Manovra correttiva: locazioni brevi e imposta di soggiorno

L’IFEL – l’Istituto per la finanza e l’economia locale (fondazione dell’Anci) – in una nota di approfondimento contenente uno schema di delibera e di regolamento comunale ha chiarito che i Comuni possono istituire o rimodulare le tariffe dell’imposta di soggiorno per il 2017, estendendola alle locazioni brevi, con decorrenza entro un congruo periodo dall’adozione della delibera
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Con la novità introdotta dalla legge di conversione del D.L. n. 50/2017, meglio conosciuta come la Manovra Correttiva 2017, è consentito ai Comuni turistici di istituire l’imposta di soggiorno per il 2017, in deroga al “blocco” dei tributi e alla disciplina riguardante l’efficacia delle delibere comunali. L’Ifel con nota del 10 luglio 2017, dal titolo “Le novità sull’imposta di soggiorno introdotte dal decreto legge 50/2017 convertito nella legge 21 giugno 2017, n. 96”, evidenzia che ciò non vuol dire che i Comuni potranno introdurre il tributo in via retroattiva sin dall’1 gennaio 2017, ma che la decorrenza dell’imposta o dell’aumento tariffario non dovrebbe essere inferiore a 60 giorni dalla delibera, in ossequio ai principi previsti dallo statuto dei diritti del contribuente.
La novità
Con la conversione in legge del decreto 24 aprile 2017, n. 50, l’imposta di soggiorno è stata esclusa dal novero dei tributi sottoposti al blocco degli aumenti introdotto dalla legge di Stabilità 2016 e confermato per il 2017 dalla legge 11 dicembre 2016 n. 232 (legge di bilancio 2017). La nuova disposizione contenuta nell’art. 4, c. 7, del decreto elimina il blocco e consente di istituire per la prima volta l’imposta di soggiorno, ovvero di modificare le misure del tributo se già istituito.
L’imposta di soggiorno : cenni
L’articolo 4, del d.lgs. n. 23 del 2011, che ha introdotto l’imposta di soggiorno, attribuisce la possibilità di istituire il tributo:

ai Comuni capoluogo di provincia;

alle unioni di Comuni;

ai Comuni inclusi negli elenchi regionali delle località turistiche o città d’arte.

L’istituzione dell’imposta di soggiorno deve avvenire con deliberazione del Consiglio comunale e con lo stesso atto deve essere adottato anche il relativo regolamento. Nel caso di adozione a livello di Unione, pur non essendo espressamente prevista la traslazione dei poteri regolamentari ai relativi organi, va sottolineato che la previsione normativa classifica esplicitamente l’Unione come soggetto attivo, trovando un logico presupposto nell’opportunità di determinare il prelievo in un contesto di area più vasta, nonché nell’economia di scala ottenibile sotto il profilo della gestione, che l’Unione è in grado di garantire rispetto all’agire del singolo Comune, specie se di piccole dimensioni.
Con l’imposta di soggiorno istituita con la versione definitiva del federalismo municipale il legislatore stabilisce che il tributo dovrà essere applicato secondo i criteri di gradualità in proporzione al prezzo corrisposto alle strutture ricettive. Il relativo gettito è destinato a finanziare interventi in materia:

di turismo;

di manutenzione;

fruizione e recupero dei beni culturali ed ambientali;

servizi pubblici locali.

L’imposta di soggiorno può sostituire in tutto o in parte gli eventuali oneri imposti agli autobus turistici per la circolazione e la sosta nell’ambito del territorio comunale. La disposizione prevede, inoltre, che rimane ferma la facoltà di disporre limitazioni alla circolazione nei centri abitati ai sensi dell’articolo 7, del Decreto Legislativo 30 aprile 1992, n.285, recante il nuovo codice della strada.
Il tributo relativo all’imposta di soggiorno dovrà essere applicato secondo criteri di gradualità in proporzione al prezzo corrisposto alle strutture ricettive; la misura dell’imposta può essere determinata fino ad un massimo di 5 euro per notte di soggiorno.
La disciplina del tributo è affidata ad un regolamento …

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