Privilegio delle sanzioni IVA in caso di fallimento: sì dalla Corte di Cassazione

Il carattere afflittivo della sanzione Iva non è incompatibile con l’operatività del privilegio generale, espressamente sancita dall’art. 2752 c.c., laddove l’assoggettamento del debitore a procedura concorsuale non implica successione nella titolarità delle relative situazioni giuridiche, ma mero spossessamento del debitore, non essendo pertanto ravvisabile alcuna modifica o traslazione del soggetto passivo del tributo, ed attuandosi unicamente il concorso del credito per sanzioni, secondo i principi generali, con gli altri crediti nei confronti della debitrice.

La Corte di Cassazione, con l’Ordinanza n. 25854 del 14/10/2019, ha chiarito un aspetto fondamentale, in tema di ammissione in via privilegiata dell’ente riscossore al passivo del fallimento, relativamente alle sanzioni Iva.

 

 

Il fatto: ricorso contro l’ammissione privilegiata di Equitalia al passivo del fallimento di società

 

Nel caso di specie, il Tribunale di Firenze aveva rigettato l’impugnazione proposta dalla curatela fallimentare avverso l’ammissione in via privilegiata di Equitalia al passivo del fallimento di una società, relativamente all’importo di 287.625,13 Euro, a titolo di sanzioni tributarie.

La Corte territoriale, in particolare, rilevava che, secondo lo stesso tenore letterale dell’art. 2752 c.c., le sanzioni dovute in materia Iva erano assistite da privilegio generale e che l’eccezione di illegittimità costituzionale di tale disposizione doveva ritenersi manifestamente infondata, nonostante l’indubbio carattere afflittivo della stessa.

La sanzione infatti, rilevava il Tribunale, non colpisce un soggetto terzo, non potendo attribuirsi tale qualifica al fallimento, che integra una procedura concorsuale di gestione dell’insolvenza, posto che dalla dichiarazione di fallimento non deriva la successione del fallimento alla debitrice, ma il mero spossessamento della medesima.

La curatela del fallimento proponeva infine ricorso per Cassazione, censurando la statuizione laddove si sosteneva che la natura afflittiva del credito sanzionatorio non valeva a sottrarre il credito all’ammissione allo stato passivo fallimentare.

La ricorrente deduceva che dall’afflittività, che caratterizza il sistema delle sanzioni tributarie, discendeva il carattere strettamente personale delle stesse, che impediva di trasferirne il peso su un soggetto diverso dall’autore dell’illecito.

Ad avviso della ricorrente, tali argomenti non erano del resto contraddetti dalla disposizione dell’art. 2752 c.c. (nella formulazione successiva alle modifiche apportate dal Dl. 98/2011), che avrebbe operato su un piano distinto da quello concernente la formazione dello stato passivo fallimentare, valendo solo nell’ambito delle procedure esecutive di carattere non concorsuale, nelle quali non si dà luogo alla liquidazione dell’intero patrimonio del debitore.

 

Cassazione: le sanzioni IVA possono essere ammesse con privilegio al fallimento

 

privilegio sanzioni iva 2019Secondo la Suprema Corte la censura era inammissibile, in quanto non coglieva la effettiva ratio della decisione impugnata.

La Corte territoriale, evidenziano i giudici di legittimità, aveva infatti rilevato che il carattere afflittivo della sanzione non è incompatibile con l’operatività del privilegio generale, peraltro espressamente sancita dall’art. 2752 c.c., laddove l’assoggettamento del debitore a procedura concorsuale non implica successione nella titolarità delle relative situazioni giuridiche, ma mero spossessamento del debitore, non essendo pertanto ravvisabile alcuna modifica o traslazione del soggetto passivo del tributo, ed attuandosi unicamente il concorso del credito per sanzioni, secondo i principi generali, con gli altri crediti nei confronti della debitrice.

E tale statuizione, secondo la Cassazione, era conforme a diritto.

Come infatti già rilevato anche in sede di legittimità, le sanzioni pecuniarie per la violazione di leggi tributarie, commesse in data antecedente al fallimento del contribuente, costituiscono un credito che soggiace all’applicazione di tutte le regole civilistiche, sia che si verta in una fase fisiologica del rapporto obbligatorio, sia che si verta nell’ambito di una procedura concorsuale, dovendo l’Amministrazione soddisfarsi secondo le regole del concorso, nei modi stabiliti dalla legge.

Pertanto, è infondata l’eccezione per la quale, in costanza di fallimento, l’esigibilità delle sanzioni tributarie dovrebbe essere congelata, potendo l’amministrazione finanziaria farle valere esclusivamente una volta che il fallito sia tornato in bonis,…

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