Le condizioni di salute entrano a gamba tesa sugli studi di settore

Con una recente sentenza, la Cassazione conferma la sua posizione in merito agli accertamenti su studi di settore.
Le condizioni di salute del contribuente, quando potrebbero aver inficiato la redditività dell’impresa favorendo uno scostamento rilevato appunto negli studi di settore, sono da tenere in considerazione.

condizioni salute studi settoreAccertamento basato sugli studi di settore: le condizioni di salute del contribuente hanno il loro peso

Con la sentenza n. 5795 del 3 marzo 2020, la Corte di Cassazione ha affermato che l’accertamento basato sugli studi di settore, dovendo tenere conto delle specifiche condizioni oggettive e soggettive in cui si sia realmente svolta l’attività oggetto di verifica, impone all’Ufficio di dar conto di tutti gli aspetti e circostanze dedotti dal contribuente (comprese le condizioni di salute), che hanno potuto ridurre la redditività dell’impresa e giustificare lo scostamento rilevato, superando la presunzione di “grave incongruenza”.

 

Condizioni di salute e studi di settore: il fatto

La vicenda trae origine dall’avviso di accertamento di maggior reddito per l’anno d’imposta 2003 nei confronti di un contribuente, esercente attività di riparazione meccanica di autoveicoli, in considerazione dello scostamento, di quanto dichiarato, dal reddito risultante dall’applicazione degli standard dello studio di settore.

II ricorso proposto alla CTP di Roma aveva trovato parziale accoglimento, con riduzione del maggior reddito accertato, ma nella stessa misura già proposta dall’Ufficio in sede di adesione.

Il contribuente, pertanto, appellava la decisione del primo giudice, che la CTR rigettava.

Gli eredi del contribuente – nel frattempo deceduto – hanno proposto ricorso per la cassazione della sentenza della CTR, deducendo che lo scostamento tra il reddito dichiarato e quello presunto in base all’applicazione dello studio di settore, era dovuto alla grave patologia cardiaca che lo aveva colpito, per cui si era reso necessario un intervento chirurgico per l’installazione di tre by-pass aorto-coronaricl.

In conseguenza di tali eventi gli era stata riconosciuta l’invalidità civile totale dal 18 aprile 2003.

 

Le ragioni della decisione

Il ricorso per la Corte deve ritenersi fondato.

L’accertamento basato sugli studi di settore impone che l’Ufficio debba tener conto delle specifiche condizioni oggettive e soggettive in cui si sia realmente svolta l’attività oggetto di verifica.

Pertanto, l’ufficio è “tenuto a dar conto di tutti gli aspetti e circostanze dedotti dal contribuente, che hanno potuto ridurre la redditività dell’impresa e giustificare lo scostamento rilevato, superando la presunzione di “grave incongruenza”.

La pregressa giurisprudenza ha, infatti, più volte affermato che:

in tema di accertamento basato sugli studi di settore, anche alla luce della giurisprudenza eurounitaria, ii presupposto della “grave incongruenza” di cui all’art. 62 sexies, comma 3, del d.l. n. 331 del 1993 (conv., con modif., dalla Legge n. 427 del 1993) è necessario anche per gli avvisi di accertamento notificati dopo il 1° gennaio 2007, in quanto l’art. 10, comma 1, della Legge n. 146 del 1998, pur dopo le modifiche apportate dall’art. 1, comma 23, della l. n. 296 del 2006 (in vigore dal 1° gennaio 2007), continua a fare riferimento al detto art. 62 sexies, che, pertanto, non può ritenersi implicitamente abrogato”. (Sez. 5, Ordinanza n. 8854 del 29/03/2019).

Pertanto, osservano gli Ermellini:

l’Ufficio avrebbe, anche nel caso in esame, dovuto valutare e dar conto delle ragioni per le quali, malgrado la particolare vicenda personale del contribuente, lo scostamento riscontrato configurasse “grave incongruenza”.

Nel caso di specie, è pacifico che:

la sopravvenuta severa e documentata patologia cardiaca e l’intervento chirurgico conseguente, abbiano colpito B.N. proprio nel periodo in accertamento, determinando, in quell’anno, il suo totale impedimento al lavoro, con grave compromissione del potenziale reddituale della sua impresa.

E’ poi verosimile che la invalidante condizione si sia protratta per un periodo successivo non breve, necessario prima alla degenza e poi alla riabilitazione, senza che sia mai intervenuta alcuna ripresa….

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