Informazioni di terzi: utilizzabili anche se prive dell’indicazione dei dichiaranti

Le dichiarazioni rese ai verbalizzanti dalle parti o da terzi, fanno fede fino a prova contraria, che può essere fornita qualora la specifica indicazione delle fonti di conoscenza consenta al giudice e alle parti l’eventuale controllo e valutazione del contenuto delle dichiarazioni. In mancanza dell’indicazione specifica dei soggetti le cui dichiarazioni vengono riportate nel verbale, esso costituisce comunque elemento di prova, in concorso con altri elementi, potendo essere disatteso solo in caso di sua motivata intrinseca inattendibilità o di contrasto con altri elementi acquisiti nel giudizio, attesa la certezza, fino a querela di falso, che i documenti formati dai terzi sono stati comunque esaminati dall’agente verificatore

Informazioni di terzi: utilizzabili anche se prive dell’indicazione dei dichiaranti

Il valore delle informazioni della parte o di terzi

La Corte di cassazione, con l’ordinanza n. 23511 del 28 settembre 2018, ha avuto modo di affermare che le informazioni rese ai verbalizzanti dalle parti o da terzi, fanno fede fino a prova contraria (anche del contenuto di documenti formati dalla stessa parte e/o da terzi), “che può essere fornita qualora la specifica indicazione delle fonti di conoscenza consenta al giudice e alle parti l’eventuale controllo e valutazione del contenuto delle dichiarazioni”.

Prosegue la sentenza rilevando che “in mancanza dell’indicazione specifica dei soggetti le cui dichiarazioni vengono riportate nel verbale, esso costituisce comunque elemento di prova, che il giudice deve in ogni caso valutare, in concorso con altri elementi, potendo essere disatteso solo in caso di sua motivata intrinseca inattendibilità o di contrasto con altri elementi acquisiti nel giudizio, attesa la certezza, fino a querela di falso, che i documenti formati dai terzi sono stati comunque esaminati dall’agente verificatore”.

Tali considerazioni valgono anche per «qualunque atto redatto dalla Guardia di finanza, finanche le segnalazioni» (v. Cass. n. 23747/2013). 

I giudici di Piazza Cavour – disattendendo la tesi della ricorrente, secondo cui le dichiarazioni di terzi avrebbero dovuto essere rese in contraddittorio –, ha ribadito che nel processo tributario le dichiarazioni rese da un terzo acquisite dalla G.d.F. e trasfuse nel processo verbale di constatazione, a sua volta recepito dall’avviso di accertamento, anche se non rese in contraddittorio col contribuente, hanno valore indiziario, concorrendo a formare il convincimento del giudice. Tali dichiarazioni, per il loro contenuto intrinseco ovvero per l’attendibilità dei riscontri offerti, possono assumere valore di presunzione grave, precisa e concordante ex art. 2729 c.c. e, cioè, di prova presuntiva idonea a fondare e motivare l’atto di accertamento. Il contribuente, peraltro, può contestarne la veridicità e introdurre, a sua volta, nel giudizio di merito altre dichiarazioni di terzi rese a discarico in sede extraprocessuale”.

Brevi note

La sentenza che si annota, nel confermare che nel processo tributario, le dichiarazioni di terzi – acquisite dalla polizia tributaria o da funzionari accertatori dell’Ufficio nel corso di un’ispezione e trasfuse nel processo verbale di constatazione, che a sua volta viene recepito nell’avviso di accertamento – hanno, in via di principio, un valore meramente indiziario, concorrendo a formare il convincimento del giudice, qualora confortate e/o supportate da altri elementi di prova, presenta un quid in più: la mancanza dell’indicazione specifica dei soggetti le cui dichiarazioni vengono riportate non ne fa venir meno il valore di prova.

Possiamo, quindi, sostenere che le dichiarazione dei terzi[1]rese al di fuori e prima del processo (in corso di verifica, per esempio) – costituiscono strumenti di prova indiziaria. I verificatori civili e miliari possono, pertanto, raccogliere “sommarie informazioni” dai soggetti sottoposti a indagine, o da altri soggetti[2].

Senza qui andare a recuperare il precedente pensiero della Corte di Cassazione – peraltro conforme – di recente la Corte di Cassazione – sentenza n. 8196 del 22 aprile 2015 (ud 28 gennaio 2015) – ha confermato il principio secondo cui le dichiarazioni di terzi, raccolte nel corso di controlli effettuati dalla Gdf, hanno valore indiziario.

Nel caso in questione era in discussione l’effettiva sede della società sottoposta a controllo, e la CTR ha fondato la propria statuizione su “una pluralità di elementi sia di carattere documentale, quali, a titolo esemplificativo, l’esame della contabilità, dei documenti afferenti ai rapporti con fornitori e terzi, la documentazione bancaria, i verbali del CdA, rinvenuti in occasione dell’accesso effettuato dalla Guardia di Finanza e trasfusi nel pvc, sia delle…

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