La necessaria riforma della Giustizia Tributaria: nascono i tribunali tributari

La necessaria riforma della Giustizia Tributaria: nascono i tribunali tributariOramai è diventato un ritornello che ricorda quelli delle canzoni di Sanremo: “sono anni che si discute della necessaria riforma della Giustizia tributaria”… è un refrain… l’avremo letto e sentito dire 1.000 volte…

Ora sembra però che il binomio avv. Maurizio Villani e rivista CommercialistaTelematico.com abbia permesso di imboccare la strada giusta, grazie all’intervento del SottoSegretario al MEF, On. Massimo Bitonci, e del gruppo politico della Lega.

C’e’ un fortissimo interesse, una presa di coscienza da parte di tutte le categorie interessate. Questa è la differenza rispetto al passato.

Tutti i convegni in giro per l’Italia, e in videoconferenza, a cui Maurizio Villani e CommercialistaTelematico.com – in tanti anni di lavoro – hanno dato vita sono serviti per far prendere atto alle forze politiche che non è più procrastinabile una rivisitazione della normativa.

Che la riforma vada fatta a questo punto lo dicono (quasi) tutti

Senza andare troppo indietro nel tempo ma restando agli ultimi mesi, ad esempio il prof. Franco Gallo, ex presidente della Corte Costituzionale, in un suo intervento pubblicato nello scorso mese di Giugno 2018 sul Sole-24Ore, esordì con queste parole: “Credo che gli addetti ai lavori siano un po’ tutti d’accordo nel ritenere maturi i tempi per procedere ad una revisione organica del sistema di giustizia tributaria”.

Un mese dopo, sulle pagine dello stesso quotidiano è stato Francesco Giuliani, dello Studio Fantozzi (ex Ministro dell’Economia e Finanze), ad avviare il suo intervento con le parole: “la riforma del processo tributario e degli organi che ne amministrano la giustizia è un tema non più rinviabile, vista la situazione a dir poco catastrofica nella quale versa la giurisdizione tributaria”.

Il progetto di riforma portato avanti da Maurizio Villani e da CommercialistaTelematico è gradito da Associazioni di Commercialisti, quali ad esempio l’UGDCEC e l’UNGRACO, che si sono espresse pubblicamente attraverso i loro rappresentanti presenti in un incontro organizzato al Senato da CommercialistaTelematico nello scorso mese di luglio.

E’ dello stesso parere la UNCAT (Unione Nazionale delle Camere degli Avvocati Tributaristi): l’ha manifestato più volte il suo presidente sempre attraverso il Sole-24ore.
Lo riconoscono anche gli stessi Giudici Tributari, almeno una parte di loro, cito ad esempio Confederazione Unitaria Giudici Italiani tributari, attraverso il parere favorevole più volte espresso dal segretario generale Cav. Franco Antonio Pinardi.
Anche l’ANTI, auspica che si proceda alla riforma.

Una parte dei giudici tributari, specialmente quelli cosiddetti “togati” mostra al contrario di non gradire, ritenendo inutile e dannosa la nascita della quinta magistratura, dopo quella civile, contabile, amministrativa e militare: quella tributaria.

Naturalmente è giustissimo affrontare tutte le varie problematiche, cercare di risolverle, di individuare il sistema migliore per procedere e rendere il migliore possibile l’approccio del cittadino alla giustizia tributaria, quando gli capita di doversene avvalere. Poi ognuno ha delle idee diverse sulle modalità pratiche attraverso le quali portare a conclusione un nuovo testo legislativo: tirare le somme e trovare un testo condiviso, “trovare la quadra” sarà, a questo punto, compito – non facile – della parte politica.

I punti chiave della riforma della Giustizia Tributaria

Ma in termini pratici in cosa consistono le novità che CommercialistaTelematico e Maurizio Villani hanno spinto tanto?

Non sono tanti punti nuovi, ma sono novità dirompenti!

…che cambieranno tantissimo gli organi della giurisdizione tributaria.

La novità più importante, quella da cui poi deriva tutto, è senz’altro la nascita della “Quinta magistratura”, con un ruolo autonomo, separato dalle altre magistrature e che non vi si sovrappone.

Da qui,  a cascata, si collegano tutte le altre nuove regole:

    • La gestione e l’organizzazione degli organi non devono più essere affidate al MEF, che è parte in causa, e nemmeno al Ministero di Grazia e Giustizia che è già abbastanza (!) oberato di suo per pensare di ricevere altri impegni, ma ad un organismo terzo, individuato nella Presidenza del Consiglio dei Ministri. Questo servirà per attuare l’effettiva terzietà dei giudici tributari ai sensi articolo 111 secondo comma della Costituzione, che recita: “Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a un giudice terzo e imparziale”.
      Ritengo indispensabile chiarire un concetto prima che possano nascere dubbi: nessuno pensa che la “dipendenza” dei Giudici dal MEF abbia mai influito sui giudizi delle controversie fiscali! Assolutamente no! Ma attenzione! Questo è palese tra gli addetti ai lavori. Dobbiamo però tenere in grande considerazione la fiducia dei cittadini nelle Istituzioni. Addirittura una Sentenza della Corte Europea dei diritti dell’Uomo nel lontano 31/7/2007 ha stabilito che “…anche le apparenze possono avere una certa importanza perché ciò che è in discussione è la fiducia della collettività sul funzionamento della giustizia”.
    • I giudici tributari dovranno occuparsi della loro attività a tempo pieno: non tutti sanno che attualmente un “normale” Giudice tributario (non presidente o vice) percepisce la ridicola somma di circa 25 euro a sentenza; un solo euro/sentenza di rimborso spese, e zero euro per le sospensive.
      Queste encomiabili persone, dedite a risolvere le controversie tributarie, devono necessariamente avere un altro (primo) lavoro (o essere pensionati); non possono certo vivere del solo compenso di 25 euro/sentenza. Da ciò deriva che i Giudici dedicano alle controversie tributarie solo il tempo che riescono a distogliere dalle loro attività principali, ci mettono sicuramente tanto impegno… ma lo fanno “a tempo perso”…
      Si consideri che (dati definitivi 2017) il valore medio delle controversie in ricorsi pervenuti alle Commissioni Tributarie Provinciali è stato pari a 110.902 euro (valore medio!). Si tratta di cifre che possono portare al fallimento, alla chiusura di attività imprenditoriali, a situazioni personali davvero gravi, e – a volte – chi giudica lo fa a tempo perso… Non è giusto.
    • Il trattamento economico dei giudici dovrà essere congruo e dignitoso: si applicherà il trattamento economico, previdenziale, assistenziale di guarentigie del magistrato ordinario.
    • I giudici dovranno essere professionalmente competenti. Naturalmente si discuterà tantissimo su come poter dimostrare in futuro la competenza degli organi giudicanti. Per arrivare ad un buon risultato, almeno sulla carta, il progetto di legge prevede che le assunzioni avvengano per concorso pubblico, per titoli ed esami, a base regionale, con specifico riferimento alle norme tributarie processuali. Il funzionamento del concorso verrà stabilito da un apposito regolamento. Si ritiene che oggetto “d’esame”, oltre alle varie forme del diritto, dovranno essere anche le materie contabili, il diritto comunitario, le operazioni societarie…
      Per poter accedere al concorso sarà necessaria la laurea magistrale in economia o giurisprudenza.
      Chi è iscritto ad un albo professionale dovrà cancellarsi perché non potrà esercitare la libera professione.
    • Per le controversie di valore contenuto entro una certa soglia (si dibatte: 20.000 euro? 30.000 euro?) non ci sarà un “collegio” giudicante ma un giudice monocratico, in alcuni casi un giudice onorario.
      Chi scrive si augura che attraverso questa figura possa essere modificato anche lo strumento della Mediazione tributaria, attualmente affidata allo stesso ufficio che ha emesso l’accertamento. Dopo a volte lunghi contraddittori l’Agenzia delle Entrate emette l’accertamento ad un contribuente e questo dovrebbe trovare una possibile intesa con la stessa Agenzia, un altro ufficio, ma dello stesso ente che ha accertato…Migliorabile!
    • Formalità nell’ottica soprattutto delle “apparenze”: le attuali Commissioni modificheranno la denominazione in Tribunale tributari e Corti d’appello tributarie.

Ho potuto confrontarmi su questa materia con le diverse forze politiche; CommercialistaTelematico aveva presentato a tutti i partiti politici le proprie idee ed ha potuto sentire le varie opinioni degli esponenti: tutte queste sono sostanzialmente d’accordo sull’idea.

Ognuno con i propri distinguo, con qualche dettaglio diverso, ma d’accordo nella sostanza.

Quello che è forse l’ultimo e importantissimo scoglio da superare è quello del periodo transitorio: non si devono disperdere le indiscusse professionalità, che per fortuna si trovano nel mondo degli attuali Giudici tributari, e allo stesso tempo occorre trovare il sistema migliore per procedere.

Questo passaggio spetta alle scelte politiche, se ne parlerà e si troverà la migliore soluzione possibile.

Il convegno del 18 febbraio a Padova (Sarmeola Di Rubano)

CommercialistaTelematico, in collaborazione con ODCEC di Padova e con Camera Avvocati Tributaristi Veneto ha organizzato per la data del 18 febbraio prossimo a Padova un convegno per dibattere su questi argomenti. Saranno presenti anche il SottoSegretario al MEF, On. Massimo Bitonci, l’avv. Maurizio Villani, il Dott. Massimo Miani Presidente Nazionale Commercialisti, il Dott. Roberto Lunelli… vedi qui la locandina==>

INGRESSO LIBERO APERTO A TUTTI…VUOI CONOSCERE LE NOVITA’ PROPOSTE DALLA RIFORMA? CLICCA QUI PER ISCRIVERTI!

 

Roberto Pasquini

13 febbraio 2019

Leggi qui l’intervista all’Onerovelo Massimo Bitonci sul progetto di Riforma della giustizia tributaria

La riforma della Giustizia Tributaria – intervista in esclusiva all’Onorevole Massimo Bitonci

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