Scissione: solidarietà fiscale fra scissa e beneficiaria

La scissione è regolata dagli articoli da 2506 a 2506-quater del codice civile, adottando principi mutuati dalla fusione, in particolare, per quanto riguarda il procedimento, le tecniche documentali e la definitività dell’operazione.

Al contrario della fusione, la scissione determina però la “disaggregazione” del patrimonio di una società (scissa) con la sua assegnazione, totale o parziale, a più società preesistenti o di nuova costituzione (beneficiarie).

Solitamente, si distingue tra scissione totale (o integrale o propria), qualora il patrimonio della scissa sia interamente suddiviso tra società beneficiarie, neo costituite o preesistenti, con l’assegnazione delle azioni o quote di queste ultime ai soci della scissa la quale si estingue (senza liquidazione), e scissione parziale (o impropria), laddove l’assegnazione riguardi parte del patrimonio della scissa ad una o più società beneficiarie, con assegnazione delle azioni o quote di questa/e ai soci della scissa la quale continua la propria attività.

La scissione si distingue, anche, in proporzionale e non proporzionale laddove la ripartizione delle azioni o quote ai soci della scissa avvenga in modo proporzionale o meno.

Vi è, inoltre, una particolare categoria di scissione, definita asimmetrica, che si verifica nel caso in cui ad uno o più soci della società scissa vengano assegnate ulteriori azioni o quote della stessa scissa, anziché azioni o quote della/e società beneficiaria/e.
La dottrina identifica un’ulteriore forma di scissione, la scissione inversa, la quale implica che la beneficiaria sia partecipata dalla scissa.
Infine, si distinguono le scissioni omogenee e le scissioni progressive o regressive, a seconda che la scissione avvenga a favore di società del medesimo tipo, ovvero con il passaggio da società di persone a società di capitali o viceversa.

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22225 del 03.11.2016, ha affrontato dunque il sempre complesso tema della esatta individuazione della responsabilità fiscale in caso di operazioni di scissione.
Nel caso di specie, la Commissione Tributaria Regionale della Campania, in parziale riforma della sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Napoli, che aveva rigettato il ricorso proposto dalla società contribuente, accoglieva parzialmente l’appello della stessa società, in relazione alla Tarsu per gli anni 2005 e 2007, annullando le relative cartelle, in quanto i debiti erano maturati in anni successivi alla scissione della società, avvenuta nel 2004, limitando dunque la responsabilità solidale della società beneficiaria, con riferimento alle altre annualità, alla quota di patrimonio netto derivante dall’atto di scissione.
Equitalia impugnava quindi la sentenza della Commissione Tributaria Regionale, deducendo, tra le altre, violazione e falsa applicazione dell’art. 15, comma 2, D.lgs 472/97, in relazione all’art. 173, commi 12 e 13 DPR 917/86, rilevando come, in base alla normativa citata, in caso di scissione parziale, la società è obbligata in solido al pagamento delle somme dovute per le violazioni commesse anteriormente alla data della scissione.

La questione controversa concerneva quindi la responsabilità solidale o parziale, limitatamente alla quota di patrimonio netto assegnato, della società beneficiaria in caso di scissione parziale, per le obbligazioni tributarie antecedenti la scissione.
La scissione, come noto, è un’operazione di carattere straordinario, mediante la quale una società, definita scissa, estinguendosi (scioglimento senza liquidazione), o rimanendo in vita, trasferisce ad una società preesistente o di nuova costituzione, definita beneficiaria, l’intero suo patrimonio, o una parte di esso attribuendo ai soci della scissa azioni o quote della beneficiaria, in modo proporzionale, ovvero non proporzionale rispetto alla percentuale di attribuzione sussistente presso la scissa (artt. 2506 – 2506 quater c.c.).
Nella …

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