Cancellazione d'ufficio della partita IVA inattiva: le criticità

L’agenzia delle Entrate ha pubblicato il provvedimento del 12 giugno 2017 n. 110418/2017 attuativo delle disposizioni in materia di cancellazione delle partite IVA di cui al comma 15 bis dell’articolo 35 del DPR 633/72 introdotte dall’art. 22, D.Lgs. 21.11.2014 n. 175, con decorrenza dal 13.12.2014.
Il documento amministrativo prevede la cancellazione della partita IVA quando a seguito dei controlli imposti dalla norma emerga la mancanza dei requisiti soggettivi e/o oggettivi previsti dal DPR 633/72.
Provvedimento di cancellazione della partita IVA inattiva

Il provvedimento attuativo per l’individuazione dei criteri e delle modalità di cessazione della partita IVA e dell’esclusione della stessa dalla banca dati medesima ai sensi del comma 15 bis dell’articolo 35 del DPR 633/72  prevede che: “L’attribuzione del numero di partita IVA determina la esecuzione di riscontri automatizzati per la individuazione di elementi di rischio connessi al rilascio dello stesso nonché l’eventuale effettuazione di accessi nel luogo di esercizio dell’attività, avvalendosi dei poteri previsti dal presente decreto. Gli Uffici, avvalendosi dei poteri di cui al presente decreto, verificano che i dati forniti da soggetti per la loro identificazione ai fini dell’IVA, siano completi ed esatti. In caso di esito negativo, l’Ufficio emana provvedimento di cessazione della partiva IVA e provvede all’esclusione della stessa dalla banca dati dei soggetti passivi che effettuano operazioni intracomunitarie. Con Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate sono stabiliti le modalità operative per l’inclusione delle partite IVA nella banca dati dei soggetti passivi che effettuano operazioni intracomunitarie, nonché i criteri e le modalità di cessazione della partita IVA e dell’esclusione della stessa dalla banca dati medesima”.
Dal dettato normativo appena riportato si evince che:
1 – l’attribuzione della partita IVA comporta controlli formali automatizzati (sempre) e sostanziali (eventuali);
2 – Il controllo è finalizzato alla verifica della veridicità dei dati comunicati (controllo che i dati siano completi ed esatti);
3 – Se i dati comunicati non sono esatti e completi l’AE adotta il provvedimento di cessazione della partita IVA.
ATTENZIONE: Secondo il dato letterale della norma l’Agenzia delle Entrate deve provvedere alla cancellazione della partita IVA se è riscontrata l’inesattezza o la non completezza dei dati comunicati in sede di richiesta di attribuzione del numero di partita IVA.
La finalità della disposizione è quella di contrasto alle operazioni fraudolente di evasione IVA attuate mediante l’attribuzione di posizioni fiscali riconducibili a soggetti inesistenti o a soggetti esistenti che pongono in essere operazioni oggettivamente non esistenti.
Si tratta di una norma di attuazione degli articoli 22 e 23 del regolamento UE n. 904/2010 del Consiglio del 7 ottobre 2010 che ha la finalità di contrastare fenomeni di evasione e frode dell’IVA sollecitate dagli istituti dell’Unione.
Tale regolamento prevede che gli sati membri adottano le misure necessarie per garantire che i dati forniti dai soggetti passivi per la loro identificazione ai fini dell’IVA siano completi ed esatti ed inoltre che le posizioni IVA non siano più valide nel caso in cui i contribuenti abbiano dichiarato di aver cessato la propria attività economica o quando l’amministrazione competente ritenga che il contribuente non eserciti più l’attività economica.
Se questa è la finalità della disposizione la stessa, pare, abbia assegnato un potere/dovere eccessivo all’agenzia delle entrate la quale, ai sensi della stessa, è tenuta alla cancellazione della partita IVA al solo riscontro della non esattezza o non completezza dei dati comunicati.
A ciò deve essere aggiunto che la disposizione, in vigore dal 13 dicembre 2014, non ha previsto alcuna forma di contradditorio preventivo che si ritiene necessario …

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