Trasfertismo: dall’INPS arrivano chiarimenti

L’Istituto Previdenziale ritorna sul concetto di trasfertismo per cercare di rimarcare le differenze con la cosiddetta trasferta occasionale, anche con riferimento all’applicazione del corretto regime contributivo e fiscale previsto dalla normativa.

Trasfertismo dall’INPS arrivano chiarimentiIntroduzione al concetto di trasfertismo

 

Al lavoratore dipendente assunto con contratto di lavoro subordinato possono essere affidati compiti che non si svolgono all’interno dei locali aziendali, bensì all’esterno.
Tali attività, rientranti nel concetto di trasfertismo, però devono essere regolate diversamente a seconda che esse avvengano in maniera “occasionale” oppure in maniera “strutturale”.

Tale differenza è fondamentale in quanto comporta anche un diverso regime non solo contributivo ma anche fiscale (sulla base di quanto previsto dall’art. n. 51, co. 5 e 6, del D.P.R. n. 917/1986).

Sul tema del trasfertismo si era espresso recentemente anche il Tribunale di Milano con la Sent. n. 1641 del 23 agosto 2019, con il quale si era chiarita ulteriormente la differenza tra lavoratore in trasferta e trasfertista; in particolare il lavoratore in trasferta è quel lavoratore che ha una sede fissa e da questa si muove per svolgere la propria attività, mentre per trasfertista si intende invece quel lavoratore che per contatto si muove in luoghi sempre variabili, senza avere perciò una sede fissa.

 

Regime per le trasferte occasionali

 

In particolare, per chi svolge trasferte solo con occasionalità, l’art. 51, comma 5 del TUIR prevede che “le indennità percepite per le trasferte o le missioni fuori del territorio comunale concorrono a formare il reddito per la parte eccedente lire 90.000 [46,48 euro] al giorno, elevate a lire 150.000 [77,47 euro] per le trasferte all’estero, al netto delle spese di viaggio e di trasporto”: tale esenzione viene definita “indennità di trasferta”.

Qualora poi il datore di lavoro rimborsi le spese di alloggio, di vitto, ovvero di alloggio o vitto fornito gratuitamente, il limite di esenzione è ridotto di un terzo.

Ciò significa che sarà possibile ottenere l’esenzione per un importo di 30,99 euro per le trasferte fuori dal territorio comunale e all’interno del territorio nazionale, mentre l’importo sale a 51,65 euro per le trasferte estere.

Analogamente, in caso di rimborso sia delle spese di alloggio che di quelle di vitto, il limite di esenzione è ridotto di due terzi, ossia a 15,49 euro per le trasferte nazionali e a 25,82 euro per le trasferte estere.

Diversamente da quanto detto finora, nell’ipotesi di trasfertismo entro il territorio comunale si prevede una totale imponibilità sia delle indennità che dei rimborsi per le trasferte, ad eccezione dei rimborsi per le spese di trasporto documentate dal vettore.

 

Regime per i trasfertisti abituali

 

Differente è il caso delle trasferte come attività dedotte in contratto e costanti, ossia quando i lavoratori sono tenuti “per contratto” all’espletamento delle attività lavorative in luoghi sempre variabili e diversi.

In tal caso interviene infatti il comma 6, art. 51 del TUIR, il quale prevede una imponibilità al 50% a prescindere dall’ammontare delle spese, rinviando ad apposito decreto ministeriale l’individuazione delle categorie di lavoratori trasfertisti.

Il decreto citato dal TUIR non è però mai stato emanato, con la conseguenza che l’INPS, al fine di gestire tale situazione, ha emanato un apposito messaggio – ossia il Messaggio INPS n. 27271 del 5 dicembre 2008 – con chiarimenti in ordine alla corretta applicazione del regime contributivo disciplinato dal citato comma 6.

 

L’INPS si esprime sulla nozione di trasfertista

 

Tale Messaggio chiarisce infatti che per “trasfertisti” devono intendersi “lavoratori tenuti per contratto all’espletamento dell’attività lavorativa in luoghi sempre variabili e diversi”, ossia lavoratori che rispondono ad alcuni elementi riconducibili al trasfertismo quali:

 

  • mancata indicazione nel contratto e/o lettera di assunzione della sede di lavoro intendendosi per tale il luogo di svolgimento dell’attività lavorativa e non quello di assunzione (quest’ultimo, infatti, può non coincidere con quello di…
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