Le procedure di regolazione della crisi e dell’insolvenza

Il Codice delle crisi introduce nuove procedure giurisdizionali di regolazione della crisi e dell’insolvenza, che si rendono necessarie qualora non siano state esperite o non siano state concluse positivamente le soluzioni stragiudiziali; in particolare si analizzano gli aspetti legati alle norme in materia di giurisdizione; alle disposizioni in materia di competenza; alle previsioni sulla cessazione dell’attività del debitore; all’accesso alle procedure di regolazione della crisi e dell’insolvenza

Le procedure di regolazione della crisi e dell’insolvenzaIl Codice delle crisi introduce nuove procedure giurisdizionali di regolazione della crisi e dell’insolvenza, che si rendono necessarie qualora non siano state esperite o non siano state concluse positivamente le soluzioni stragiudiziali; in particolare si analizzano gli aspetti legati alle norme in materia di giurisdizione; alle disposizioni in materia di competenza; alle  previsioni sulla cessazione dell’attività del debitore; all’accesso  alle procedure di regolazione della crisi e dell’insolvenza

Il 14 febbraio scorso è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il D.Lgs. 14/2019, recante il “Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza” in attuazione della L. 155/2017; con il presente commento si analizza il Titolo III (articoli da 26 a 55) che riguarda le  procedure giurisdizionali di regolazione della crisi e dell’insolvenza, che si rendono necessarie qualora non siano state esperite o non siano state concluse positivamente le soluzioni stragiudiziali.

Vediamo di analizzare la novità in questione contenute nel nuovo codice della crisi e dell’insolvenza dell’impresa dall’analisi della normativa di riferimento nonché dei vari dossier pubblicati dall’Ufficio studi della Camera   e del Senato (con particolare riferimento a quello del 26 novembre 2018) che hanno accompagnato il lungo iter di approvazione di una storica riforma per il nostro Paese.

Il citato Titolo III  si compone di 4 Capi:

  • il Capo I contiene norme in materia di giurisdizione (art. 26);
  • il Capo II reca disposizioni in materia di competenza (artt. da 27 a 32);
  • il Capo III ha ad oggetto previsioni sulla cessazione dell’attività del debitore (artt. da 33 a 36);
  • il Capo IV regola l’accesso alle procedure di regolazione della crisi e dell’insolvenza (artt. da 37 a 55).

La giurisdizione

L’articolo 26, del Codice della Crisi, rubricato “giurisdizione italiana”, nel riprendere la regola già espressa dall’art. 9 della legge fallimentare, secondo cui l’imprenditore che ha all’estero la sede principale dell’impresa è soggetto alla giurisdizione italiana anche se è stata aperta una procedura concorsuale all’estero,  la estende a tutte le procedure concorsuali regolate dal codice in esame (mentre oggi è prevista solo per la dichiarazione di fallimento all’estero).

Viene poi previsto che il tribunale, quando apre una procedura di insolvenza transfrontaliera ai sensi del Regolamento (UE) 2015/848 del Parlamento europeo e del Consiglio del 20 maggio 2015, deve dichiarare se la procedura è principale, secondaria o territoriale.

La competenza

Con riferimento al Capo II, recante disposizioni in materia di competenza, si riportano i punti di maggiore novità.

L’articolo 27, recante competenza per materia e per territorio:

  • attribuisce in via ordinaria la competenza al tribunale nel cui circondario il debitore ha il centro degli interessi principali;
  • individua presunzioni assolute per la definizione del centro degli interessi principali ed in particolare:

– per la persona fisica esercente attività d’impresa, la identifica con la sede legale risultante dal registro delle imprese o, in mancanza, con la sede effettiva dell’attività abituale;

 – per la persona fisica non esercente attività d’impresa, con la residenza o il domicilio ovvero, in via gradatamente subordinata, con l’ultima dimora nota o con il luogo di nascita o se quest’ultimo non è in Italia, attribuendo la competenza in via suppletiva al Tribunale di Roma;

– per la persona giuridica o gli enti, anche non esercenti attività d’impresa, con la sede legale risultante dal registro delle imprese o, in mancanza, con la sede effettiva dell’attività abituale o, se quest’ultima è sconosciuta, con la sede del rappresentante legale.

  • in deroga al criterio di competenza ordinario, stabilisce che per i procedimenti di regolazione della crisi o dell’insolvenza e le controversie che ne derivano relativi alle imprese in…
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