Professionisti: come trasferire i contributi versati indebitamente alla Gestione Separata INPS

L’INPS ha finalmente affrontato la delicata questione della contribuzione indebitamente versata alla Gestione Separata da parte di professionisti che svolgono attività il cui esercizio è riconducibile e subordinato all’iscrizione all’Albo Professionale. Come deve comportarsi in questi casi il professionista? Può presentare istanza di rimborso all’INPS per poi effettuare un nuovo pagamento della stessa natura e con l’aggravio di sanzioni alla Cassa Professionale oppure è l’Istituto previdenziale stesso a trasferire i contributi erroneamente versati? In quest’ultimo caso, il trasferimento avviene in maniera automatica o è necessario fare domanda all’INPS?

La Finanziaria del 2001 (L. n. 388/2000) all’art. 116, comma 20, ha previsto che il pagamento della contribuzione previdenziale, effettuato in buona fede ad un ente previdenziale pubblico diverso dal creditore effettivo, ha effetto liberatorio nei confronti del contribuente. Conseguentemente, l’ente che ha ricevuto il pagamento deve provvedere al trasferimento delle somme incassate, senza aggravio di interessi, all’ente titolare della contribuzione.

L’INPS, ancor prima dell’entrata in vigore della menzionata norma, era intervenuto con due Circolari (nn. 83/1997 e 193/1998) a chiarire quando il contribuente può chiedere il rimborso della contribuzione pagata indebitamente alla Gestione Separata INPS, con particolare riguardo alla contribuzione risultante eccedente. In tal caso, le succitate Circolari precisano che la richiesta di rimborso è presentata dal professionista, in quanto soggetto obbligato al pagamento diretto del contributo risultante a debito, e dal committente e/o collaboratore o parasubordinato, ciascuno per la propria quota nel caso di contratto di collaborazione o rapporto assimilato. 

Contributi versati ad ente diverso

Grazie all’entrata in vigore dell’articolo 116, comma 20, della Legge n. 388/2000, laddove un contribuente abbia versato i contributi presso un ente previdenziale pubblico diverso da quello effettivamente creditore (per esempio, un professionista ha versato i contributi all’INPS piuttosto che alla Cassa dei Dottori Commercialisti), il Legislatore ha previsto la possibilità del trasferimento diretto all’ente titolare della contribuzione delle somme incassate.

Ciò al fine di evitare l’onere in capo al contribuente di chiedere contestualmente un rimborso per poi effettuare un pagamento della stessa natura e con l’aggravio di sanzioni.

Attenzione però. La norma individua i confini entro i quali è possibile avvalersi di tale possibilità. Dunque, è necessario che:

  1. il versamento risulti essere effettuato erroneamente a beneficio di un ente diverso da quello legittimato a riceverlo;
  2. la natura del contributo sia previdenziale;
  3. il contributo deve essere certo;
  4. deve sussistere la buona fede del debitore, che si sostanzia nella convinzione di assolvere un obbligo verso il creditore apparente.

 

Cosa s’intende per ente previdenziale pubblico?

Inizialmente la previsione letterale della norma in trattazione, nel fare riferimento alla contribuzione versata ad un ente previdenziale pubblico, faceva intendere l’esclusione dal campo di applicazione dell’articolo 116, comma 20, della Legge n. 388/2000 i versamenti effettuati nei confronti degli enti previdenziali privatizzati ai sensi dei Decreti Legislativi n. 509/94 e n. 103/96 (vedi TABELLA 1 in fondo alla pagina).

I successivi interventi giurisprudenziali hanno però avuto modo di affermare che la natura di ente pubblico o privato sia assolutamente irrilevante, in quanto ciò che conta è la natura dell’attività esercitata che, nella specie, è l’assicurazione obbligatoria. Infatti, la giurisprudenza ha affermato che “per il raggiungimento delle finalità sociali e pubblicistiche di questo tipo di assicurazione, la legge riconosce anche all’Istituto privato la natura di ente impositore” e ha ritenuto pacifica l’applicazione dell’articolo 116, comma 20, anche alle Casse privatizzate (ex multis Corte di Cassazione n. 6680/02, n. 12208/11 e n. 23296/10).

Pertanto, nell’ottica di favorire il debitore e tutelare la posizione assicurativa degli iscritti alle gestioni, sarà possibile effettuare un trasferimento diretto della contribuzione previdenziale indebitamente versata all’INPS e dovuta alle Casse previdenziali e viceversa. A tale scopo le Casse previdenziali interessate potranno stipulare apposite convenzioni con l’INPS al fine di individuare le modalità operative per il trasferimento della contribuzione versata dai propri assicurati.

 

Obblighi contributivi dei…

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