Un caso di ravvedimento IMU - TASI: il contribuente membro delle forze armate

All’indomani della scadenza prevista per il versamento dell’IMU e della TASI i contribuenti possono eventualmente porre riparo agli errori commessi. Risulta particolarmente conveniente il c.d. “ravvedimento operoso sprint” che richiede il versamento integrale delle imposte omesse entro i quattordici giorni successivi rispetto alla scadenza del 18 dicembre scorso.
In particolare, gli omessi versamenti possono essere regolarizzati con il pagamento integrale delle imposte, le sanzioni ridotte pari allo 0,1% per ogni giorno di ritardo (fino al quattordicesimo), oltre agli interessi legali dovuti nella misura dell’0,1% annuo (dal 2018 0.3% annuo).
In alcuni casi gli eventuali errori possono essere stati commessi in quanto la normativa presenta diversi margini di incertezza. Ad esempio non è chiaro, e l’Agenzia delle entrate non ha fornito specifiche indicazioni, se i due coniugi possano fruire della detassazione totale dei due immobili posseduti allorquando uno dei due componenti della coppia coniugata sia in servizio permanente presso le forze armate.
La legge di stabilità 2016 ha escluso  dal campo di applicazione della TASI  l’unico immobile  (non di lusso) iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unità unica immobiliare, posseduto, e non concesso in locazione, dal personale in servizio permanente alle forze armate e alle forze di polizia a ordinamento civile, nonché dal personale del corpo nazionale dei vigili del fuoco e dal personale appartenente alla carriera prefettizia, per il quale non sono richieste le condizioni della dimora abituale e della residenza anagrafica. Sotto questo profilo la disposizione è chiara allorquando l’appartenente alle forze armate non è coniugato. Si consideri ad esempio il caso in cui il “militare” sia residente a Roma e possegga un immobile abitativo a Udine. In questo caso, anche se il soggetto risiede in un luogo diverso dal Comune in cui risulta ubicato l’immobile, trova applicazione l’assimilazione all’abitazione principale in base alla legge. Ciò in quanto i “militari”, ad esclusione di quelli che prestano il servizio di leva, sono soggetti a frequenti spostamenti e pertanto non riuscirebbero mai a rispettare le condizioni in grado di attribuire all’immobile posseduto la qualificazione di abitazione principale. In tale ipotesi, al contestuale verificarsi di tutte le condizioni su indicate, l’immobile non sarà soggetto né all’IMU, né alla TASI.
L’art. 13, comma 2 del D.L. n. 201/2011 prevede, più in generale, che:“Nel caso in cui i componenti del nucleo familiare abbiano stabilito la dimora abituale e la residenza anagrafica in immobili diversi situati nel territorio comunale, le agevolazioni per l’abitazione principale e per le relative pertinenze in relazione al nucleo familiare si applicano per un solo immobile”.  Pertanto, è possibile qualificare i due immobili come abitazioni principali solo a condizione che gli stessi siano ubicati in due Comuni diversi.  Inoltre ciascuno dei due coniugi deve risiedere ed abitare presso l’immobile di cui è proprietario.  In questo caso la detassazione integrale si “raddoppia”.
I dubbi potrebbero riguardare la possibilità di applicare lo stesso beneficio qualora uno dei due coniugi sia in servizio permanente presso un corpo militare.  Tuttavia la soluzione dovrebbe essere positiva.  E’ stato già spiegato come per i “militari di carriera” non sia richiesta né la condizione di dimorare presso l’immobile in questione, né la relativa residenza anagrafica.
Potrebbe ad esempio verificarsi che la moglie risieda ed abiti presso l’immobile detenuto a titolo di proprietà a Roma. Invece il marito, pur essendo residente a Roma ed abitando nell’immobile di proprietà della moglie, potrà considerare quale abitazione principale l’immobile posseduto in un altro Comune. Ciò in quanto essendo il contribuente soggetto a frequenti spostamenti dovuti alla “…

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