Gli interessi passivi pagati al fisco sono deducibili dal reddito d'impresa?

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Per le imprese, gli interessi passivi sono componenti negativi del reddito che possono derivare da una vasta gamma di fonti, sia contrattuali (riferibili a finanziamenti concessi alle imprese stesse), sia legali (in relazione, in particolare, a debiti di natura tributaria per ritardo nel pagamento di imposte, per accertamento…).

Per gli interessi del secondo tipo, slegati dall’acquisto di beni e/o servizi, è necessario stabilire se debbano essere applicate le normali regole e i vincoli alla deducibilità cui sono soggetti gli altri oneri analoghi, di natura finanziaria (artt. 96 e 172 TUIR).

 

Interessi e reddito di impresa

Come è noto, gli interessi passivi, diversi da quelli compresi nel costo dei beni ai sensi dell’art. 110, c. 1, lett. b1, sono deducibili ai fini IRES nel periodo di imposta di maturazione secondo le modalità di cui all’art. 96 del Testo Unico, cioè:

  • fino a concorrenza degli interessi attivi e dei proventi assimilati del periodo di imposta di maturazione;
  • anche oltre tale soglia, ma nel limite del 30% del risultato operativo lordo (ROL) della gestione caratteristica.

Se gli interessi passivi oltrepassano anche questa seconda soglia, l’eccedenza risulta deducibile non nell’esercizio di produzione degli interessi stessi, bensì nei periodi successivi.

 

La quota di ROL non utilizzata per la deduzione degli interessi passivi e degli oneri finanziari di competenza può essere portata ad incremento del ROL dei periodi di imposta successivi.

Il comma 2 dell’articolo 96 definisce il ROL ai fini fiscali, corrispondente alla differenza tra il valore e i costi della produzione di cui alle lettere A e B dell’art. 2425 c.c., con esclusione delle voci di cui al n. 10, lett. a – b (ammortamenti delle immobilizzazioni materiali e immateriali), e dei canoni di leasing di beni strumentali, come risultanti dal conto economico dell’esercizio; per i soggetti che redigono il bilancio in base ai principi contabili internazionali (IAS/IFRS), si assumono le corrispondenti voci di conto economico.

Secondo il comma 3 dell’articolo, nel calcolo assumono rilevanza gli interessi passivi e attivi, nonché gli oneri e i proventi assimilati, derivanti da contratti di mutuo, da contratti di leasing, dall’emissione di obbligazioni e titoli similari e da ogni altro rapporto avente causa finanziaria, con esclusione degli interessi impliciti derivanti da debiti di natura commerciale e con inclusione, tra gli attivi, di quelli derivanti da crediti della stessa natura.

Nei confronti dei soggetti operanti con la PA, si considerano interessi attivi rilevanti anche quelli virtuali, calcolati al tasso ufficiale di riferimento aumentato di un punto, ricollegabili al ritardato pagamento dei corrispettivi2.

Ai sensi del comma 4, gli interessi passivi e gli oneri finanziari assimilati indeducibili in un determinato periodo di imposta sono dedotti dal reddito dei periodi d’imposta successivi3, se e nei limiti in cui in tali periodi l’importo degli interessi passivi e degli oneri assimilati di competenza eccedenti gli interessi attivi e i proventi assimilati sia inferiore al 30% del ROL di competenza.

 

Gli interessi collegati alle attività di accertamento

Come si diceva, non vi sono solamente gli interessi passivi generati dalle ordinarie obbligazioni contrattuali, che sorgono in seno ai rapporti reciproci tra imprese e tra queste ultime e clienti e fornitori, ma anche quelli che, in base a norme di legge, applica l’amministrazione finanziaria su imposte corrisposte “in ritardo” rispetto alle scadenze ordinarie.

In particolare, possono darsi:

  1. interessi dovuti in base a un atto di adesione;
  2. interessi applicati nell’avviso di accertamento;
  3. interessi associati alla rateazione di imposte a seguito delle procedure di ravvedimento operoso;
  4. interessi da rateazione / dilazione delle somme dovute in base ad atti di adesione (con tasso dello 0,2%).

Gli…

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