L’accertamento anticipato gioca anche per i tributi locali

Le regole di garanzia stabilite dallo Statuto del Contribuente hanno valenza generale e non limitata ad ispezioni della Guardia di Finanza. L’articolo infatti riporta: “tutti gli accessi, ispezioni e verifiche fiscali nei locali destinati all’esercizio di attività commerciali, industriali, agricole, artistiche o professionali” e poi fa riferimento alla “permanenza degli operatori civili o militari dell’amministrazione finanziaria, dovuta a verifiche presso la sede del contribuente”. Vale lo stesso principio anche per i tributi locali?

Contenzioso tributario e processo tributario, sentenze e ordinanzeLa regole di garanzia e la sentenza della Cassazione

Le regole di garanzia, stabilite dall’art.12 della L. n. 212 del 2000, hanno valenza generale e non limitata ad ispezioni della Guardia di Finanza.

L’art. 12 è infatti letteralmente riferito a “tutti gli accessi, ispezioni e verifiche fiscali nei locali destinati all’esercizio di attività commerciali, industriali, agricole, artistiche o professionali”; la norma si riferisce peraltro alla “permanenza degli operatori civili o militari dell’amministrazione finanziaria, dovuta a verifiche presso la sede del contribuente”.

L’art. 12, comma 7, in particolare, riguarda verifiche eseguite (non dalla sola Guardia di Finanza ma) da “organi di controllo” in genere.

E, quindi, “è indubbio che le regole di garanzia valgano anche per gli enti locali (i quali, come emerge dalla medesima legge, art. 1, hanno l’obbligo di adeguare ‘i rispettivi statuti e gli atti normativi da essi emanati ai principi dettati dalla presente legge‘) nonché, in forza di evidente identità di ratio, per le società a cui gli enti impositori affidino, in concessione, compiti di accertamento e riscossione delle imposte, ivi inclusi (per quanto in questa sede più direttamente rileva) i compiti strumentali, di rilevazione di dati necessari alla determinazione della base imponibile”.

Sono questi i principi espressi dalla Corte di Cassazione con la sentenza n.8654 del 28 marzo 2019.

Brevi note

Il legislatore, preso atto che nel corso della verifica il contribuente non sempre dispone della necessaria serenità e lucidità per valutare i rilievi mossi, ha dato la facoltà al contribuente di formulare, all’ufficio impositore, osservazioni e richieste entro 60 giorni dalla notifica del p.v.c.

Considerato che la norma prevede che l’attività di accertamento resti paralizzata per 60 giorni, si apre, quindi, una fase antecedente alla notifica dell’avviso di accertamento, tesa a valutare la legittimità dell’operato dei verificatori, al fine di deflazionare il contenzioso, affidato all’ufficio che ha il potere di accertamento.

La paralisi a tempo dell’attività di accertamento deve significare che l’ufficio ha l’obbligo di effettuare un esame critico del processo verbale, prima di procedere alla notifica dell’avviso di accertamento, non potendosi limitare a recepire, acriticamente, nell’atto impositivo, il processo verbale, senza tenere conto delle osservazioni, valutazioni e interpretazioni dissenzienti effettuate dal contribuente.

Il fine del legislatore – manifesto e condivisibile – consiste nel “costringere” l’Ufficio ad un’attività di lettura critica del p.v.c. e, se del caso, ad intervenire fattivamente nell’integrazione degli elementi di accertamento eventualmente errati o carenti, sulla base di precisi input forniti dal contribuente. Tale norma, quindi, si inserisce a pieno titolo nel ridisegnato rapporto fisco-contribuente, con l’intento di riequilibrare con incisività tale rapporto attraverso l’instaurazione del dialogo, vera carta vincente nel nuovo assetto delineato dallo Statuto.

Ricordiamo che, con la sentenza n.18184 del 29 luglio 2013 la Corte di Cassazione, a SS.UU., ha messo un punto fermo sul cd. Accertamento anticipato, cioè quello emesso prima che siano trascorsi i 60 giorni previsti, dall’art. 12, comma 7, della L.n.212/2000.

Il principio di diritto enunciato è il seguente: “In tema di diritti e garanzie del contribuente sottoposto a verifiche fiscali, l’art. 12, comma 7, della legge 27 luglio 2000, n. 212, deve essere interpretato nel senso che l’inosservanza del termine dilatorio di sessanta giorni per l’emanazione dell’avviso di accertamento – termine decorrente dal rilascio al contribuente, nei cui confronti sia stato effettuato un accesso, un’ispezione o una verifica nei locali destinati all’esercizio dell’attività, della copia del processo verbale di chiusura delle operazioni – determina di per sé, salvo…

Contenuto disponibile esclusivamente agli utenti abbonati
Per continuare a leggere il contenuto di questo articolo è necessario essere abbonati. Se sei già un nostro abbonato, effettua il login attraverso il modulo di autenticazione posto in cima alla pagina. Se non sei abbonato o ti è scaduto l'abbonamento, che aspetti?
Condividi:
Maggioli ADV
Gruppo Maggioli
www.maggioli.it
Per la tua pubblicità sui nostri Media:
maggioliadv@maggioli.it www.maggioliadv.it