Indagini finanziarie: le imprese devono provare i beneficiari dei prelevamenti

di Gianfranco Antico

Pubblicato il 3 ottobre 2017

segnaliamo una recente sentenza di Cassazione che può essere utile per impostare la difesa in caso di indagini finanziarie: le imprese accertate devono provare i beneficiari dei prelevamenti contestati ma ci sono anche dei limiti quantitativi

Commercialista Telematico | Software fiscali, ebook di approfondimento, formulari e videoconferenze accreditateProvare i beneficiari dei prelevamenti: la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19810 depositata il 9 agosto 2017, ha confermato la necessità (in caso di indagini finanziarie) per i titolari di reddito d’impresa di dover provare, con riferimento ai prelevamenti, i beneficiari di tali somme, così da far venire meno la presunzione di maggiori ricavi.

Nel caso di specie non è stata accolta la giustificazione addotta dal contribuente, secondo cui i prelevamenti erano stati utilizzati per il pagamento per contanti di fatture ricevute, non essendovi, fra l’altro, nessuna corrispondenza tra le somme prelevate e quelle presuntivamente utilizzate per il pagamento delle fatture dei fornitori che risultavano essere di importo notevolmente superiore.

Brevi note in tema di indagini finanziarie

Come è noto, ai fini delle imposte sui redditi, ai sensi dell’art. 32, comma 2, del D.P.R. n. 600/1973, i dati ed elementi attinenti ai rapporti ed alle operazioni bancarie/finanziarie sono posti a base delle rettifiche e degli accertamenti previsti dagli artt. 38, 39, 40 e 41 se il contribuente non dimostra che ne ha tenuto conto per la determinazione del reddito soggetto ad imposta o che non hanno rilevanza allo stesso fine; alle stesse condizioni sono altresì posti come ricavi a base delle stesse rettifiche ed accertamenti, se il contribuente non ne indica il soggetto beneficiario e sempreché non risultino dalle scritture contabili, i prelevamenti o gli importi