Lavoro subordinato tra familiari: lecito in presenza di alcuni indici

Un’ultima sentenza di Cassazione conferma che il rapporto di lavoro subordinato tra familiari non è “automaticamente” disconosciuto dall’INPS ma devono essere valutati alcuni criteri che facciano comprendere se quell’attività è volta al mero conseguimento di una successiva pensione oppure se davvero tra l’imprenditore e il subordinato – familiare di quest’ultimo, sussista un reale rapporto di lavoro subordinato.

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L’ultima (e non l’unica) conferma della Cassazione sulla possibilità di lavoro subordinato tra familiari

La sussistenza di un vincolo di natura familiare non disconosce il rapporto di lavoro: a questa decisione è pervenuta nuovamente la Corte di Cassazione con un’ultima sentenza, nello specifico la Sent. Sez. Lav. n. 4535 dello scorso 27 febbraio 2018.

Con quest’ultima pronuncia infatti la Suprema Corte ha confermato il costante e consolidato orientamento che reputa lecita l’eventualità di rapporto di lavoro tra familiari, anche di primo grado, purché vengano rispettate le tipiche condizioni di subordinazione.

La divergente considerazione dell’INPS

Ci si potrebbe chiedere a questo punto per quale motivo la questione merita di essere dibattuta in tale sede: ebbene, nonostante l’opinione della Cassazione – ma anche della Dottrina – nei fatti è interessante notare come l’Istituto Previdenziale per il tramite degli ispettori ad esso collegati in fase di ispezione tendano a disconoscere, a prescindere da rilevanti giudizi di merito della singola fattispecie, il rapporto di lavoro tra familiari, reputandolo come mera “benevolentiae  vel elaffectionis causa”, ossia il “legame solidaristico ed affettivo proprio del contesto familiare, che si articola nel vincolo coniugale, di parentela e di affinità e che non prevede la corresponsione di alcun compenso”(così la Lettera 10 giugno 2013, n. 10478 del Ministero del lavoro, che ha fornito importanti precisazioni per il personale ispettivo su tale tema).

Di fatto così l’istituto previdenziale, basandosi su una Circolare INPS risalente al 1989 (la n. 179, per ulteriori approfondimenti), nonostante le smentite da parte della Corte di Cassazione succedutesi innumerevoli volte nel corso del tempo, tende a considerare il lavoro familiare come uno strumento di “dissimulazione”, atto a garantire una mera prestazione pensionistica in futuro. La Cassazione, con la pronuncia in esame, chiarisce che per il disconoscimento è necessario che in fase di ispezione debbano emergere indici specifici.

L’opinione della Cassazione: è lavoro dipendente anche per familiari se ci sono specifici indici di subordinazione

Ebbene, nessuno – a parere di chi scrive – potrebbe smentire che molti rapporti di lavoro tra familiari hanno un fine diverso da quello della prestazione di lavoro subordinato di natura contrattuale, ma certamente è corretto assentire con quanto ragionevolmente chiarisce la Cassazione, ritenendo che ci siano indici presuntivi da valutare nel singolo caso, che possono portare alla luce la reale natura del rapporto di lavoro.

L’argomento risulta di tale interesse che persino la Fondazione Studi Consulenti del Lavoro ha fornito lumi con l’Approfondimento dello scorso 7 maggio, ritenendo tale pronuncia di Cassazione di grande aiuto allo scopo di far valere la genuinità del rapporto di lavoro anche tra familiari.

Gli indici di subordinazione

A tal proposito è necessario segnalare che con tale sentenza la Corte di Cassazione ha specificato alcuni indici che fanno certamente desumere la presenza di un reale rapporto di lavoro subordinato, seppur tra familiari; tra gli indici che rendono assolutamente lecito un rapporto di lavoro familiare si rinvengono:

  • la presenza costante del soggetto;
  • l’osservanza di un orario coincidente con l’apertura al pubblico dell’attività commerciale;
  • il programmatico valersi da parte del titolare, ai fini dell’organizzazione dell’attività stessa, dell’apporto della prestazione resa da parte del…
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