L'accertamento va comunque adeguato al preliminare contraddittorio

accertamento va comunque adeguato al preliminare contraddittorioCon l’ordinanza n. 13907 del 31 maggio 2018, la Corte di Cassazione, dopo aver rilevato che la proposta di accertamento con adesione non determina la rinuncia a far valere la pretesa tributaria[1], “né il disconoscimento, ex se, della consistenza probatoria conseguente all’accertamento esperito”, e confermato che “l’atto di accertamento con adesione non ha natura negoziale o transattiva, non potendo l’Amministrazione negoziare la pretesa tributaria, ma di atto unilaterale, espressione del potere impositivo della stessa”, ha chiarito che “in caso di mancata adesione, contribuente e Amministrazione finanziaria semplicemente non hanno concordato nella determinazione della pretesa tributaria alla luce dei complessivi elementi emersi nel contraddittorio, sicchè l’ufficio, in tale evenienza, notifica legittimamente l’avviso di accertamento, il cui contenuto deve comunque tenere necessariamente conto come nella specie in concreto avvenuto, con una rideterminazione più favorevole dei maggiori ricavi, degli eventuali chiarimenti e prove fornite dal contribuente.[2]

Brevi note

Il dialogo Fisco – Contribuente nel procedimento dell’accertamento tributario consente di poter valutare con maggiore ponderatezza tutti gli elementi sui quali si fonda l’obbligazione tributaria, nell’ottica di quella nuova tendenza verso una maggiore partecipazione del contribuente nel procedimento amministrativo di accertamento tributario, e che vede il contraddittorio come strumento di personalizzazione del rapporto tributario.

La regola del contraddittorio va inserita nel quadro del principio costituzionale del diritto alla difesa, che mira a garantire l’uguaglianza delle parti attraverso la possibilità di poter esporre e far valere le proprie ragioni e di conoscere le ragioni dell’altra parte.

In assenza di una norma generale che sancisca il diritto del soggetto passivo a partecipare al procedimento di accertamento, si tende a considerare l’audit del contribuente solo come facoltà dell’Amministrazione e non come obbligo.

Il procedimento di accertamento con adesione trova il suo fondamento nel dialogo che necessariamente deve instaurarsi fra Fisco e contribuente, durante il quale viene posta in discussione la sostenibilità della pretesa fiscale, analizzati gli eventuali elementi che possano condurre alla sua riduzione o modificazione, ponderata la convenienza a definire l’accertamento con l’adesione in rapporto alla prosecuzione della controversia in sede contenziosa.

La circolare n. 235/1997 formalizza il momento del contraddittorio, precisando che “… si rende necessario redigere per ciascun incontro una sintetica verbalizzazione con la quale sarà dato atto, tra l’altro, della documentazione eventualmente prodotta dal contribuente e delle motivazioni addotte”.

In merito, la successiva circolare n. 65/2001, nel ribadire “l’obbligo di documentare i contraddittori [3] svolti attraverso la redazione di appositi processi verbali” riafferma che negli stessi “sia pure sinteticamente, deve essere dato atto delle argomentazioni fornite dal contribuente, nonché dei relativi documenti prodotti“, da rilasciare in copia al contribuente, previa sottoscrizione delle parti presenti.

E’ altresì necessario contenere la fase del contraddittorio “entro limiti temporali ragionevoli, in relazione sia alla primaria esigenza di speditezza del procedimento che all’effettiva complessità della trattazione, non consentendo comunque reiterati rinvii di carattere meramente dilatorio, comportanti di fatto ingiustificato ritardo nell’azione amministrativa[4].

L’accertamento con adesione costituisce ” la rinuncia dell’amministrazione, parziale, al quantum inizialmente notificato ovvero ipotizzato[5], in conseguenza dell’accoglimento delle argomentazioni addotte dal contribuente.

Per questo motivo, ai sensi del comma 1 dell’art. 7, l’atto di adesione deve contenere “la motivazione su cui la…

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