Un caso di vizio di notifica dell'accertamento

vizio di notifica dell'accertamentoL’asserito vizio di notifica (si tratti d’inesistenza o di nullità della notifica, comunque, la quaestio iuris non muta) dell’atto d’imposizione fiscale è, comunque, sanato, a norma dell’art. 156 cod. proc. civ., per effetto del raggiungimento dello scopo, desumibile proprio dalla tempestiva impugnazione? L’applicazione, per l’avviso di accertamento, delle norme sulle notificazioni, contenute nel codice di procedura civile, comporta anche l’applicazione dell’art. 156 del codice di procedura civile e del principio della sanatoria degli atti per raggiungimento dello scopo, purché il conseguimento dello scopo avvenga prima della scadenza del termine di decadenza per l’esercizio del potere di accertamento?

L’atto impositivo è pienamente valido ogniqualvolta risulti che il contribuente – debitore ne è venuto a conoscenza entro il termine di decadenza concesso all’Amministrazione Finanziaria per l’esercizio del relativo potere.[1] Nello stesso tempo non deve essere pregiudicato il diritto del contribuente – debitore di impugnare l’atto e contestarne la pretesa in sede giurisdizionale.

La notifica costituisce una mera condizione di efficacia dell’atto[2]. Di conseguenza la sua inesistenza o invalidità non pregiudica l’atto, se si può dimostrare che questo era pienamente conosciuto dal contribuente – debitore a cui era indirizzato. L’invalida notifica dell’avviso di accertamento è sanata per il raggiungimento dello scopo nel caso che detto vizio non abbia pregiudicato il diritto di difesa del contribuente.

L’invalida notifica dell’avviso di accertamento è sanata per raggiungimento dello scopo, ove detto vizio non abbia pregiudicato il diritto di difesa del contribuente, situazione che si realizza nell’ipotesi in cui lo stesso, in sede di ricorso giurisdizionale contro l’atto, ne abbia diffusamente contestato il contenuto[3].

La natura sostanziale e non processuale degli atti impositivi, quale l’avviso di accertamento, non osta che ad essi sia applicabile il regime di sanatoria della nullità della notificazione per raggiungimento dello scopo dell’atto previsto per gli atti processuali dagli artt. 156 e 160 cod. proc. civ., considerato anche l’espresso richiamo alle norme sulle notificazioni dettate dal codice di procedura civile contenuto nell’art. 60 del d.P.R. 29 settembre 1973 n. 600 (Cassazione Ordinanza 28 novembre 2018, n. 30794).

E’ recessivo l’orientamento secondo cui:

    • la sanatoria non può comunque operare in presenza di notifiche radicalmente inesistenti.[4] La sanatoria del vizio per il raggiungimento dello scopo a causa della tempestiva proposizione del ricorso è preclusa dall’inesistenza della notifica, che si verifica solo quando la notifica esce dallo schema legale degli atti di notificazione, ossia quando difettano totalmente gli elementi caratterizzanti che consentono la qualificazione di atto sostanzialmente conforme al modello legale delle notificazioni;
    • Inesistenza e nullità sono figure di invalidità ben distinte e che producono effetti del tutto diversi quanto alle conseguenze dell’atto che inficiano. L’inesistenza è un vizio insanabile in modo assoluto in quanto l’atto manca totalmente dei requisiti essenziali per la sua qualificazione come atto del tipo normativamente considerato e non è suscettibile di alcuna considerazione giuridica;
    • il principio della sanatoria processuale della nullità degli atti, in caso di raggiungimento dello scopo cui l’atto è destinato, si concreta nella regola che qualsiasi nullità [ma non inesistenza] della notificazione è sanata quando si ha la prova dell’avvenuta comunicazione (anche se irrituale) e della conoscenza dell’atto da parte del soggetto cui è diretto, e ciò in particolare accade quando il soggetto impugna l’atto o presenta all’ufficio accertamento con adesione.

L’invalidità della notifica non è sanabile per effetto della costituzione in giudizio successiva al termine di…

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