Le modifiche al contratto di lavoro a tempo determinato dettate dal Decreto Dignità

Dallo scorso 14 luglio sono in vigore le novità dettate dal Decreto Legge 87/2018, mediaticamente conosciuto come “Decreto dignità”, che modificano, in parte, il capo III del D.Lgs. 81/2015. Il Decreto Legge è stato pubblicato nella GU del 13/7/18 ed ha efficacia immediata; entro 60 gg dovrà essere approvato in via definitiva da Camera e Senato e in questa fase molto probabilmente subirà variazioni nel testo. Vediamo comunque quali modifiche sono state apportate al rapporto di lavoro a tempo determinato

Dallo scorso 14 luglio sono in vigore le novità dettate dal Decreto Legge 87/2018, mediaticamente conosciuto come “Decreto dignità”, che modificano, in parte, il capo III del D. Lgs. 81/2015. Il Decreto Legge è stato pubblicato nella GU del 13/7/18 ed ha efficacia immediata; entro 60 gg dovrà essere approvato in via definitiva da Camera e Senato e in questa fase molto probabilmente subirà variazioni nel testo.

Vediamo comunque quali modifiche sono state apportate al rapporto di lavoro a tempo determinato:

  • per i primi 12 mesi di rapporto di lavoro non è richiesta alcuna causalità, mentre per una durata superiore (che cmq non può eccedere i 24 mesi) è obbligatoria la presenza di almeno “una” delle seguenti condizioni:
  1. esigenze temporanee e oggettive, estranee all’ordinaria attività;
  2. esigenze sostitutive di altri lavoratori (maternità, malattia, ferie, etc.)
  3. esigenze connesse ad incrementi temporanei, significativi e non programmabili dell’attività “ordinaria”

a parte una netta riduzione della durata complessiva del contratto a tempo determinato, da 36 a 24 mesi, la criticità più importante delle nuove regole sta proprio nel discorso delle causali utilizzabili ed indicate alle lettere a) e c). Difficili ed improbabili che tali condizioni possano applicarsi alla realtà della vita produttiva del datore di lavoro, determinando difficoltà assolute nella continuazione dei rapporti di lavoro a tempo determinato;

  • il contratto può essere “rinnovato” solo a fronte delle condizioni di cui alle predette lettere a) e c) e questo vale sia quando il contratto iniziale aveva una durata fino a 12 mesi, sia se aveva una durata iniziale inferiore a 12 mesi;
  • il contratto può essere “prorogato” liberamente nell’ambito dei primi 12 mesi; può essere “prorogato” solo in presenza delle condizioni di cui ai precedenti punti a) e c) trascorsi i predetti 12 mesi e come detto, fino ad un massimo di 24;
  • le proroghe ammesse sono diventate al massimo 4 (prima erano 5);
  • come già più sopra indicato il decreto legge è in vigore dallo scorso 14/7/2018, pertanto a tutti i contratti di lavoro a tempo determinato sottoscritti da tale data si applicano le nuove disposizioni;
  • …ma le nuove disposizioni si applicano anche ai contratti già in corso alla data del 14/7/18, per loro eventuali proroghe e/o rinnovi
  • i rapporti di lavoro “stagionali” sono stati, dal legislatore, specificatamente esentati dalle limitazioni dettate per rinnovi e proroghe;
  • nell’ambito delle decadenze e tutele del lavoratore è stato portato da 120gg a 180gg, dalla cessazione del rapporto di lavoro a tempo determinato, il termine dato al lavoratore per impugnare il proprio contratto di lavoro e chiedere la trasformazione dello stesso a tempo indeterminato;
  • nel contesto della somministrazione di lavoro le disposizioni non sono state modificate, fatto salvo che il Legislatore è intervenuto nel rapporto di lavoro instauratosi tra l’agenzia di somministrazione ed il lavoratore. In caso di tempo determinato è soggetto a tutte le disposizioni del capo III del D.Lgs. 81/2015 e conseguentemente quelle qui indicate ai predetti punti da 1) a 7), mantenendo l’esclusione degli articoli 23 (numero complessivo dei contratti a tempo determinato) e 24 (diritti di precedenza). Ma, si ripete, in questo caso siamo nel campo del rapporto tra società di somministrazione e lavoratore;
  • in ultimo, l’art.3 del D.L. indica l’aumento dello 0,5 della percentuale dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro (che pertanto diventa dell’1,9%), in occasione di ciascun rinnovo del contratto a tempo determinato. Ciò vale anche nel contesto del contratto di somministrazione.

Un breve riepilogo delle conseguenze che possono derivare dalla non corretta applicazione delle disposizioni sopra indicate:

superamento del limite dei 24 mesi per effetto di un unico contratto o…

Contenuto disponibile esclusivamente agli utenti abbonati
Per continuare a leggere il contenuto di questo articolo è necessario essere abbonati. Se sei già un nostro abbonato, effettua il login attraverso il modulo di autenticazione posto in cima alla pagina. Se non sei abbonato o ti è scaduto l'abbonamento, che aspetti?
Condividi:
Maggioli ADV
Gruppo Maggioli
www.maggioli.it
Per la tua pubblicità sui nostri Media:
maggioliadv@maggioli.it www.maggioliadv.it