Vizio di motivazione dell’atto in caso di accertamento per studi di settore alla presenza di precisazioni non considerate

di Sonia Cascarano

Pubblicato il 24 ottobre 2017

una recente sentenza di Cassazione conferma il valore di presunzione semplice dei dati ricostruiti tramite gli studi di settore

Commercialista Telematico | Software fiscali, ebook di approfondimento, formulari e videoconferenze accreditateLa Sesta Sezione della Corte di Cassazione, con l’ordinanza 20505 del 26/8/2017, afferma un principio consolidato dalla giurisprudenza di legittimità e quindi che le ragioni portate dal contribuente in caso di non rispetto degli “standard” sono parte fondamentale della motivazione dell’accertamento fino a condizionarne la congruità, così come per le sentenze nel caso in cui la questione sia stata ritualmente riproposta in giudizio e non considerata.

Nel caso di specie la contribuente aveva ricevuto un avviso un avviso di maggiori ricavi, ai fini IRPEF, IVA e IRAP per l'anno 2004 e contro questo aveva proposto ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale, che rigettava.

Successivamente si proponeva ricorso alla Commissione tributaria Regionale, che respingeva.

Si giunge, così, in Cassazione precisando che nella decisione impugnata, la Commissione Tributaria Regionale aveva rilevato come, dopo aver instaurato il regolare contraddittorio, l'Ufficio avesse riscontrato uno scostamento ripetuto anche nel 2005 e 2006 per importi rilevanti e con reddito dichiaratamente incongruo, in rapporto alle spese sostenute per lavoratori dipendenti.

Si evidenzia, inoltre, che l’appello non abbia assolutamente affrontato la qu