La denuncia anonima è sempre inutilizzabile ai fini dell’accertamento?

denuncia anonimaLocali ad uso esclusivamente abitativo: gravi indizi  

L’autorizzazione del Procuratore della Repubblica all’accesso domiciliare, prescritta in materia di Iva dall’art. 52 del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 (e necessaria anche in tema di imposte dirette, in virtù del richiamo contenuto nell’art. 33 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600), in quanto sottesa all’acquisizione degli elementi di riscontro della supposta evasione fiscale, al fine di evitarne l’occultamento o la distruzione, è contraddistinta da un largo margine di discrezionalità.

Da questo discende il carattere necessariamente sintetico della relativa motivazione: l’obbligo motivazionale deve pertanto ritenersi assolto nel caso in cui risultino indicate la nota e l’autorità richiedente, con la specificazione che il provvedimento trova causa e giustificazione nell’esistenza di gravi indizi di violazione della legge fiscale, la cui valutazione deve essere effettuata “ex ante” con prudente apprezzamento” (Cass. 9565 del 23/4/2007).

Il primo comma dell’art. 52 del d.P.R. n. 633 del 1972, il quale attiene all’accesso nei locali adibiti all’esercizio di attività commerciale, agricola, artistica o professionale, ovvero ad uso promiscuo[1], si limita a richiedere, rispettivamente, l’autorizzazione del capo dell’ufficio e quella del Procuratore della Repubblica, senza fissare specifici presupposti, trattandosi di “mero adempimento procedimentale, la cui ratio è individuabile nell’opportunità che la perquisizione trovi l’avallo di un’autorità gerarchicamente o funzionalmente sovraordinata”.

Con il comma 2 invece, attinente all’accesso in locali diversi da quelli indicati nel precedente comma, cioè in locali ad uso esclusivamente abitativo, si richiede, invece, anche in considerazione del fatto che l’autorizzazione trova base logica nell’art. 14 Cost., sull’inviolabilità del domicilio, non solo l’autorizzazione del Procuratore della Repubblica, ma anche la sussistenza di “gravi indizi di violazione tributaria, previsione questa che conferisce “all’autorizzazione medesima la portata, non di semplice nulla-osta da parte di un organo superiore, bensì di provvedimento valutativo della ricorrenza nella concreta vicenda di specifici presupposti giustificativi dell’ingresso nell’abitazione” (Cass. n. 26829 del 18/12/2014).

La segnalazione anonima non è un grave indizio

L’articolo 8, comma 8 del D.L. n. 16/2012 ha cancellato la possibilità di effettuare denunce alle autorità competenti di evasione fiscale in forma anonima. Tuttavia, è bene ricordare, che è ancora possibile inoltrare le proprie segnalazioni di evasione fiscale in forma anonima, con l’unica differenza che queste non produrranno come effetto automatico l’attivazione di accertamenti fiscali da parte dell’Agenzia delle Entrate, Insomma, una denuncia anonima non serve a fare scattare immediatamente una verifica fiscale, ma può diventare un segnale per fare scattare possibili futuri controlli.

Peraltro, ai fini dell’accertamento tributario, non sono utilizzabili le prove raccolte durante la perquisizione domiciliare autorizzata dalla Procura della Repubblica sulla base di una segnalazione anonima. La denuncia anonima non dà diritto ad entrare in casa del contribuente[2] e fare indagini se non è preceduta da atti di indagine che hanno individuato gravi indizi di colpevolezza.

E’ illegittima l’autorizzazione del Pm a eseguire la verifica fiscale a casa del contribuente basata solo su informazioni anonime. Difatti l’accesso domiciliare è consentito solo se ricorrono gravi indizi di violazione delle norme tributarie. Una segnalazione anonima non è un indizio, tantomeno grave, perché si fonda solo su una dichiarazione di un soggetto rimasto sconosciuto. Senza contare che essa non consente all’interessato di difendersi compiutamente.

Di conseguenza, anche l’atto impositivo basato sulla contabilità parallela recuperata all’interno dell’abitazione del titolare della…

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