Ingiunzione fiscale e atto prodromico

partendo da una sentenza di Cassazione analizziamo il problema dell’ingiunzione fiscale che non allega gli atti prodromici alla riscossione e di cui il contribuente contesta la notificazione – ricordiamo che il procedimento di ingiunzione fiscale è utilizzato anche dagli enti locali per la riscossione coattiva delle proprie entrate patrimoniali

Va individuata nella giurisdizione delle commissioni tributarie la competenza ad esaminare le opposizioni al precetto collegato alla ingiunzione fiscale quando il debitore invoca la nullità derivata della riscossione per mancata notificazione dell’atto prodromico. Analizziamo l’importante sentenza n. 24965/2017 della Corte di Cassazione a sezioni unite.

Le Sezioni Unite, con detto responso, hanno sciolto il dubbio interpretativo stabilendo una linea di continuità con quanto analogamente stabilito, in ordine all’impugnazione del pignoramento ed in tema di esecuzione esattoriale, dal medesimo organo, con le sentenze nn. 13913 e 13916 del 2017, ove si era affermato che deve essere proposta davanti al giudice tributario l’opposizione agli atti esecutivi riguardante l’atto di pignoramento che si assume viziato per vizi di notifica dell’atto prodromico sotteso.

Nella decisione che qui si scrutina è stata assunta valenza pregiudiziale, esegetica, al vizio di <<nullità derivata>> che il ricorrente invoca attraverso la doglianza sulla asserita nullità degli atti presupposti e che può trovare espressione nell’impugnazione del primo atto in cui viene manifestato al contribuente l’intento di procedere alla riscossione di una ben individuata pretesa tributaria: l’opposizione, pertanto, è ammissibile e va proposta davanti al giudice tributario (ai sensi degli artt. 2, comma 1, secondo periodo, e 19 – estensivamente interpretato – del D.Lgs. n. 546 del 1992).

Questi i passaggi fondamentali della decisione scrutinata: <<Anche se l’impugnazione degli atti dell’esecuzione successivi alla cartella di pagamento e, comunque, all’atto presupposto è attratta alla giurisdizione del giudice ordinario, ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 2, comma 1, secondo periodo, esigenze di ordine sistematico impongono di ammettere la tutela giurisdizionale davanti al giudice tributario, allorchè si contesti l’avvenuta notifica della sottostante cartella di pagamento nel caso in cui il contribuente per la prima volta viene a conoscenza dell’atto presupposto a seguito della notifica del titolo esecutivo formato nei propri confronti.

L’impugnazione dell’atto di precetto è strumentale all’impugnazione della cartella di pagamento onde far valere il difetto di notifica della stessa, non quale vizio proprio dell’atto di precetto, ma quale motivo di nullità della cartella stessa, trattandosi della soluzione in concreto praticabile per far valere l’illegittimità della cartella ed arrestare la procedura esecutiva, in considerazione delle già citate limitazioni, in materia fiscale, nel giudizio di opposizione D.P.R. n. 602 del 1973, ex art. 57.

Nè appare convincente ripartire la giurisdizione, nell’ipotesi in esame, in base al petitum formale contenuto nell’impugnazione proposta dal contribuente: […]

Tale soluzione non contrasta col disposto del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 57, nella parte in cui stabilisce che non sono ammesse le opposizioni regolate dall’art. 617 c.p.c. riguardanti la regolarità formale e la notificazione del titolo esecutivo. Tale inammissibilità, infatti, va interpreta nel senso che comporta solo il divieto di proporre dette opposizioni davanti al giudice ordinario, senza però che ciò impedisca di proporre la questione al giudice tributario, impugnando, unitamente al precetto, la cartella di pagamento per mancata notificazione.

Il D.P.R. n. 602 del 1973, art. 57, nel prevedere l’inammissibilità davanti al giudice ordinario di alcune opposizioni in sede di esecuzione forzata, va interpretato nel senso che le situazioni soggettive poste a base di esse possano essere preventivamente tutelate davanti al giudice tributario.>>

Come detto, tale conclusione è assolutamente conforme a quella di cui alle sentenze n 13913 e 13916/2017[1], con la conseguenza che si devolve la lite al giudice tributario in funzione del fatto che rileva il dedotto vizio dell’atto di precetto, cioè la mancata notificazione dell’atto…

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