Il lavoro irregolare giustifica l’accertamento induttivo di maggiori ricavi non dichiarati?

analizziamo il caso di un accertamento induttivo motivato dalla presenza dei lavoratori in nero individuati durante una verifica fiscale, tale presenza rende dubbia la contabilità aziendale…

Non sussiste il divieto di doppia presunzione qualora dal fatto noto costituito dalla presenza di dipendenti non regolarmente assunti (e per i quali emerga la corresponsione di una retribuzione non contabilizzata) si tragga la presunzione di maggiore redditività dell’impresa, trattandosi di una presunzione relativa ex art. 39, comma 1, lett. d, del d.P.R. n. 600 del 1973, per superare la quale è onere del contribuente offrire la prova contraria.

La violazione contestata deve essere dotata di quei caratteri di gravità e sufficienza tali da far ritenere l’intera contabilità complessivamente ed essenzialmente inattendibile e giustificare l’accertamento induttivo.

La presenza in azienda di lavoratori irregolari è circostanza che autorizza l’Ufficio a utilizzare il metodo induttivo, ma l’avviso di accertamento che ne consegue deve trovare conferma in sede processuale.

Nel caso di specie, in sede processuale è emerso che l’unico elemento tratto dalla verifica consiste nell’assunzione di lavoro irregolare; inoltre, pur sussistendo la prova della durata limitata del rapporto di lavoro irregolare dei lavoratori, il giudice del gravame apoditticamente conclude che “si tratta all’evidenza di lavoro nero si da non potersi presumere che si sia svolto per solo tre giorni”. Tale assunto è stato statuito dalla Corte di Cassazione con l’ordinanza del 12 gennaio 2018, n. 641.

Riflessioni su lavoratori in nero e accertamento induttivo

Avere dei dipendenti non segnati è circostanza idonea a presumere l’esistenza di maggiori ricavi e a ricostruire il reddito sulla quantità e qualità delle materie prime utilizzate. Corrispondere lo stipendio non contabilizzato, più che un costo, è la spia di un maggior volume d’affari e quindi di maggiore produttività.

La presenza di costi del lavoro non contabilizzati legittima1 il ricorso all’accertamento analitico-induttivo e, quindi, la rettifica di un maggior reddito da parte dell’ufficio per ricavi non contabilizzati. Il divieto di doppia presunzione2 opera solo tra presunzioni semplici e non può ritenersi, invece, violato nel caso in cui da un fatto noto si risale, in forza di presunzione legale relativa (ex articolo 39, comma 1, lettera d), del Dpr 600/1973), a un fatto ignoto. Né la presenza di una contabilità formalmente regolare costituisce ostacolo alla determinazione di singole attività e passività mediante l’utilizzo di presunzioni qualificate. In effetti, la tipologia di accertamento in questione costituisce una sorta di “frontiera” nell’ambito dell’accertamento analitico, in quanto permette la rettifica delle singole poste di bilancio, anche attraverso il ricorso a presunzioni, fornite però dei noti requisiti di gravità, precisione e concordanza.

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