Gli acquisti in reverse charge e la liquidazione dell'IVA

Gli acquisti in reverse charge e la liquidazione dell'IVAIl decreto legge 23 ottobre 2018, n. 119 ha modificato le “regole” della liquidazione periodica Iva. I contribuenti che riceveranno e registreranno le fatture di acquisto entro il giorno 15 del mese successivo, potranno far retroagire la detrazione del tributo. Si è venuta però a creare un’asimmetria temporale con la registrazione delle fatture di acquisto nel libro delle fatture emesse ex art. 23. La registrazione all’interno di questo registro è strumentale alla rilevazione del debito a seguito dell’applicazione del reverse charge.

In conseguenza del mutamento delle regole aventi ad oggetto la disciplina della liquidazione periodica dell’Iva, ed in base ad un’interpretazione letterale delle disposizioni in vigore, è possibile che i contribuenti siano in grado di far valere la detrazione dell’Iva in una liquidazione periodica relativa ad un mese precedente rispetto a quello in cui sarà rilevato il debito Iva a seguito dell’applicazione dell’inversione contabile.

Le “nuove regole” della liquidazione dell’Iva

Il D.L. n. 119/2018 ha modificato l’art. 1 del D.P.R. n. 119/2018. E’ stata così superata l’interpretazione restrittiva fornita dall’Agenzia delle entrate con la Circ. n. 1/E del 2018.

Con decorrenza dal 24 ottobre scorso, cioè da quando ha effetto la modifica normativa in commento, i contribuenti possono far retroagire la detrazione dell’Iva nel periodo di liquidazione durante il quale l’operazione si considera effettuata ai sensi dell’art. 6 del D.P.R. n. 633/1972, cioè allorquando il tributo è esigibile. La detrazione può però essere retrodatata al verificarsi contemporaneo di due condizioni. In primis il contribuente deve aver ricevuto la fattura di acquisto entro il giorno 15 del mese successivo a quello in cui l’operazione si considera effettuata. In secondo luogo il documento deve essere registrato nel libro degli acquisti di cui all’art. 25 del D.P.R. n. 633/1972 entro il medesimo termine. L’effettuazione della registrazione dopo il giorno 15 fa slittare la detrazione ad uno dei periodi di liquidazione successivi.

Ad esempio se la merce è stata consegnata nel mese di gennaio 2019 e la fattura di acquisto perviene a destinazione dell’acquirente entro il 10 febbraio, la detrazione Iva potrà essere fatta valere nel mese di gennaio a condizione che l’annotazione nel libro degli acquisti sia effettuata entro il 15 febbraio.

La medesima possibilità dovrebbe riguardare gli acquisti la cui Iva viene assolta con l’applicazione del meccanismo del reverse charge anche se, come anticipato, la nuova disciplina potrebbe dare luogo all’origine del debito Iva verso l’erario in un periodo di liquidazione successivo rispetto a quello in cui l’Iva viene considerata in detrazione.

Ad esempio, si consideri il caso in cui il contribuente ha pagato ad una ditta, in data 31 marzo 2019, il servizio di pulizia dello studio. Il contribuente riceve la fattura di costo il 2 aprile e in tale ipotesi può certamente far valere la detrazione del tributo nel periodo di liquidazione di marzo. Gli effetti della detrazione risultano così retrodatati rispetto al periodo di aprile durante il quale riceve la fattura. Il problema, cioè l’asimmetria tra debito e debito, si verifica in quanto l’annotazione del documento di acquisto nel registro ex art. 23, in base ad un’interpretazione letterale dell’art. 17, comma 5, dà luogo all’origine del debito nei confronti dell’erario nel successivo periodo di liquidazione di aprile.

La formazione del debito “successiva” per le operazioni in reverse charge

L’asimmetria temporale tra detrazione e debito Iva sorge a seguito dell’interpretazione letterale dell’art. 17, comma 5 del D.P.R. n. 633/1972. La norma così dispone: ““La fattura, emessa dal cedente senza addebito d’imposta, con l’osservanza delle disposizioni di cui agli articoli 21 e seguenti e con l’annotazione «inversione contabile» e…

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