Incentivi per assunzione giovani 2019

Incentivi assunzione giovani 2019Il costo del lavoro che le aziende devono sostenere nel momento in cui decidono di inserire una risorsa stabilmente nel proprio organico spaventa non poco i datori di lavoro che, di fronte all’ipotesi di un contratto di lavoro a tempo indeterminato, hanno spesso timore di non riuscire a sopportarne gli oneri, in particolar modo quelli di natura previdenziale e fiscale. Per tale ragione, il legislatore è intervenuto più volte nel corso degli anni per introdurre agevolazioni soprattutto di tipo contributivo a favore delle aziende più virtuose, individuando così un’occasione di risparmio che incentiva la scelta del datore di lavoro di stabilizzare il lavoratore. Infatti due sono i capisaldi che sottendono la maggior parte degli incentivi: sono indirizzati soprattutto alle assunzioni a tempo indeterminato, e sono contraddistinti da requisiti specifici, per cui soltanto le aziende che rispettano la normativa in materia, ad esempio, di versamenti contributivi e sicurezza sul lavoro, possono accedervi.

Inoltre, esse sono dirette all’assunzione di specifiche categorie di lavoratori, ad esempio giovani, disabili, percettori di indennità di disoccupazione e così via.

Nel corso della trattazione si farà riferimento a quelle rivolte ai giovani, cui il legislatore ha dato particolare rilievo negli ultimi anni, rimarcate ed ampliate dalla legge di bilancio 2019.

Incentivo triennale, ribattezzato “Esonero Dignità”

La legge di stabilità 2018[1] aveva introdotto la possibilità per i datori di lavoro privati di assumere con contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti lavoratori con età inferiore a 30 anni (35 anni per il solo anno 2018), usufruendo di uno sgravio triennale pari al 50% dei contributi Inps a carico delle aziende con un massimo di esenzione pari a 3.000,00 euro annui (per un totale di 9.000 euro nei tre anni).

Il Decreto Dignità,[2] ha di fatto confermato la sostanza della norma, elevando il limite di età del lavoratore ai fini della fruizione dell’incentivo, da 30 a 35 anni, anche per le assunzioni che avverranno nel 2019 e nel 2020.

Ulteriore condizione vincolante, è che si tratti della prima assunzione a tempo indeterminato nell’intera vita lavorativa del dipendente: in altre parole se il lavoratore da assumere ha avuto, precedentemente, anche una sola assunzione a tempo indeterminato l’azienda non potrà godere dell’agevolazione per mancanza del requisito essenziale. Invece, i periodi di apprendistato svolti presso altri datori di lavoro, qualora non siano proseguiti in rapporto di lavoro a tempo indeterminato, non costituiscono causa ostativa.

L‘esonero contributivo si applica anche nei casi di trasformazione, dal 1° gennaio 2019, di un contratto a tempo determinato in contratto a tempo indeterminato, fermo restando il possesso del requisito anagrafico alla data di conversione del contratto di lavoro.

Venendo ai requisiti aziendali, fermo restando il rispetto dei principi generali di fruizione degli incentivi[3] (quali ad esempio l’impossibilità di godere dell’incentivo se l’assunzione viola il diritto di precedenza di un altro lavoratore oppure sia attuazione di un obbligo preesistente), esso non spetta al datore di lavoro che abbia proceduto, nei 6 mesi precedenti l’assunzione agevolata, a licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo ovvero a licenziamenti collettivi[4] nella medesima unità produttiva.

Oltre ai rapporti a tempo indeterminato, l’esonero contributivo trova applicazione per i contratti di apprendistato professionalizzante solo con riferimento all’eventuale fase (successiva all’apprendistato) di prosecuzione a tempo indeterminato del rapporto. In tale fattispecie, la riduzione è riconosciuta per un periodo massimo di 12 mesi, a decorrere dal primo mese successivo a quello di scadenza degli sgravi contributivi previsti per il primo anno di prosecuzione del rapporto dopo il periodo di apprendistato.[5]

Bonus post apprendistato e post…

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