La mancata riscossione della fattura blocca il reato per omesso versamento IVA

Contenzioso tributario e reati fiscali - Commercialista TelematicoLa Corte di Cassazione con la sentenza n. 37089/2018 ha ritenuto che, la mancata riscossione delle fatture emesse è presupposto che esclude la sussistenza del reato per omesso versamento IVA di cui all’articolo 10 ter del D.Lgs. 74/2000.

Secondo i supremi giudici l’articolo 10 ter del D.Lgs. 74/200 la mancata riscossione dell’IVA determina l’assenza del dovere di accantonamento dell’Imposta che deve essere versata entro il termine annuale indicato dalla norma.

Si tratta di una interpretazione che si pone in rapporto di discontinuità con le precedenti e che merita di essere analizzata per il suo maggiore equilibrio e per la sua maggiore aderenza e alla finalità delle norme penali tributarie e ai principi delle sezioni unite.

IL TESTO DELLA NORMA

L’art. 10 ter del D.Lgs. 74/2000 prevede che, è punito con la reclusione da sei mesi a due anni chiunque non versa, entro il termine per il versamento dell’acconto relativo al periodo d’imposta successivo, l’imposta sul valore aggiunto dovuta in base alla dichiarazione annuale, per un ammontare superiore a euro duecentocinquantamila per ciascun periodo d’imposta.

LE SEZIONI UNITE

Le sezioni unite con sentenza n. 37424/2013 hanno individuato e specificato gli elementi oggettivi e soggettivi costitutivi (presupposto) del reato per omesso versamento dell’IVA.

Sotto il profilo oggettivo le sezioni unite hanno chiarito che, il reato per omesso versamento IVA è da ricondurre agli illeciti omissivi propri, a consumazione istantanea, integrati dal mancato compimento dell’azione dovuta.

Come per tutti gli illeciti omissivi (di mera condotta), gli elementi costitutivi sono:

  • Il presupposto, cioè la situazione tipica da cui sorge l’obbligo di agire che, per quanto al reato in questione, è costituito sia dal compimento di operazioni imponibili comportanti l’obbligo di effettuare il versamento dell’IVA sia la presentazione della dichiarazione IVA annuale;
  • La condotta omissiva che, per il reato in questione, si concretizza nel mancato versamento, per un ammontare superiore ad euro 250.000,00;
  • Il termine alla cui scadenza l’inadempimento dell’obbligo assume rilevanza e si consuma l’illecito che, per il reato in questione, coincide con la scadenza per il versamento dell’acconto IVA relativo al periodo di imposta successivo.

Gli approdi ermeneutici delle Sez. U. e di cui alla sentenza sopra richiamata, (n. 37424 del 28/03/2103, Romano, Rv. 255757), hanno individuato anche gli elementi soggettivi, costitutivi del reato:

  • il reato dell’omesso versamento dell’IVA e’ punibile a titolo di dolo generico che consiste nella coscienza e volontà di non versare all’Erario le ritenute effettuate nel periodo considerato, non essendo richiesto che il comportamento illecito sia dettato dallo scopo specifico di evadere le imposte;
  • la prova del dolo e’ insita in genere nella presentazione della dichiarazione annuale, dalla quale emerge quanto e’ dovuto a titolo di imposta, e che deve, quindi, essere saldato o almeno contenuto non oltre la soglia, entro il termine lungo previsto;
  • il debito verso il fisco relativo ai versamenti IVA e’ normalmente collegato al compimento delle operazioni imponibili. Ogni qualvolta il soggetto d’imposta effettua tali operazioni riscuote gia’ (dall’acquirente del bene o del servizio) l’IVA dovuta e deve, quindi, tenerla accantonata per l’Erario, organizzando le risorse disponibili in modo da poter adempiere all’obbligazione tributaria. (L’introduzione della) norma penale, stabilendo (nuove) condizioni e un (nuovo) termine per la propria applicazione, estende evidentemente la detta esigenza di organizzazione su scala annuale.

LA TESI DEL NON RISCOSSO NO REATO

Preliminarmente si pone in evidenza che la lettera c) del precedente paragrafo e di cui alla sentenza delle SSUU, sembra interessare più l’aspetto oggettivo del reato piuttosto che quello soggettivo, individuando una parte rilevante della…

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