L’adesione negata dall’indebita compensazione

L’indebita compensazione con un credito per imposte inesistente non perfeziona l’atto di accertamento con adesione col rischio di permanenza dell’originaria pretesa tributaria.

Vediamo il parere espresso recentemente dalla Cassazione e alcuni passaggi fondamentali da tenere in considerazione riguardo alla definizione dell’atto di adesione.

Con l’ordinanza n.10865 del 17 aprile 2019, la Corte di Cassazione ha affermato che l’indebita compensazione non può far ritenere perfezionato l‘atto di accertamento con adesione.

 

Accertamento con adesione e indebita compensazione: il caso in esame

 

Accertamento con adesione negato da indebita compensazioneNel caso di specie, il giudice a quo aveva ritenuto che il versamento dell’importo concordato con l’accertamento con adesione, effettuato dalla società mediante la compensazione con un credito IVA inesistente, non fosse idoneo – nonostante il ravvedimento operato dalla medesima contribuente ai sensi dell’art.13, del D.Lgs. n. 472 del 1997 – ad evitare la decadenza dall’accertamento con adesione, con conseguente ripresa dell’efficacia dell’originario accertamento.

La Corte – nel richiamare propri precedenti – ha già avuto occasione di chiarire che “l’utilizzo, da parte del contribuente, della compensazione in assenza dei relativi presupposti non integra una violazione meramente formale ed equivale al mancato versamento di parte del tributo alle scadenze previste (Cass., 21/07/2017, n. 18080; Cass. 22/11/2018, n. 30220, in motivazione e con riferimento alla sanzionabilità ai sensi del D.Lgs. n. 471 del 1997, art. 13; Cass. 04/04/2018, n. 8247)”.

Nel caso in questione, gli Ermellini hanno escluso “che la società ricorrente abbia tempestivamente e correttamente adempiuto all’obbligazione tributaria di cui al D.Lgs. 19 giugno 1997, n. 218, art. 8, versando le relative somme, dovute per effetto dell’accertamento con adesione, solo tramite la compensazione con un proprio credito IVA, la cui inesistenza è incontestata”.

E pertanto, “conseguenza necessaria dell’inadempimento dell’accertamento con adesione è il mancato perfezionamento della definizione e la permanenza, nella sua integrità, dell’originaria pretesa tributaria oggetto di accertamento, atteso che il pagamento (integrale, nel caso di specie, non risultando che la contribuente si sia avvalsa della facoltà di adempimento rateale con prestazione di garanzia) di cui al D.Lgs. n. 218 del 1997, art. 8, non costituisce una mera modalità di esecuzione della procedura, ma un presupposto fondamentale ed imprescindibile di efficacia della stessa (cfr. Cass., 25/05/2018, n. 13143)”.

Inoltre, è irrilevante – al fine di evitare la decadenza dell’accertamento con adesione per effetto del mancato adempimento delle somme dovute per lo stesso titolo, e la conseguente ripresa di efficacia dell’originario accertamento, presupposto della cartella di pagamento impugnata – “il successivo ravvedimento, relativo all’indebita compensazione del credito IVA inesistente, di cui al D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 13, destinato piuttosto ad incidere eventualmente sulle relative sanzioni”.

 

Quando avviene la definizione di un atto di adesione

 

La definizione dell’atto di adesione si perfeziona con il versamento di cui all’ art. 8, comma 1, del D.Lgs. n.218/97, ovvero con il versamento della prima rata, prevista dall’art. 8, comma 2.

La mancata definizione comporta la permanenza dell’originaria pretesa.

 

Solo nell’ipotesi in cui l’accertamento non è stato ancora emesso, l’Ufficio si deve attenere al contenuto del contraddittorio: qualora il contribuente, pur avendo sottoscritto l’atto di adesione recante una riduzione della pretesa originaria, non provveda ad effettuare il relativo versamento dell’imposta, sanzioni ed interessi – non perfezionando così l’atto di adesione redatto – , l’ufficio deve emettere il relativo avviso di accertamento sulla base degli imponibili “concordati“, non facendo “rivivere” la vecchia pretesa (C.M.n.65/2001, paragrafo 4.3).

Sul punto, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22510 del 2 ottobre 2013 (ud 12 giugno 2013), aveva già affermato che “quando […] la procedura dell’accertamento con adesione non può dirsi perfezionata, […] permane, nella sua integrità, l’originaria pretesa tributaria (Cass. nn. 26681 del 2009, 8628 del 2012, 13750 del…

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