Le cartelle di pagamento scadute: sospensione della riscossione per emergenza Coronavirus

Analizziamo i casi di sospensione della riscossione coattiva, cioè delle cartelle esattoriali scadute, per far fronte all’emergenza CoronaVirus: la sospensione non riguarda solo le dilazioni o le cartelle in scadenza, ma anche le procedure cautelari e esecutive.

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Le cartelle di pagamento scadute

I dubbi di come comportarsi nel caso in cui il contribuente non abbia pagato una cartella di pagamento arretrata si desumono dalla mera lettura dell’art. 98 del decreto in rassegna.

L’art. 68, comma 1 del decreto così dispone:

Con riferimento alle entrate tributarie e non tributarie, sono sospesi i termini dei versamenti, scadenti nel periodo dall’8 marzo al 31 maggio 2020, derivanti da cartelle di pagamento emessi dagli agenti della riscossione …”.

In base ad un’interpretazione letterale sembra possibile ritenere che l’attività di riscossione non sia sospesa con riferimento alle cartelle di pagamento già scadute alla predetta data dell’8 marzo 2020.

Se questa fosse l’interpretazione corretta il concessionario della riscossione sarebbe autorizzato ad effettuare il pignoramento del conto corrente, oppure ad iscrivere il fermo amministrativo su un mezzo di trasporto, ma l’interpretazione non è corretta.

Le FAQ dell’Agenzia delle entrate hanno invece chiarito che la sospensione della riscossione non riguarda solo le dilazioni o le cartelle in scadenza, ma anche le procedure cautelari e esecutive.

Conseguentemente, il concessionario non può disporre l’iscrizione di fermi amministrativi dei veicoli e di ipoteche, né promuovere pignoramenti presso terzi.

L’interpretazione supera la lettura eccessivamente rigorosa della disposizione in rassegna, avendo riguardo alla ratio del provvedimento. Infatti, qualora non fossero state sospese le procedure cautelari e esecutive, il contribuente si sarebbe trovato nell’impossibilità di porre in essere le azioni necessarie per ottenere la sospensione dell’esecuzione.

La soluzione indicata dalle FAQ è dunque conforme alle intenzioni del legislatore.

 

Il divieto di notifica di nuove cartelle di pagamento

Il legislatore ha altresì previsto il divieto di notifica di nuove cartelle di pagamento, ma tale indicazione non è prevista nell’art. 68 del decreto avente ad oggetto la sospensione dei carichi affidati agli agenti della riscossione.

Il divieto di notifica si desume, indirettamente, dall’art. 67, comma 4 del decreto che così dispone:

“Con riferimento ai termini di prescrizione e decadenza relativi all’attività degli uffici degli enti impositori si applica, anche in deroga alle disposizioni dell’art. 3, comma 3, della legge 27 luglio 2000, n. 212, l’articolo 12 del decreto legislativo 24 settembre 2015, n. 159”.

Il richiamo del predetto art. 12 ha destato numerose polemiche in quanto i termini di accertamento del periodo di imposta 2015, risultano ora prorogati al 31 dicembre 2022.

Tuttavia, il comma 3 del medesimo art. 12 contiene una indicazione favorevole ai contribuenti.

Infatti, “L’Agente della riscossione non procede alla notifica delle cartelle di pagamento durante il periodo di sospensione di cui al comma 1”. L’espressione “non procede alla notifica” deve essere letta ed interpretata come divieto.

Pertanto, qualora il concessionario della riscossione contravvenisse al divieto, il contribuente potrebbe essere nelle condizioni di impugnare la cartella notificata eccependo la nullità della stessa.

 

Per ulteriori approfondimenti leggi “Sospensione cartelle di pagamento, dagli avvisi di accertamento esecutivi e dagli avvisi di addebito”CLICCA QUI

 

A cura di Nicola Forte

Giovedì 2 marzo 2020

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