Accesso domiciliare motivato per relationem

di Gianfranco Antico

Pubblicato il 28 novembre 2017

la Cassazione ha stabilito che l’autorizzazione all’accesso domiciliare rilasciata dal Procuratore delle Repubblica può essere motivata sinteticamente per relationem ai dati indicati dalla Guardia di Finanza

Commercialista Telematico | Software fiscali, ebook di approfondimento, formulari e videoconferenze accreditateCon l’ordinanza n. 23824 dell’11 ottobre 2017 la Corte di Cassazione ha affermato che l’autorizzazione all’accesso domiciliare rilasciata dal Procuratore delle Repubblica può essere motivata sinteticamente per relationem ai dati indicati dalla Guardia di Finanza, autorità richiedente.

Il fatto

Il contribuente ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della Puglia, con la quale era stato respinto l'appello proposto contro la sentenza della CTP di Bari, sfavorevole al contribuente, nella controversia concernente tre avvisi di accertamento, relativamente agli anni d'imposta 1998, 1999 e 2000, a seguito di verifica fiscale della Guardia di Finanza, giusto pvc..

Per quel che qui ci interessa, il giudice a quo, in relazione alla questione relativa alla utilizzabilità della documentazione acquisita dalla Guardia di Finanza, e versata in atti a sostegno della pretesa impositiva, che l'autorizzazione all'accesso domiciliare rilasciata dal Procuratore della Repubblica di Bari è sufficientemente motivata, in punto di gravi indizi di violazione tributaria, considerato il largo margine di discrezionalità nell'adozione del provvedimento ed il richiamo al contenuto della nota dei militari.

Il pensiero della Corte

In tema di accertamento delle imposte, la Corte, con la sentenza n. 9565/2007, alla quale il Collegio nella pronuncia che si annota ha inteso dare continuità, ha affermato che "l’autorizzazione del Procuratore della Repubblica all'accesso domiciliare, prescritta in materia di IVA dall'art. 52 del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 (e necessaria anche in tema di imposte dirette, in virtù del richiamo contenuto nell'art. 33 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600), in quanto sottesa all'acquisizione degli elementi di riscontro della supposta evasione fiscale, al fine di evitarne l'occultamento o la distruzione, è contraddistinta da un largo margine di discrezionalità, da cui discende il carattere necessariamente sintetico della relativa motivazione: l'obbligo motivazionale deve pertanto ritenersi assolto nel caso in cui risultino indicate la nota e l'autorità richiedente, con la specificazione che il provvedimento trova causa e giustificazione nell'esistenza di gravi indizi di violazione della legge fiscale, la cui valutazione dev'essere effettuata ‘ex ante’ con prudente apprezzamento".

In punto di diritto, osservano i massimi giudici, l’art. 52, c. 1, del D.P.R. n. 633/72, il quale attiene all'accesso nei locali adibiti all'esercizio di attività commerciale, agricola, artistica o professionale, ovvero ad uso promiscuo, ossia anche ad abitazione, “si limita a richiedere, rispettivamente, l'autorizzazione del capo dell'ufficio, e quella del Procuratore della Repubblica, senza però fissare specifici presupposti, in entrambi i trattandosi ‘di un mero adempimento procedimentale, la cui ratio è individuabile nell'opportunità che la perquisizione trovi l'