Naspi e attività lavorativa: compatibilità e cumulabilità

Pubblicato il 5 febbraio 2018

di regola la NASPI cessa di essere erogata nel momento in cui il lavoratore intraprende una nuova attività lavorativa, tuttavia esistono eccezioni in cui la stessa può essere sospesa o corrisposta in misura intera o ridotta, anche in presenza di attività lavorativa da parte del beneficiario: analisi delle casistiche con particolare riguardo al contributo all'autoimprenditorialità

Uno dei requisiti richiesti affinché il lavoratore possa percepire la NASPI, in aggiunta alla perdita involontaria dell'occupazione, è lo stato di disoccupazione il quale presuppone, in primis, l’assenza di un impiego nonché la dichiarazione di immediata disponibilità all'attività lavorativa (c.d. DID) e la partecipazione alle misure di politica attiva del lavoro, condizioni che devono generalmente permanere per tutto il periodo di fruizione dell'indennità.

Come si coniugano queste condizioni con l’attività lavorativa e la percezione di un reddito?

Una riposta a questo interrogativo era già contenuta negli articoli 9 e 10 del D.Lgs. n. 22/2015, integrata da parte dell’INPS con chiarimenti sulla cumulabilità con il lavoro autonomo (circ. 94/2015), con il lavoro accessorio, il lavoro intermittente, il lavoro all’estero e gli emolumenti percepiti per lo svolgimento di cariche pubbliche e non elettive (circ. 142/2015) e, da ultimo, con la circolare n. 174/2017.

Infatti, in presenza di contestuale attività di lavoro, il soggetto percettore di NASPI conserva il diritto a detta prestazione, ridotta di un importo pari all'80% del reddito previsto derivante dall’attività di lavoro, purché comunichi, entro 30 giorni dall'inizio dell'attivi