Accertamento con adesione: obbligo di contraddittorio e sospensione dei termini

Con la sentenza n. 15401 del 21 giugno 2017 la Corte di Cassazione ha confermato che “la presentazione dell’istanza di definizione – così come il protrarsi nel tempo della relativa procedura – non comportano l’inefficacia dell’avviso di accertamento, ma ne sospendono soltanto il termine di impugnazione per novanta giorni, decorsi i quali, senza che sia stata perfezionata la definizione consensuale, quest’ultimo, in – assenza di tempestiva impugnazione, diviene definitivo, poichè, a norma del D.Lgs. 19 giugno 1997, n. 218, artt. 6 e 12, soltanto all’atto del perfezionamento della definizione l’avviso perde efficacia” (Cass. sez. V, sent. n. 7208/15; ord. n. 3368/10).
Prosegue la Corte, affermando che “l’art. 6 cit. consente sì al contribuente di chiedere all’Ufficio la formulazione della proposta di accertamento ai fini dell’eventuale definizione, ma la scelta di invitarlo ad aderire alla definizione transattiva e di fissarne il contenuto è riservata all’Amministrazione finanziaria” (Cass. sez. V, nn. 1839/10, 28051/09), poiché “il Fisco può valutare autonomamente l’opportunità o meno della definizione consensuale”, e dunque “l’istanza dell’interessato non toglie efficacia all’accertamento, ma steriliva per novanta giorni il termine d’impugnazione”, sicché, “spirato tale, spatium deliberandi senza che sia stata definita la composizione bonaria, esso diviene definitivo se non è impugnato nel residuo termine”, secondo un meccanismo “non dissimile da quello per il normale consolidamento del silenzio-rifiuto (L. n. 241 del 1990, art. 2; art. 21 proc. trib.), il che rende coerente con l’ordinamento generale considerare tacitamente rigettata l’istanza di accertamento con adesione, una volta che sia .spirato quel termine dalla presentazione della istanza senta che l’Ufficio abbia riposto” (Cass. Sez. V, n. 993/15).
Accertamento con adesione e obbligo di contraddittorio
Come è noto, in punto di diritto, il quarto comma dell’art. 6, del D.Lgs. 218/97 dispone che “Entro quindici giorni dalla ricezione dell’istanza di cui al comma 2, l’ufficio, anche telefonicamente o telematicamente, formula al contribuente l’invito a comparire”.
La norma, quindi, non impone il rispetto di adempimenti formali quali la rituale notifica dell’invito, e pertanto proprio l’irritualità degli adempimenti autorizza a ritenere di essere in presenza di un termine ordinatorio.
In ogni caso, la presentazione dell’istanza prevista dal secondo comma dell’art. 6, comporta solo la sospensione per 90 giorni dei termini di impugnazione dell’atto.
Più precisamente, la relazione al D.Lgs. n. 218/1997 chiarisce che “se la definizione non si formalizza nel lasso di tempo intercorrente fra la notifica dell’accertamento e il termine di scadenza per la relativa impugnazione, la proposizione di quest’ultima comporta rinuncia all’istanza di accertamento con adesione”.
In sede giurisprudenziale, con l’Ordinanza n. 18372 del 26 ottobre 2012 (ud .19 settembre 2012) la Corte di Cassazione aveva già affrontato la questione affermando che “In tema di accertamento con adesione, la mancata convocazione del contribuente, a seguito della presentazione dell’istanza D.Lgs. 19 giugno 1997, n. 218, ex art. 6, non comporta la nullità del procedimento di accertamento adottato dagli uffici, non essendo tale sanzione prevista dalla legge” (Cassazione civile SS.UU. 17 febbraio 2010 n. 3676 e sez. trib. 28 dicembre 2011 n. 29127; in senso sostanzialmente conforme cfr. Cass. 30 dicembre 2009 n. 28051).
E con la sentenza n. 3259 del 2 marzo 2012 (ud. 8 novembre 2011) la Corte di Cassazione aveva riaffermato che “ prescindendo … da ogni considerazione circa l’intervento o meno di una tempestiva convocazione, è sufficiente rilevare che, secondo la giurisprudenza di questo giudice di legittimità, la presentazione di istanza di definizione da parte del contribuente, ai sensi del D.Lgs…

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