Studi di settore, contraddittorio obbligatorio

di Davide Di Giacomo

Pubblicato il 23 aprile 2018

La procedura di accertamento basata sull’applicazione dei parametri o studi di settore nasce solo in esito al contraddittorio, da attivare in modo obbligatorio con il contribuente pena la nullità dell’accertamento. L’ufficio finanziario deve dimostrare l’applicabilità dello standard prescelto al caso oggetto dell’accertamento, mentre al contribuente fa carico la prova dell’esistenza di condizioni che escludono l’impresa dall’area dei soggetti a cui sono applicabili gli standard

La procedura di accertamento basata sull’applicazione dei parametri o studi di settore nasce solo in esito al contraddittorio da attivare in modo obbligatorio con il contribuente, pena la nullità dell’accertamento.

L’ufficio finanziario deve dimostrare l’applicabilità dello standard prescelto al caso oggetto dell’accertamento, mentre al contribuente fa carico la prova dell’esistenza di condizioni che escludono l’impresa dall’area dei soggetti a cui sono applicabili gli standard (Cass. n. 8918/2018).

Gli studi di settore, introdotti nel 1993, sono indici rilevatori di una possibile anomalia della condotta fiscale, derivante dallo scostamento delle dichiarazioni dei redditi del contribuente relative all’ammontare dei ricavi o dei compensi rispetto a quello che l’elaborazione statistica fissa come il livello “normale” in riferimento all’attività svolta.

Essi, identificabili come uno strumento diretto a valutare la capacità di produrre ricavi o conseguire compensi dalle varie attività economiche, sono realizzati tramite