Effetti fiscali sostanziali e processuali in caso di scissione

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23343 del 16.11.2016, ha chiarito alcuni rilevanti aspetti, sia sostanziali che processuali, in tema di effetti fiscali della scissione.

Nel caso di specie l’Agenzia delle Entrate aveva notificato ad una società avvisi di accertamento per gli anni di imposta 2003, 2004 e 2005.

Avverso tali avvisi di accertamento la società proponeva ricorsi innanzi alla Commissione Tributaria Provinciale di Arezzo, che li rigettava con sentenze divenute definitive.

La concessionaria per la riscossione notificava quindi cartelle di pagamento ad altra società (costituitasi a seguito di scissione dalla prima), qualificandola “responsabile in solido del contribuente” (quella di cui agli avvisi precedenti), che pure veniva comunque menzionata come destinataria della cartella, con indicazione della circostanza che “gli importi … sono dovuti a titolo definitivo a seguito di decisione della commissione tributaria provinciale”.

Avverso la cartella proponeva quindi ricorso la società destinataria della cartella (ma non dei precedenti avvisi).

La sentenza di rigetto della Commissione Tributaria Provinciale di Arezzo, appellata dalla contribuente, veniva poi riformata dalla Commissione Tributaria Regionale della Toscana, che dichiarava l’illegittimità della cartella, in quanto, pur essendo legittime “motivazioni molto sintetiche … al limite costituite dal mero richiamo dell’atto presupposto ove … già noto al contribuente“, nel caso di specie, in cui la società ricorrente era derivata da scissione parziale dalla prima, destinataria degli avvisi poi divenuti definitivi, si rendeva “essenziale la diretta conoscenza da parte della figlia dell’avviso di accertamento rivolto alla società-madre“, interpretando la Commissione Regionale l’art. 173 del d.p.r. n. 917 del 1986 come solo escludente lo “obbligo di coinvolgere la figlia nella procedura relativa alla madre“, senza però “incidere sull’obbligo dell’amministrazione di portare a conoscenza della figlia quell’avviso di accertamento … che costituisce la fonte della sua obbligazione solidale“, anche considerato che nel caso specifico la cartella era “l’unico atto con cui l’amministrazione estrinseca il potere impositivo” e quindi impugnabile anche per vizi diversi da quelli suoi propri, stante la diversità delle persone giuridiche.

Avverso questa decisione l’Agenzia delle entrate ed Equitalia proponevano separati ricorsi per cassazione, poi riuniti.

Sia l’Agenzia delle Entrate che il concessionario denunciavano, tra le altre, violazione e falsa applicazione dell’art. 173 del d.p.r. n. 917 del 1986, dell’art. 25 del d.p.r. n. 602 del 1973 nel testo vigente ‘ratione temporis”.

I motivi di ricorso, secondo i giudici di legittimità, erano fondati.

La Corte evidenzia che, con i motivi di censura per violazione di legge innanzi riepilogati, le ricorrenti avevano lamentato che, avendo la Commissione Tributaria Regionale in sostanza ipotizzato che, in caso di scissione societaria, stante la diversità delle persone giuridiche coinvolte, non sia sufficiente che la cartella di pagamento riporti i soli elementi richiesti dall’art. 25 del d.p.r. n. 602 del 1973, pacificamente sussistenti nel caso in esame, ma sia necessario che la cartella “porti a conoscenza della figlia quell’avviso di accertamento … che costituisce la fonte della sua obbligazione solidale“, ciò risultava dunque in contrasto, oltre che con la previsione dei requisiti della cartella indicati da detta norma del d.p.r. n. 602 del 1973 e relativi d.m. attuativi, anche con l’art. 173 del d.p.r. n. 917 del 1986, che, con valore di norma speciale rispetto alla residua disciplina in tema di motivazione degli atti amministrativi e in particolare impositivi di tributi, espressamente esclude, in caso di scissione societaria, “oneri di avvisi o di altri adempimenti“, in aderenza ad una configurazione della scissione da parte del legislatore quale operazione che esime l’Amministrazione…

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