, per la quale, come si dirà, l’amministrazione procede ad accertamento e all’irrogazione di sanzioni).

Il Centro Operativo di Pescara, analizzata la documentazione e riscontrata la sua regolarità, attribuisce il numero di partita IVA.

Sotto il profilo degli adempimenti formali, la mancata presentazione della dichiarazione di inizio attività (identificazione diretta), cioè del modello ANR/3, comporta…

Contenuto disponibile esclusivamente agli utenti abbonati
Per continuare a leggere il contenuto di questo articolo è necessario essere abbonati. Se sei già un nostro abbonato, effettua il login attraverso il modulo di autenticazione posto in cima alla pagina. Se non sei abbonato o ti è scaduto l'abbonamento, che aspetti?
Condividi:
Maggioli ADV
Gruppo Maggioli
www.maggioli.it
Per la tua pubblicità sui nostri Media:
maggioliadv@maggioli.it www.maggioliadv.it