L’Agenzia delle Entrate fornisce le istruzioni sulla prova delle cessioni intracomunitarie

L’Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti in merito alla prova delle cessioni intracomunitarie, alla luce delle disposizioni UE.
Il Regolamento europeo stabilisce una presunzione relativa di avvenuto trasporto o spedizione che non impedisce agli operatori di utilizzare diversi mezzi di prova come individuati dalla prassi nazionale anche prima dell’entrata in vigore della citata norma unionale.
In tali casi, tuttavia, l’idoneità dei documenti posseduti a provare l’avvenuto trasporto comunitario è comunque soggetta alla valutazione, caso per caso, dell’amministrazione finanziaria.

prova delle cessioni intracomunitarie L’Agenzia delle Entrate, con la circolare 12 maggio 2020, n. 12/E, a distanza di cinque mesi dall’entrata in vigore del Reg. CE 4 dicembre 2018, n. 2018/1912/UE, è intervenuta fornendo dei chiarimenti in merito alla portata dei nuovi documenti di prova delle cessioni intracomunitarie, valevoli dal 1° gennaio 2020.

(Per approfondire…”Il VIES e la prova delle cessioni intracomunitarie“)

 

Prova delle cessioni intracomunitarie: normativa di riferimento

Occorre ricordare che costituiscono cessioni non imponibili le cessioni a titolo oneroso di beni trasportati o spediti nel territorio di un altro Stato membro dal cedente, dall’acquirente o da terzi per loro conto, nei confronti di soggetti passivi d’imposta (articolo 41, comma 1, lettera a), del D.L. del 30 agosto 1993, n. 331).

In sostanza, secondo la normativa nazionale, per la realizzazione di una cessione intracomunitaria, con la conseguente emissione di fattura non imponibile IVA, devono sussistere i seguenti requisiti:

  • onerosità dell’operazione;
     
  • acquisizione o trasferimento del diritto di proprietà o di altro diritto reale sui beni;
     
  • status di operatore economico del cedente nazionale e del cessionario comunitario;
     
  • effettiva movimentazione del bene dall’Italia ad un altro Stato membro, indipendentemente dal fatto che il trasporto o la spedizione avvengano a cura del cedente, del cessionario o di terzi per loro conto.

Tali requisiti devono ricorrere congiuntamente; in mancanza anche di uno solo, la cessione sarà da considerare imponibile ai fini IVA secondo le disposizioni contenute nel decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972.

La legge italiana – conformandosi sul punto alla Direttiva 2006/112/CE (“Direttiva IVA”) – non detta alcuna specifica disposizione in merito ai documenti che il contribuente deve conservare, ed esibire in caso di eventuale controllo, per provare l’avvenuto trasferimento del bene in un altro Stato della UE.

 

Alcuni precedenti orientamenti delle Entrate

Sull’argomento, prima dell’entrata in vigore dell’articolo 45-bis del Regolamento IVA, l’Agenzia delle Entrate aveva fornito diversi chiarimenti in materia.

Nella risoluzione 25 marzo 2013, n. 19/E, richiamando anche le precedenti risoluzioni del 28 novembre 2007, n. 345/E e del 15 dicembre 2008, n. 477/E, si affronta il tema della prova dell’effettiva movimentazione dei beni dall’Italia ad un altro Stato membro, indipendentemente dal fatto che il trasporto o la spedizione fossero avvenuti a cura del cedente, del cessionario o di terzi per loro conto.

In quella circostanza si chiarisce che, per le cessioni intracomunitarie, il CMR elettronico (la lettera di vettura internazionale regolata dalla “Convention des Marchandises par Route”), recante lo stesso contenuto di quello cartaceo, costituisce un mezzo di prova idoneo a dimostrare l’uscita della merce dal territorio nazionale.

Inoltre, si riconosce, quale mezzo di prova equivalente al CMR cartaceo, un insieme di documenti dal quale si possano ricavare le medesime informazioni presenti nello stesso CMR cartaceo, nonché le firme dei soggetti coinvolti (cedente, vettore e cessionario).

Tale documentazione, dalla quale deve risultare che è avvenuta la movimentazione fisica della merce e che quest’ultima abbia raggiunto un altro Stato membro, ha valore solo se conservata unitamente alle fatture di vendita, alla documentazione bancaria attestante le somme riscosse per le predette cessioni e alla documentazione relativa agli impegni contrattuali assunti nonché agli elenchi Intrastat.

Con la successiva risoluzione 24 luglio 2014, n. 71/E, con riferimento alla prova della cessione intracomunitaria, sono stati espressi i seguenti due principi:

  • quando non è possibile esibire il documento di trasporto sono ammissibili altri mezzi di prova idonei;
     
  • la prova dell’avvenuto trasferimento del bene in altro Stato membro deriva da un insieme di documenti…
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