Omessi versamenti IVA, pressione fiscale e nuovi adempimenti - le opinioni di un lettore

Commercialista Telematico | Software fiscali, ebook di approfondimento, formulari e videoconferenze accreditateBuonasera,

ho letto con interesse il Vostro articolo “controcorrente” sulla trasmissione dati della liquidazione IVA. Premetto che io non sono un commercialista, in quanto il mio lavoro è sempre stato quello di responsabile amministrativo di piccole aziende di servizi. Nelle aziende dove ho sempre operato, non era sostitutivo del commercialista ma di interfaccia con lo stesso (per inciso, nelle aziende il commercialista da parte dei proprietari è spesso visto come un “piantagrane/ostacolo“, per cui in effetti è giusta la Vostra indicazione al settore di modificare la propria visione nel rapporto con le aziende, anche se ho qualche dubbio che molti ci riescano; un conto è vivere all’interno di un’impresa e un conto è averne parecchie da seguire esternamente e quindi limitatamente).

In effetti il Vostro articolo evidenzia una situazione palese: il tentativo dell’amministrazione di far fronte al comportamento furbesco delle controparti. Il ravvedimento è stato in effetti completamente snaturato da molti imprenditori che l’hanno sostituito al credito bancario, che per le aziende non solidamente patrimonializzate raggiunge anche il 6-8%.

Così la comunicazione della liquidazione trimestrale sta praticamente tranciando certi comportamenti furbeschi che io stesso ho potuto constatare; non è detto infatti che l’imprenditore sia sempre in difficoltà economica quando non vuol pagare, perché ci sono anche quelli (specie nelle microimprese) che ritengono tout court ingiusto pagare le imposte allo Stato ladro eccetera eccetera (il quale Stato si impegna di buona lena ad alimentare questa sua immagine, come dimostrano le costanti continue ruberie e soprattutto sprechi che emergono dalle cronache). In fondo le registrazioni dei colloqui di quel ricercatore fiorentino con i docenti – quindi con soggetti altamente qualificati – chiariscono molto bene la nostra mentalità: “fai l’italiano e non fare l’inglese“, cioè facciamo i furbi.

Quanto al fatto che in Italia si pagano troppe imposte, ricordo uno scambio di idee che ebbi anni molti addietro con un consulente che operava anche per le aziende nel confinante Ticino e che sosteneva lo stesso argomento. Io gli feci notare che spesso per l’imprenditore italiano qualunque tassa è comunque eccessiva e non dovuta. In effetti, ammise, che un suo cliente, cui riuscì a far pagare solo il 10% di aliquota sugli utili di una transazione in Svizzera (regolare), gli disse “così tanto?“.

In fondo sta accadendo quanto accaduto per i voucher: un istituto valido e funzionante viene travisato e alla fine si è costretti a modificarlo in maniera tale da renderlo quasi inutilizzabile. Spero che non venga distrutto anche il ravvedimento operoso.

Cosa dire poi della brillante esperienza relativa alla comunicazione degli elenchi clienti e fornitori? Purtroppo anche questo è un “prodotto” dovuto alla nostra mentalità. Si dice che non serve a niente incrociare le fatture clienti e fornitori. Come ricorderete questo famigerato elenco era stato reintrodotto dal governo Prodi nel 2006, anche per far fronte al dilagante fenomeno di truffe legate a “cartiere & C“.

Un Vostro articolo segnalava quanto riportato a suo tempo sul Sole 24 Ore

Va in soffitta l’elenco clienti e fornitori

la possibilità di incrociare i dati tra clienti e fornitori costituisce un metodo per prevenire e contrastare frodi in materia di Iva, individuando quei soggetti intestatari di imprese fantasma che emettono fatture per operazioni inesistenti e scompaiono evitando di versare l’Iva addebitata alla controparte, spesso inconsapevole della frode. Dagli incroci sarà possibile riscontrare l’eventuale mancata dichiarazione di fatture emesse o la duplice annotazione di fatture di acquisto.

Il provvedimento (di cui l’articolo tratta il de profundis) fu abolito quasi subito dal governo Berlusconi, che però lo riprese dalla soffitta nel 2010, ma in un modo che permise di osservare quanto sia grottesca la nostra situazione: da una parte, per non ammettere che era la semplice reintroduzione di quanto creato dalla parte politica avversa, si è creato uno sgorbio ingestibile, comprendente ricevute fiscali da intestare e trasmettere e mille eccezioni e dall’altra abbiamo dimostrato come si è riusciti a far sì che quella che doveva essere una semplificazione (cioè il non inviare dati già trasmessi all’amministrazione) sia diventata una complicazione enorme in quanto non interpretata come facoltà (cioè non sono tenuto ad inviare i doppioni, ma posso farlo se mi è più comodo), ma divieto (se li invio, vengo sanzionato, cosa peraltro mai chiarita). Sorvolo sul delirio che ha provocato nelle aziende.

Adesso si torna alle origini: inviare praticamente tutto, tranne le schede carburanti, ma si riesce comunque a fare un pasticcio incredibile perché – checché ne dica il direttore dell’Agenzia delle entrate – siamo sempre noi a doverci adeguare a loro e non viceversa. Un lavoro ben fatto comportava dapprima un’approfondita analisi delle casistiche con i soggetti destinatari (professionisti ed aziende), in modo da rilevare tutte le possibilità ed evitare così la ridda di chiarimenti a volte anche contrastanti, poi provare materialmente il funzionamento con sperimentazioni tratte da contabilità reali e infine farlo partire con delle istruzioni chiare, precise ed esaustive (nei limiti del possibile).

Invece quello cui stiamo assistendo è il tipico cliché “statale“. Viene da chiedersi come siano stati assunti i tecnici della Sogei che hanno realizzato questo brillante programma (ad esempio a me sono stati scartati due elenchi di clienti di alberghi, ma non si spiega il perché; il call center mi segnala che in effetti ci sono dei problemi, che sta capitando ad altri e che forse lunedì qualcosa si sistema, altrimenti di richiamarli). Lunedì è il 2 e in teoria il 5 dovrebbe scadere il termine per la consegna, ma si sta ripetendo la solita pagliacciata di promesse di rinvio e scadenze rinviate un’ora prima o il giorno dopo, con la garanzia più o meno ufficiale che non ci saranno sanzioni.

C’è speranza per il futuro? Io non ci credo proprio, perché la mentalità italica è quella che è: lo Stato dovrebbe ammettere di sprecare malamente i soldi che vengono pagati dai contribuenti e noi contribuenti dovremmo ammettere di essere tendenzialmente evasori laddove possiamo, giustificandoci ipocritamente con lo sperpero e le ruberie pubbliche. Perché ipocritamente se le ruberie lo sperpero esistono? Per il semplice motivo che chi evade non provvede a versare l’importo di quanto trattenuto per sostituire le mancanze statali (ad esempio sostenendo con adeguate donazioni gli asili), ma se lo intasca senza tanti scrupoli.

Quindi in futuro per me si continuerà con questo rimpiattino. Adesso si parla di estensione obbligatoria delle fatture elettroniche, ma da quel poco che ho visto dai clienti, i programmi per emetterle sono tutt’altro che paragonabili a quelli delle ordinarie fatture in termini di velocità e praticità. Visto che sembra essere questo l’obiettivo, mi auguro che le organizzazioni delle categorie destinatarie (aziende e professionisti) si organizzino non per procrastinare il più possibile quella che è una strada probabilmente obbligata, ma per imporre che un simile cambiamento avvenga – condizione sine qua non – in modo preparato e ben collaudato, e solo con programmi veloci, adeguati e funzionali, evidenziando e stigmatizzando quanto stiamo passando (con tutti i costi che questo comporta) per evitare che si ripeta. Questo renderebbe ragionevole anche per l’opinione pubblica ogni opposizione (anche fragorosa) ad un’entrata in vigore raffazzonata e caotica.

Tenendo conto che stiamo allegramente andando verso un Parlamento senza maggioranze credibili, la speranza resterà l’ultima a morire, ma temo che schiatterà inesorabilmente.

Cordialmente

2 ottobre 2017

Lettera Firmata

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