Sindacato di inerenza ai fini della indeducibilità dei costi

Un costo è deducibile se inerente. Quello che non pare ancora troppo chiaro è cosa si debba intendere per inerente. Da una parte la dottrina, i contribuenti e i professionisti, questi ultimi ormai tutti affetti dalla patologia di ansia da prestazione nella elaborazione delle dichiarazioni, che ritengono che inerenza del costo sia uguale a riferibilità dell’operazione che genera il costo all’attività dell’impresa. Dall’altra, l’Agenzia delle Entrate che non ritiene deducibili i costi, per assenza di carenza del requisito oggettivo dell’inerenza quantitativa, se troppo elevati e quindi non congrui. Nel mezzo la Suprema Corte di Cassazione che con una serie di sentenze del 2018 pare non fare proprio pace tra i due poli interpretativi…

Un costo è deducibile se inerente, questo si sa. Quello che non pare ancora troppo chiaro è cosa si debba intendere per inerente.

Da una parte la dottrina, i contribuenti e i professionisti, quest’ultimi ormai tutti affetti dalla patologia di ansia da prestazione nella elaborazione delle dichiarazioni, che ritengono che inerenza del costo è uguale a riferibilità dell’operazione che genera il costo all’attività dell’impresa e ciò a prescindere da valutazioni quantitative e di congruità.

Dall’altra, l’Agenzia delle Entrate che non ritiene deducibili i costi, per assenza di carenza del requisito oggettivo dell’inerenza quantitativa, se troppo elevati e quindi non congrui.

Nel mezzo la Suprema Corte di Cassazione che con una serie di sentenze del recente 2018 pare non fare proprio pace tra i due poli interpretativi.

Si propongono alcune recenti massime della suprema Corte di Cassazione lasciando al lettore la valutazione circa la stabilità del giudizio sul concetto di inerenza.

INERENZA SOLO QUALITATIVA 

Secondo alcune recenti sentenze della Cassazione un costo è deducibile se sostenuto con riferimento ad un’operazione riferibile, sotto il profilo qualitativo, all’esercizio delle attività svolte dall’impresa.

In particolare, la Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza n. 450 dell’11 gennaio 2018 (data pubblica udienza del 3 luglio 2017), fornisce rilevanti affermazioni che propongo in modo schematico.

Innanzitutto nella sentenza  si afferma che:

L’inerenza esprime la riferibilità del costo sostenuto all’attività d’impresa, anche se in via indiretta, potenziale od in proiezione futura, escludendo i costi che si collocano in una sfera estranea all’esercizio dell’impresa (giudizio qualitativo oggettivo).

A scanso di equivoci poi i supremi giudici precisano che:

In proposito va precisato che il principio dell’inerenza, quale vincolo alla deducibilità dei costi, non discende dall’articolo 75, comma 5, Tuir (oggi 109 co. 5), che si riferisce invece al diverso principio dell’indeducibilità dei costi relativi a ricavi esenti (ferma l’inerenza), cioè alla correlazione tra costi deducibili e ricavi tassabili.

Due affermazioni che fanno un principio.

Per inerenza si deve intendere il concetto che consente di legare l’operazione, che sotto intende il costo, all’attività dell’impresa e che il concetto di inerenza tracciato dall’articolo 109 co. 5 TUIR non ha assoluta rilevanza ai fini della verifica della sussistenza dell’inerenza del costo.

Che l’inerenza è requisito per la deducibilità del costo non subordinato ad una valutazione quantitativa dello stesso, è espressamente chiarito in un successivo passaggio della sentenza in argomento laddove è chiaramente affermato che:

Va disattesa la definizione della nozione dell’inerenza, utilizzata da parte della giurisprudenza di questa Corte, formulata in termini di suscettibilità, anche solo potenziale, di arrecare, direttamente e indirettamente, una utilità all’attività d’impresa, e costituente requisito generale della deducibilità dei costi, con richiamo dal predetto articolo 75 (in termini, Cass., n. 10914/15).

Tale orientamento, se, da un lato, correla l’inerenza al rapporto tra costi e attività d’impresa (non riducibile, perciò, ad una relazione necessaria del costo con il reddito o con i ricavi), dall’altro pone erroneamente un necessario legame tra il costo e l’attività d’impresa secondo un parametro d’utilità, all’interno di una relazione deterministica che sottende rapporti di causalità.

Ne deriva che, l’inerenza deve essere apprezzata attraverso un giudizio qualitativo, scevro da riferimenti ai concetti di utilità o vantaggio, afferenti ad un giudizio quantitativo, e deve essere distinta anche dalla nozione di congruità del costo.

Tuttavia, afferma la stessa sentenza, l’antieconomicità e l’incongruenza della spesa, pur non essendo elementi della prova della sussistenza dell’inerenza,…

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