La proroga della Cassa Integrazione Straordinaria oltre i termini per imprese in riorganizzazione o in fase di risanamento

Cassa Integrazione straordinaria (CIGS) prorogata per complesse attività di risanamento
Con la Legge di Bilancio 2018 (L. n. 205/2017, art. 1, comma n. 133) è stato introdotto l’articolo 22-bis all’interno del Decreto Legislativo n. 148/2015, con l’obiettivo di fornire sostegno al reddito in favore di lavoratori coinvolti in:

processi organizzativi complessi;
piani di risanamento complessi di crisi delle imprese per le quali lavorano.

 
Soggetti interessati
In particolare l’articolo 22-bis, proroga il periodo di cassa integrazione guadagni straordinaria per riorganizzazione o crisi aziendale, per gli anni 2018 e 2019, entro il limite massimo complessivo di 100 milioni di euro per ciascun anno, per le imprese:

con un organico superiore a 100 unità lavorative;
con rilevanza economica strategica a livello regionale (o in più regioni);
le quali presentino delle rilevanti problematiche occupazionali con significativi esuberi all’interno del contesto territoriale;
previo accordo stipulato in sede governativa presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con la presenza della Regione o delle Regioni interessate.

 
Le diverse casistiche
Per tali aziende sarà possibile concedere la proroga dell’intervento straordinario di integrazione salariale:

sino al limite massimo di 12 mesi, qualora il programma di riorganizzazione aziendale sia caratterizzato da investimenti complessi non attuabili nel limite temporale di durata di 24 mesi previsto all’articolo 22, comma 1, D.Lgs. n. 148/2015, ovvero quando esso presenta piani di recupero occupazionale per la ricollocazione delle risorse umane e azioni di riqualificazione che non sono attuabili in tale limite temporale. Si ricorda a tal proposito che il programma di riorganizzazione di cui all’articolo 21, comma 2, deve presentare un piano di interventi volto a fronteggiare le inefficienze della struttura gestionale o produttiva e deve contenere indicazioni sugli investimenti e sull’eventuale attività di formazione dei lavoratori e deve essere finalizzato a un consistente recupero occupazionale del personale interessato alle sospensioni o alle riduzioni dell’orario di lavoro;
sino al limite massimo di 6 mesi, qualora il piano di risanamento presenti interventi correttivi complessi volti a garantire la continuità dell’attività aziendale e la salvaguardia occupazionale, non attuabili nel limite temporale di durata di 12 mesi previsto dall’articolo 22, comma 2, D.Lgs. n. 148/2015. Si fa presente infatti che il piano di risanamento previsto dall’articolo 21, comma 3, contenuto in un programma di crisi aziendale, è volto a fronteggiare gli squilibri di natura produttiva, finanziaria, gestionale o derivanti da condizionamenti esterni. Il piano deve indicare gli interventi correttivi da affrontare e gli obiettivi concretamente raggiungibili finalizzati alla continuazione dell’attività aziendale e alla salvaguardia occupazionale.

Così, nei limiti delle risorse, e alle condizioni stabilite, la proroga dell’intervento di integrazione salariale straordinaria può essere concessa nel limite massimo stabilito per ciascuna delle casistiche segnalate e sempre che l’impresa presenti dei piani di gestione volti alla salvaguardia occupazionale che prevedano specifiche azioni di politica attiva, concordate con la Regione interessata, ovvero con le Regioni interessate nel caso di imprese che abbiano unità produttive in due o più Regioni.
 
La Circolare Ministeriale n. 2/2018
Al fine di chiarire meglio quanto stabilito dall’introduzione di tale articolo da parte dell’articolo 1, comma 133 della Legge n. 205/2017, cd. Legge di Bilancio 2018, il Ministero del Lavoro ha fornito ulteriori indicazioni con la Circolare n. 2/2018 in modo da comprendere nel dettaglio alcuni punti rimasti oscuri oppure poco chiari da parte del dettato legislativo.  In particolare le imprese con un organico superiore alle 100 unità che abbiano concluso e…

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