Indagini finanziarie: si può contestare la mancanza di motivazione dell'autorizzazione allo svolgimento delle indagini?

Autorizzazione: natura meramente preparatoria dell’attività istruttoria e non provvedimentale
L’autorizzazione prescritta dall’art. 32 D.P.R. n. 600/73 in materia di imposte dirette e dall’art. 51 D.P.R. n. 633/72 in materia di IVA, ai fini dell’espletamento delle indagini bancarie, risponde a finalità di mero controllo delle dichiarazioni e dei versamenti d’imposta. Ne discende che la mancata esibizione della stessa all’interessato1 non comporta l’illegittimità dell’avviso di accertamento fondato sulle risultanze delle movimentazioni bancarie acquisite dall’Ufficio o dalla Guardia di Finanza, potendo l’illegittimità essere dichiarata soltanto nel caso in cui dette movimentazioni siano state acquisite in materiale mancanza dell’autorizzazione, e sempre che tale mancanza abbia prodotto un concreto pregiudizio per il contribuente2.
Va, inoltre, osservato che, l’autorizzazione necessaria agli uffici per l’espletamento di indagini bancarie non deve essere corredata dall’indicazione dei motivi, non solo perché in relazione ad essa la legge non dispone alcun obbligo di motivazione, a differenza di quanto invece stabilito per gli accessi e le perquisizioni domiciliari, ma anche perché la medesima, nonostante il nomen iuris adottato, esplicando una funzione organizzativa, incidente esclusivamente nei rapporti tra uffici, e avendo natura di atto meramente preparatorio, inserito nella fase di iniziativa del procedimento amministrativo di accertamento, non è nemmeno qualificabile come provvedimento o atto impositivo, tipologie di atti per le quali, rispettivamente, l’art. 3, c. 1, L. 7 agosto 1990 n. 241, e l’art. 7 I. 27 luglio 2000 n. 212, prevedono l’obbligo di motivazione. Il consenso allo svolgimento delle indagini relative ai conti bancari, denota un atto di natura meramente preparatoria dell’attività istruttoria e non provvedimentale. (Cassazione, sentenza 14 luglio 2017, n. 17457).
Motivazione dell’avviso di accertamento
L’atto autorizzativo alle indagini bancarie non rientra tra quegli atti che, se non allegati, producono, ai sensi dell’art. 42, D.P.R. n. 600/1973, la nullità dell’avviso di accertamento. La suddetta autorizzazione deve essere considerata atto istruttorio e prodromico alla attività investigativa, ma completamente estraneo alla motivazione dell’avviso di accertamento, non potendo riguardare, né incidere sulla sostanza dello stesso. L’art. 42, D.P.R. n. 600/1973, infatti, prevede esplicitamente la nullità dell’avviso di accertamento se non viene allegato un atto a cui la motivazione fa riferimento e, poiché non deve ritenersi che tra l’atto di autorizzazione bancaria e la motivazione di un avviso di accertamento possa esserci questo riferimento sostanziale richiesto dalla norma, deve escludersi che la stessa autorizzazione debba essere allegata all’avviso a pena di nullità.
Motivazione autorizzazione
In definitiva, in riferimento all’accertamento delle imposte l’autorizzazione prodromica all’effettuazione delle indagini bancarie non deve essere munita di alcuna motivazione sulla base delle seguenti articolate argomentazioni:

le disposizioni normative regolanti la materia non impongono alcun obbligo al riguardo, a differenza di quanto, invece, espressamente previsto, ad esempio, in tema di accessi e perquisizioni domiciliari;

l’autorizzazione medesima, nonostante il nomen iuris utilizzato, compie una funzione meramente organizzativa nell’ambito dei rapporti tra uffici e ha, pertanto, natura di atto preparatorio inserito nella fase di iniziativa del procedimento amministrativo di accertamento non essendo, pertanto, qualificabile quale provvedimento o atto amministrativo in senso stretto3, tipologie di atti, questi ultimi, per i quali è espressamente previsto l’obbligo di motivazione ai sensi del combinato disposto dell’art. 3, co. 1 della legge n.41/1990, e dell’art.7 dello Statuto del contribuente;

affinché l’Erario possa legittimamente utilizzare i risultati derivanti…

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