Rapporti tra transazione fiscale e processo tributario

La CTR della Toscana, con la sentenza n. 12/8/18 del 9 gennaio 2018, ha chiarito alcuni rilevanti aspetti in tema di processo tributario e transazione fiscale.

Nel caso di specie la società contribuente, in liquidazione dal 2010, era stata costituita, nel corso del 2004, da alcune società operanti nel settore edile per partecipare alla realizzazione ed alla commercializzazione di parte dei box e dei posti auto inclusi in un parcheggio multipiano.

L’iniziativa si inseriva in un più ampio intervento di progettazione, costruzione, gestione e manutenzione di opere di interesse pubblico, avviato – nel contesto di un programma di project financing – su impulso del Comune.

Nel 2009 la società avviava a conclusione le prime compravendite di box e posti auto, applicando l’Iva in fattura come segue:

  1. per le operazioni nei confronti dei soggetti passivi d’imposta, attraverso il meccanismo della cosiddetta inversione contabile;
  2. per quelle verso i privati che non acquistavano i box e i posti auto come pertinenza della loro abitazione principale, emettendo fattura con applicazione dell’imposta secondo aliquota ordinaria;
  3. per quelle verso i privati che, invece, acquistavano i box e i posti auto come pertinenza della loro abitazione principale, attraverso il regime di esenzione di cui all’art.10, comma 1 n. 8 del DPR 633/72.

A questo proposito si evidenzia come, nel caso di specie, l’applicazione del regime di esenzione Iva di cui al precedente punto c) non discendesse solo dall’assimilazione della cessione dei box (categoria catastale C/6) alla disciplina degli immobili abitativi (categoria catastale A, ad esclusione di A/10), bensì anche dalla qualificazione soggettiva della società, diversa da quella di immobiliare di rivendita e/o di ripristino.

Nel caso in cui la società fosse risultata l’impresa costruttrice degli immobili o esecutrice degli interventi di ripristino (anche tramite altra impresa appaltatrice), la cessione sarebbe invece risultata comunque imponibile Iva per tutto il quadriennio successivo alla ultimazione dei lavori (ovvero dal 2009 al 2012), ai sensi dell’art.10, c.1, n.8-bis DPR 633/72, anche assimilando i box alle civili abitazioni di pertinenza.

In presenza quindi sia di operazioni attive imponibili Iva, sia di operazioni esenti, la società, ai sensi del combinato disposto degli artt. 19, c. 5, e 19-bis DPR 633/72, detraeva l’imposta ogni anno, applicando agli acquisti il cosiddetto pro-rata generale, calcolato quale rapporto tra l’ammontare delle operazioni che danno diritto a detrazione, effettuate nell’anno, e lo stesso ammontare aumentato delle operazioni esenti effettuate nell’anno medesimo.

Come noto, il legislatore italiano – sulla scorta delle indicazioni contenute nell’art.20 della sesta direttiva comunitaria e negli articoli da 184 a 192 delle Direttiva di rifusione 2006/112/CE – per evitare inesattezze nel calcolo della detrazione e dei vantaggi o degli svantaggi ingiustificati per il soggetto passivo nei casi in cui, successivamente alla dichiarazione, fossero mutati gli elementi iniziali presi in considerazione per determinare l’importo della detrazione, ha però previsto, all’art.19-bis 2 DPR 633/72, alcuni casi in cui è fatto obbligo al soggetto passivo di operare delle rettifiche alla detrazione originariamente applicata.

In particolare, nel caso delle società immobiliari che abbiano effettuato cessioni imponibili e contemporaneamente cessioni esenti ed abbiano operato la detrazione dell’imposta sulla base del pro-rata generale, l’art.19-bis 2 prevede una rettifica del pro-rata originario qualora nei nove anni successivi all’acquisizione dei beni tale percentuale sia variata in più o in meno di oltre dieci punti.

Il comma 8 dell’articolo citato precisa, inoltre, che “… i fabbricati o porzioni di fabbricati sono comunque considerati beni ammortizzabili ed il periodo di rettifica è stabilito in dieci anni, decorrenti da…

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