Termini raddoppiati per l'accertamento con ipotesi fraudolenta a verbale

I termini per l’accertamento sono raddoppiati quando si è in presenza di un verbale di constatazione con cui sia stata contestata un’operazione fraudolenta.
Ai fini del raddoppio dei termini per l’esercizio dell’accertamento assume rilievo l’astratta configurabilità di un’ipotesi di reato e non rileva l’esercizio dell’azione penale da parte del pubblico ministero.

Accertamento con verbale, termini raddoppiatiI termini raddoppiati, ex art. 43 Dpr n. 600/93, comportano l’esclusione della tardività dell’azione di accertamento dell’ente impositore (Cass., Sez. 6, n. 30656/2019).

 

Termini raddoppiati per l’accertamento: applicabilità

 

Sul tema in esame sovviene l’art. 43, comma 3, del Dpr n. 600/1973, nella versione antecedente alle modifiche apportate dalla legge n. 208/2015, prevedeva che in caso di violazione che comporta obbligo di denuncia ex art. 331 Cpp per uno dei reati previsti dal D Lgs n. 74/2000, i termini per la notifica dell’accertamento sono raddoppiati.

In tali fattispecie può rientrare anche una operazione fraudolenta contenuta in un processo verbale della Guardia di Finanza.

La medesima disposizione prevedeva anche che il raddoppio non opera qualora la denuncia sia presentata o trasmessa oltre la scadenza ordinaria dei termini indicati nei commi precedenti del citato art. 43 (entro il quinto anno della dichiarazione).

Nella fattispecie in esame il contribuente ha impugnato l’avviso di accertamento con cui l’Agenzia delle entrate aveva rideterminato l’Irpef e altri tributi in relazione a redditi di partecipazione nei confronti della società.

Sia in primo che secondo grado i giudici tributari hanno accolto il ricorso e l’Agenzia ha proposto ricorso per cassazione eccependo la violazione dell’art. 43 Dpr n. 600/1973 per il mancato riconoscimento da parte della CTR dei termini raddoppiati in relazione alla natura fraudolenta contestata nel Pvc della Guardia di Finanza.

La Corte, accogliendo il ricorso, ha affermato che il giudice del merito, ritenendo l’ufficio decaduto dal potere impositivo, non ha considerato che l’anno cui si riferiva la pretesa (anno 2003) era stato oggetto della dichiarazione dei redditi resa nell’anno successivo e che il termine di quattro anni di decadenza ordinario sarebbe scaduto alla fine del 2008.

La stessa CTR ha errato nel ritenere illegittimo il raddoppio dei termini in relazione a quanto dispone il citato art. 43.

 

Raddoppio dei termini per l’accertamento e ipotesi di reato

 

Ai fini del raddoppio dei termini per l’esercizio dell’azione accertatrice assume rilievo l’astratta configurabilità di un’ipotesi di reato e non rileva l’esercizio dell’azione penale da parte del pubblico ministero mediante la formulazione dell’imputazione per il reato da conseguire ex art 405 del Cpp.

I giudici di legittimità, attese le modifiche normative apportate in tema di termini per l’accertamento tributario dal d lgs n. 128/2015 e la legge n. 208/2015 circa l’applicazione del regime transitorio, hanno ritenuto che la CTR non si è attenuta ai suddetti principi escludendo il raddoppio dei termini senza considerare il contenuto del verbale da cui emergeva che, sottesa all’accertamento tributario, vi era una operazione fraudolenta posta in essere mediante uso di fatture per operazioni inesistenti, né la CTR ha considerato che detto raddoppio, in relazione all’epoca della notifica dell’accertamento, avrebbe dovuto escludere la tardività dell’azione accertativa.

Infatti i predetti termini, secondo la normativa citata, sono raddoppiati in presenza di seri indizi di reato che facciano sorgere l’obbligo di presentazione di denuncia penale, anche se questa sia archiviata o presentata oltre i termini di scadenza.

Per quanto sopra la Corte ha cassato la sentenza rinviando ad altra sezione della medesina Commissione tributaria regionale.

 

Giurisprudenza

 

La giurisprudenza è concorde nel ritenere ammissibile il raddoppio dei termini, evidenziando che se c’è reato l’accertamento emesso oltre i termini ordinari deve ritenersi valido, atteso che l’archiviazione del caso da parte dell’Autorità giudiziaria ha effetti sul procedimento tributario; i due giudizi procedono su strade diverse e l’estinzione di uno non produce effetti sull’altro.

L’unica condizione per il raddoppio dei termini è l’obbligo di denuncia…

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